Zetazeroalfa – Disperato amore – Recensione

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“Senza amore non c’è buona distruzione”
Gilles Deleuze

Credo che Zetazeroalfa abbia sempre ragione. Letteralmente. Credo che Zetazeroalfa sia qualcosa di più di un gruppo. Non è solo musica, non è neanche solo politica. È qualcosa di più. È un chilo del tuo cuore, un ettolitro del tuo sangue, un brandello della tua pelle. Zetazeroalfa ha le tue stesse cicatrici, è un pezzo della tua storia. È questo il suo segreto. Zetazeroalfa è stata la colonna sonora delle nostre vite, o forse – più plausibilmente – sono state le nostre vite a far da colonna sonora a Zetazeroalfa. Credo che Zetazeroalfa abbia sempre ragione. Perché non è solo musica. È la messa in forma di una vita, di un sentimento, di una storia. È il portare all’evidenza cristallina il senso recondito di una scelta, l’oscuro presentimento di una volontà. Credo che Zetazeroalfa abbia sempre ragione. Credo in Zetazeroalfa. Credo.

Disperato amore è un disco scritto in mare aperto e, come tale, lancia messaggi in bottiglia destinati ad essere trasportati dalle correnti e dal destino. Alcuni fili rossi vi si intersecano: il mare, la solitudine, l’amore. Il concept acquatico riecheggia anche nel (bellissimo) libretto, in cui le principali capitali d’Occidente vengono travolte dalla tempesta impetuosa fino ad essere sommerse dalle acque. Immagine post-schmittiana: non c’è più una Terra da opporre al Mare. Ormai tutto è flusso, non c’è più porto in cui mettersi al riparo. Navigare necesse est. Il mare è la sfida da vincere, la risposta al suo dominio è Arremba sempre. Fatti carico della tua epoca, assalta il futuro. Converti il veleno in farmaco. Fai del mare la tua forza. Diventa pirata. «E siam salpati da una legge forte stretta intorno al cuore / la condanna del tuo gregge, la potenza del bagliore». E così sia. Anche Accademia della sassaiola parla di ribelli. Parla di una rivolta che viene dal basso, dalla strada, da ciò che di più vero e più autentico esiste contro le gabbie di carta. Poco conta che la sassaiola sia vera o metaforica. È l’intifada che è dentro di te che conta.

La solitudine. Quella evocata dai due pezzi strumentali (Scirocco e Nemesi). Atmosfere glaciali, desertiche. Che riconducono l’uomo a se stesso. L’ultimo lavoro della band era tutto centrato sulla comunità, come era giusto che fosse per un ambiente che si stava trovando e ri-conoscendo. Qui, invece, riemerge il singolo. Non un singolo disincarnato, apolide, naufrago. Si tratta, piuttosto, dell’uomo che ha imparato a guardare in faccia se stesso e può quindi tornare a trovare il suo posto fra altri uomini che abbiano compiuto lo stesso percorso. È questa la libertà. È questa la responsabilità. È questo il senso di A modo mio. «E allora faccio a modo mio / tanto se sbaglio pago io». È una grandissima lezione. È, peraltro, l’essenza stessa dell’EstremoCentroAlto: fine dell’alienazione, ritornare a se stessi. Condurre la propria battaglia, non la battaglia altrui. Combattere fino all’ultimo. E Fino all’ultimo è proprio uno dei pezzi pregiati di Disperato amore, un inno all’Italia dal sapore vagamente pavoliniano, una sorta di “Guerra”, ma meno nibelungica, più ferma e lucida. Una consapevolezza scintillante: la battaglia continua «fino all’ultimo soldato».

L’amore. La passione bruciante per un’idea, per una terra, per un simbolo, per una comunità. Per una persona, anche. Il disperato amore non esclude ma comprende l’amore fra uomo e donna (ne parla una sorprendente, quasi vascorossiana Anche se è giovedì), a patto che l’uomo e la donna siano all’altezza del fuoco che disdegna ogni svilimento piccolo borghese, narcisistico e individualista. No, non c’è posto, qui, per l’amorucolo dell’ultimo uomo zarathustriano. È per questo che si parla di un amore “disperato”: perché implica sempre il mettersi in gioco. Implica uno stile. E di stile parla Rose rosse dalle camicie nere. Di stile di vita, una vita da donare «come getteresti un fiore». Vivere così, è amore. Amore verso se stessi. E un imperativo esistenziale: «Costruisci senza sosta, senza riprendere fiato / un castello nella roccia, una diga nel destino». La title-track, poi, ha l’amore già nel titolo. È l’amore per una scelta, una scelta che va fino in fondo e anche oltre. Amore è A-mor, ciò che vince sulla morte. Per questo il vero amore dura per sempre. Disperato amore parla di chi, nel «bianco e nero di una stagione», coltivò il suo amore per l’Italia in modo disperato e senza attenuazioni, perché «combattere è un destino». Quella scelta ci parla, quella scelta è la nostra. Il disperato amore è la capacità di non perdere il senso delle connessioni logiche e storiche, la forza che ci tiene avvinti all’idea, che ci fa essere un’unica cosa con coloro che sono passati e con coloro che passeranno. È per questo che noi non siamo né i vivi né i morti ma siamo oltre la vita e oltre la morte. Siamo quelli che vanno per mare.

E quelli che vanno per mare si fiutano e si riconoscono tra loro. Ed ecco che ne I guerrieri della scolopendra puoi scoprire la tua stessa lotta, forse la tua stessa patria spirituale. Parliamo dei Karen e della loro battaglia eroica contro la Birmania, contro la giungla, contro la droga, contro la Cina, contro l’Occidente e contro gli occidenti dell’anima. Il detto «la mia patria è laddove si combatte per la mia idea» non è sempre vero. A volte è solo una fuga da sé di chi non ha né patria né idea. Un viaggio mentale, un trip. Roba di alienazioni e auto-rassicurazioni. Accade altre volte, invece, una speciale alchimia. Accade che nelle reciproche lotte ci si riconosca, uguali e differenti al tempo stesso. Parlo di un’alchimia incarnata, fattiva, sperimentata nel fango della trincea. Che può essere diversa, pur nella stessa guerra. Ecco, i Karen combattono anche per noi. La stessa guerra, lo stesso nemico. E noi combattiamo per anche per loro.

C’è poi un’ulteriore forma di amore. È la saldezza di una fratellanza, un vincolo di destino. Andrà tutto bene parla di noi, del nostro cammino. Un percorso da riannodare e proseguire, nonostante tutto, nonostante tutti. Andrà tutto bene perché noi abbiamo deciso che deve andare così. E vaffanculo tutti, arriveremo fino in fondo. Questo brano – il migliore dell’album – invita al coraggio e alla tenacia, alla volontà che sposta le montagne. Ad un gioioso e sereno amor fati. «Andrà tutto bene», dice la voce che ti indica una strada la dove vedi solo ostacoli, il sole la dove dominano le nubi. È la voce di chi più vuole, più osa e più crede. Di chi più ha combattuto, amato, pagato, conquistato. La voce che parla Senza Voce. E sappiamo che finché la seguiremo non avremo nulla da temere.

Infine, Nietzsche: «Abbiamo lasciato la terra e ci siamo imbarcati sulla nave! Abbiamo tagliato i ponti alle nostre spalle – e non è tutto: abbiamo tagliato la terra dietro di noi. Ebbene, navicella! Guardati innanzi! Ai tuoi fianchi c’è l’oceano: è vero, non sempre muggisce, talvolta la sua distesa è come seta e oro e trasognamento della bontà. Ma verranno momenti in cui saprai che è infinito e che non c’è niente di più spaventevole dell’infinito. Oh, quel misero uccello che si è sentito libero e urta ora nella pareti di questa gabbia! Guai se ti coglie la nostalgia della terra, come se là ci fosse stata più libertà – e non esiste più “terra” alcuna!». Buon viaggio, Zetazeroalfa. Andrà tutto bene.

Adriano Scianca

Fonte: http://www.ideodromocasapound.org

3 Comments

  1. federico

    26 giugno 2010 a 14:38

    in tutta lar ecensione, peraltro scritta molto bene, non c’è un solo accenno alla musica ed allo stile di questo splendido album. A mio modo di vedere, o di ascoltare dovrei dire, Disperato Amore non è solo un libro di poesie o un trattato di filosofia, come dalla recensione si potrebbe erroneamente capire, ma un grande disco rock, composto, arrangiato e suonato molto bene, ben oltre gli standard a cui siamo abituati. Senza nulla togliere ai testi di sicuro significato, senza i graffi di quelle chitarre incastrate in armonie ben fatte, il risultato sarebbe stato sicuramente minore… è il motivo per cui si riempiono gli stadi con la musica invece che con pur interessantissime conferenze :)

  2. cantiribelli

    26 giugno 2010 a 16:52

    Ciao Federico.
    Il tuo pensiero non fa una piega: musicalmente parlando, a breve arriverà la nostra recensione (stiamo aspettando la nostra edizione limitata :D ) e cercheremo di soffermarci di più sull’aspetto musicale dell’album. Tuttavia dall’anteprima su RBN si è intuita da subito la qualità di questo disco e siamo sicuri che, se presentato da una qualsiasi rockstar nostrana, non farebbe fatica a riempire palasport e stadi.

  3. Lucrezia

    1 giugno 2011 a 12:05

    è semplicemente meraviglioso…Grazie agli ZetaZeroAlfa per aver dato voce al mio “disperato amore”

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