Tiocfaidh ár lá Bobby!

bobby sands“Mura bhfuil siad in inmhe an fonn saoirse a scriosadh, ní bheadh siad in inmhe tú féin a bhriseadh. Ní bhrisfidh siad mé mar tá an fonn saoirse, agus saoirse mhuintir na hEireann i mo chroí. Tiocfaidh lá éigin nuair a bheidh an fonn saoirse seo le taispeáint ag daoine go léir na hEireann ansin tchífidh muid éirí na gealaí”.

 “Se non riescono a distruggere il desiderio di libertà non possono stroncarti.
Non mi stroncheranno perché il desiderio di libertà e la libertà del popolo irlandese sono nel mio cuore. Verrà il giorno in cui tutto il popolo irlandese avrà desiderio di libertà.
Sarà allora che vedremo sorgere la luna”.

 

La data è il 17 marzo 1981. Il luogo la famigerata prigione di Long Kesh. La mano ormai malferma per gli stenti è quella di Bobby Sands, alla conclusione del suo breve quanto intenso diario. Bobby, il cui vero nome era Roibeard Gearóid Ó Seachnasaigh, sarebbe sopravvissuto ancora un mese e mezzo, perseverando nel suo sciopero della fame fino alle estreme conseguenze. Sembra quasi irreale leggere, al giorno d’oggi, di una simile vicenda. Chissà, magari oggi Bobby Sands sarebbe bollato come un pazzo squilibrato o, magari, come un terrorista che tenta disperatamente di attirare l’attenzione su di sé per fare pubblicità alla causa. Nel mondo di oggi valori come quelli in cui tantissime persone credevano negli anni ’70 ed ’80 sembrano davvero fuori posto. Eppure, soltanto 30 anni fa, c’era chi era pronto a morire pur di sostenere le proprie idee e di perseguire la propria battaglia. In effetti è fin troppo facile banalizzare gli eventi di quegli anni, sia in Italia che per l’appunto all’estero, stando seduti su una comoda poltrona davanti al nostro bel televisore HD: questo non vuol dire che tutti i protagonisti di quegli anni fossero dei santi, beninteso, vi sono state persone che in nome di presunte ideologie hanno massacrato decine di innocenti e non è certo loro che intendiamo far assurgere ad eroi romantici.

Ma Bobby Sands, così come tutti coloro che in seguito si lasciarono morire di inedia nei Blocchi H di Long Kesh, non era un assassino, un criminale o un terrorista; Bobby Sands era un idealista, un amante della sua patria, un uomo leale verso i suoi compagni d’arme prima e di prigionia poi. Certo, faceva parte dell’IRA, un’organizzazione più nota per le sue bombe nei pub che per altro…ma Bobby non si è mai macchiato di sangue innocente, al contrario di molti soldati e perfino politici inglesi fatti viceversa passare per strenui difensori della propria identità nazionale. La sola colpa di quel ragazzone, cresciuto forse troppo in fretta nelle strade di Belfast, era quella di desiderare la libertà per la sua gente dalla dominazione inglese, la libertà di sentirsi irlandesi a casa propria e non stranieri in una terra amata, eppure attraversata dai soldati di Sua Maestà. Parafrasando una frase dello stupendo film Nell’anno del Signore, di Luigi Magni, il suo crimine si chiamava libertà. Era un idealista, certo, e qualcuno anche allora avrà sicuramente detto che l’idealismo ha fatto più vittime che altro. Ma a noi piace pensare che vi sia ancora qualcuno in grado di difendere le sue idee contro ogni evento, contro ogni probabilità di successo. Sarà che viviamo in un mondo così drammaticamente materialista e gretto, ma nessuno cancellerà mai il fascino e l’ammirazione che io e molti altri proviamo nel ricordare le gesta di Bobby Sands, così come quelle di ogni altro martire della storia che sia stato disposto a morire pur di non vedere distrutta la propria identità. Ed è per questo che, in questo 31esimo anniversario della morte di Bobby, non possiamo far altro che ricordarlo, ancora una volta, augurandoci che verrà il giorno in cui la purezza degli ideali tornerà a trionfare su tutto.

 

Tiocfaidh ár lá

 

A cura di Andrea

1 Commento

  1. Valter Ciciarelli

    5 maggio 2012 a 12:44

    Amo l’Irlanda e ricordo ancor oggi, così come li piansi allora, Bobby Sands e tutti coloro che sacrificarono la vita per il più puro degli Ideali, la libertà della propria Terra.

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