Sotto Fascia Semplice – Intervista
Aprile 2000, a cura di Attila.
L’ultimo lavoro di Sotto Fascia Semplice, Perseo, mi e’ piaciuto molto, pur mancando (escludendo "Paura delle aquile") i riferimenti lirici epici che costituivano per me la forza maggiore del precedente Gambadilegno, abbiamo un disco molto efficace, piu’ lineare, con momenti quasi da rock tradizionale italiano, ben gestito con una forza evocativa sempre presente in anni di tua produzione sotto vari moniker.
E vero che in Perseo mancano i "riferimenti lirici epici". Me ne sono accorto alla fine. Nellultima fase del missaggio. Quando il disco prendeva forma perche doveva prenderla per forza. E devo dirti che la sensazione un po mi ha spaventato. Paura delle aquile e lunico pezzo da "noi collettivo". Cosi, se con Gambadilegno mi sentivo ai margini del branco, con Perseo mi sento al di fuori. Da solo. Ma e stata anche una sensazione di liberta, una personalizzazione di tutte le emozioni che hanno caratterizzato la mia vita fino a questo momento. Insomma ho voluto presentarmi da solo. In fondo e questo il senso di SFS. Se e vero che Presente e un po retorica, da inizio cd, i pezzi che seguono sono sempre affari miei. Io a Ventimiglia. In Perseo, io che fucilo tutti e mi autodistruggo la vita. Oppure io che mi sorbisco da solo in un bunkerino da spiaggia – con la mitragliatrice – lo sbarco in Normandia. Eccetera eccetera. Pero pur essendo da solo, sono certo di raccontare sensazioni, emozioni, frustrazioni con cui ognuno di noi ha dovuto fare i conti prima o poi, per davvero o per finta. E lo stesso. Con SFS, sono solo ma vengo dal branco. Nessuno puo levarmi questo marchio, o comunque la sua cicatrice.
Quale e’ la differenza maggiore tra i tuoi due dischi. E’ forse questa una naturale evoluzione di stile, oppure un completamento del lavoro precedente
E’ un passaggio. Una messa a fuoco. La rabbia del primo, nel secondo diventa pressione. Direzione. Ce una direzione, ma purtroppo la sento ancora vaga. Fumosa. Quanto mi piacerebbe fare un disco solido, un pezzo di acciaio. Lucido, diritto. Veramente lineare. Coerente. Sicuro. Invece mi sento sempre zoppicante, anche se meno del gambadilegno del primo cd. Quando nelle recensioni parlano di "varieta di stili", di "lavoro eclettico", loro lo intendono positivamente. Io invece mi incazzo. Quindi non so se Perseo e veramente un completamento. Diciamo che e la seconda puntata. Dopo un notevole sforzo di disciplina (che purtroppo forse ancora non si vede).
Ma come nasce e come si e’ evoluto il progetto SOTTO FASCIA SEMPLICE in tutti questi anni. Se non erro realizzasti delle cassette (1987, cassette non ufficiali. NDR) anni fa sotto lo stesso pseudonimo e anche se le sonorità erano abbastanza diverse gli intenti, sia verbali che musicali erano simili.
Sotto Fascia Semplice e stato forse il mio primo gruppo in italiano. Parliamo del 1985 o giu di li. Prima suonavo in un paio gruppetti punk, sempre in inglese. Ma la mia fissazione del basso elettrico ha fatto si che tutta un tratto ecco che invento questo gruppo fantasma solo bassi e batteria. Canzoni lunghissime, solo bassi, distorti e non. La vocina roca perennemente incazzata contro tutto e tutti. Temi semplici e banali: droga, rivoluzione, botte a destra e sinistra. Insomma roba da darsi le martellate per farla smettere…ma immagino che un paio di pezzi, poi ripresi da Intolleranza, valevano qualcosa.
Ma in origine SFS era un gruppo o sbaglio?
Si e no. Mai suonato dal vivo. Io e un batterista. Qualche amico urlante qui e li.
Come mai e’ diventato questo monumento al trio individuo?
Be visto che quel giardinetto era il mio giardinetto personale, potevo metterci un bel monumento a me stesso, nella migliore tradizione egocentrica e presuntuosa…. Ma in verità non e un monumento, e una cassetta di legno su cui posso alzarmi in piedi e gridare quello che mi pare…
Ci sarà possibilità che SFS torni un gruppo vero e proprio e che suoni dal vivo?
Magari! In fondo non e difficile, e non ti nascondo che conto di provarci. Dammi un altro annetto. Se riesco a finire il terzo cd, e se viene bene accettato, stai pur sicuro che voglio suonare dal vivo. Adoro suonare dal vivo. SFS sul palco sono cinque persone: cantante, chitarra-voce, seconda chitarra, basso, tastiera-sequencer, batteria. E decine di bandiere nere…
Mi dicono faville del terzo lavoro, che sarà radicalmente diverso a livello sonoro, addirittura mi dicono parti marziali e momenti da gruppi neofolk/industrial. Quanto cè di vero?
Senti, mi trovi in un momento difficile. Ho già più o meno registrato cinque pezzi del cd, ma adesso mi sono fermato. Forse perché ho cambiato casa, e rimontare lo studio e stato un vero bordello. Ma il fatto e che sto cercando qualcosa, e devo ancora capire cosè. Si, dei primi pezzi sono molto soddisfatto. Ma devo adesso fare qualcosa di più, per farli stare in piedi bene in un unico lavoro. Devi capire che finora ho registrato ogni cd come se fosse stato lultimo. Da Intolleranza in poi, ho sempre fatto cosi. Come se poi dovessi accartocciarmi e scomparire, lasciando solo una decina di pezzi per spiegare tutto. E finora quello che ho registrato non basta. E solo un aspetto, una faccia della medaglia. Quello che voglio e un disco che sia veramente viscerale. Voglio un distillato di atmosfere. Prima hai parlato di "forza evocativa". Be a mio avviso creare queste atmosfere e lunica cosa che io so fare con la musica. Melodicamente lo so che sono una sega. La voce…beh insomma sai che cosa mi dicono di solito. Ma invece le atmosfere sento che riesco a crearle. Mica sempre. Ma ce lavrò fatta in qualche pezzo sparso. In fondo anche in Perseo.
Perché Perseo? Cosa rappresenta l’oscura ma bella copertina? Cosa significa il bel testo?
Nel personaggio Perseo cè quel momento in cui si tronca, si spezza. La copertina come hai visto e una spada. Offerta da una divinità. Poi quando apri il cd ecco la scena madre: Perseo ha appena tagliato la testa alla medusa. E ancora terrorizzato e disgustato, le vipere che formano la chioma della gorgone gli mordono il polso. Ha vinto, ha usato la spada. Ha osato tagliare. Il senso della copertina e questo: ecco la tua spada. Adesso usala. Il simbolismo e ampio. E quindi ognuno di noi ci si può riconoscere. Personalmente la preparazione ha coinciso nella mia vita con un momento in cui mi sono completamente buttato nella scherma, con una disciplina ed una volontà che non sapevo di avere. Ma a mio avviso i risultati di questo impegno soprattutto fisico si vedranno molto di più nel terzo cd.
Qual’è la tua GORGONE?
La paura. La paura della solitudine. Del falso conflitto. La paura di essere sempre travisato, male interpretato. Questa paura in passato mi ha spinto ad assumere atteggiamenti da rompicoglioni anche quando non erano veri, sentiti e sinceri. E mi ha fatto accumulare nemici, rogne, e sensi di colpa, e incomprensioni, e quindi rabbia, e quindi altre rogne. Quindi poi si arriva – per forza, e controvoglia – al momento in cui e necessaria la catarsi, il taglio, il bagno di sangue. La fucilazione generale. La sofferenza purificatrice. Ed ecco Perseo. Ma dopo tutto questo sangue, l’importante e non ricascarci. Insomma la mia gorgone la voglio morta. Decapitata. Per sempre. Automito e’ una parola che echeggia molto speso in entrambi i CD, l’esperienza passata personale , non sempre decifrabile da chi non conosce in parte la tua storia, sicuramente può attrarre l’ascoltatore al "colorato" mondi di SFS, ma allo stessi tempo può lasciare grossi punti di domanda al più distratto. Come mai questa esposizione del tuo privato? Voglia di raccontare o soltanto espressione pura dell’essere anche quando non legati strettamente all’ideologia? Pensa che ho sentito che certe persone hanno preso sul serio il titolo "automito", pensando: "ma chi si crede di essere?". Peccato. L’automito per me va proprio nella direzione opposta. E il punto in cui mi domando chi diavolo sto impersonando. Quanto durerà la mia maschera? Non parlo delle maschere degli altri. Di quelle me ne frego. Ognuno faccia per se. Parlo della mia. Non sono più disposto a gridare slogan in cui magari non credo, solo perché cosi mi sembra di appartenere a un gruppo di duri. Credo di aver imparato che la forza che molti di noi hanno non e la durezza, e la sensibilita. Nel mio caso e quella sensibilità che mi fa venire la rabbia e il voltastomaco quando vedo combat film e mi fa scrivere Alla Prossima… o quando vedo le foto dei giovani lupi mannari impiccati a Berlino e mi fa scrivere Werwolf. La nostra forza non e nella durezza e nella spietatezza. La nostra forza e il contrario di tutto questo: e la coscienza di avere un cuore, una sensibilità, una passione. Un ideale, come si diceva in passato. Guardiamo le foto dei nostri "eroi" degli anni settanta, dei camerati uccisi. Non sono mica degli Shwarzenegger anabolizzati con facce truci e mascelle dacciaio. Sono giovani ragazzi, spesso magrolini, a volte con gli occhiali. Eccoli, sono nelle foto in bianco e nero, e quelle delle manifestazioni degli anni 50, 60, 70. Sono questi giovani ragazzi i nostri esempi, perché il coraggio e fatto di emozioni, non di durezza e di forza bruta. Io voglio concentrarmi su quelle emozioni. Sulle emozioni che sono alla base delle scelte coraggiose. Voglio sentirle, perché voglio raccontarle. Siccome per raccontarle devo viverle, per forza ecco che diventa uno sforzo personale. Ma mica sono io l’eroe: io sono costretto a raccontare me stesso perché sono il mio unico metro di paragone. Voglio lanciare un messaggio agli altri che sentono quello che sento, e per farlo devo espormi. Parlare di me. Solo cosi potrò dare a chi ascolta la prova della mia sincerità. E una questione di fiducia. Non potrei mai farlo se mi mantenessi sull’ideologia. L’ideologia e un fatto oggettivo. Non e lei ad unire le persone.
Pensi che le situazioni da "Taverna del cervo bianco" siano ancora cosi’ tante? Come uscirne?
Sinceramente no, non penso che siamo più in queste condizioni. Ma a mio avviso sta succedendo qualcosa di peggio. Spero di sbagliarmi, ma ho l’impressione che la frammentazione dell’area stia assumendo forme ultra aggressive, da guerra civile. Se e vero che – come in tutte i gruppi umani – quando si sente la pressione esterna si comincia a dare la caccia all’untore, al traditore o al disfattista, e anche vero che bisognerebbe anche cercare di non ripetere come automi gli errori del passato. Intendo il passato in senso generale: la Storia. A mio avviso occorrerebbe dare delle regole a questa guerra civile, anche se la guerra civile e uno schifo proprio perché non ha regole. Ma bisogna misurare il tipo di scontro che si può avere tra "camerati". Non e possibile infierire su gente di area, e mostrarsi invece sempre pronti al compromesso con tutto l’esterno. E un modo malato, psicopatico, di intendere la militanza politica. E facile colpire il camerata "nemico", perché lo si conosce, si sa "quanto conta", e chi lo protegge…il nemico esterno invece fa sempre più paura, perché in qualche misura e sconosciuto. Vorrei davvero che questa semplice realtà oggettiva bastasse ad impedire azioni spregiudicate all’interno di un’area già abbastanza minacciata dall’esterno.
Quali sono i tuoi rapporti attivi con PERIMETRO?
Sono molto fiero di essere uno dei soci fondatori del Perimetro. E mi ritengo fortunato, perché ancora adesso mi ci riconosco quasi perfettamente. La teoria del Perimetro, dell’avamposto perduto, dei legionari "isolati" che da anni non ricevono più notizie o istruzioni da Roma, e che si affidano quindi a pochi semplici principi-base che hanno imparato quando si sono arruolati, mi coinvolge molto. Eccoci qua nella torretta, sicuri dei nostri tre-quattro valori-chiave, ma felici di avere a che fare e di confrontarci con gli strani personaggi che popolano i grandi spazi oltre il muro. Guardiamo fuori, al di la. Oltre. E non per questo rinunciamo alla nostra identità. Anzi, la presentiamo a loro, al di fuori del perimetro, il meglio possibile. Che bisogno c’è di presentarcela tra di noi. Sono gli altri che devono conoscerci e capirci. Noi ci conosciamo già. Ho notato che il tuo approccio a certe tematiche ,anche alte, non sembra confondere l’antimodernismo (in senso filosofico e magari si’evoliano) con l’antitecnologico che infesta parecchio certe situazioni d’area estremamente conservatrici, spesso vicine anche ad atteggiamenti da "mito del buon selvaggio" di un certo tipo di pensiero progressista. Ho visto bene? Quale e’ la tua visione de l rapporto uomo/tecnologia? Altro che approccio, io sono completamente schierato a favore della tecnologia, dello stile moderno, dell’ avanguardia, del design, dell’elettronica, e chi più ne ha piu ne metta. A mio avviso, cosi come il rapporto stretto tra uomo, invenzione e tecnologia e alla base della civiltà, il rifiuto della tecnologia e della modernità e alla base della barbarie. Personalmente non penso nemmeno che valga la pena di discutere troppo su questo punto, ma naturalmente liberissimi tutti di pensare quello che gli pare.
Cosa e’ cambiato, cosa vedi e cosa cambieresti ancora dell’attuale situazione della musica d’area?
Secondo me non sarebbe male se alcuni dei "nostri" gruppi che suonano dal vivo, e penso soprattutto a realtà attuali con moltissimo potenziale di immagine e di slancio, come Zetazeroalfa ad esempio, cominciassero ad introdurre sul palco o in studio un deejay o comunque qualcuno che utilizzi campionatore e sequencer, e programmi la batteria elettronica, anche dal vivo. Il risultato e garantito: potenza pura. E come quando eravamo ragazzini e montavamo il settantacinque (o il novantuno?) sulla vespetta. Tutta un’altra cosa. Insomma che fanno in giro tutti questi deejay? Ormai sanno preparare una base di tecno da paura in cinque minuti sul computer? Basterebbe fare uno più uno, e da un momento all’altro avremmo un’intera scuderia di veri e propri gruppi d’assalto. Con una crescita esponenziale in termini di pubblico. Forse mi sbaglio, ma io ci scommetterei. Anzi a mio avviso sono proprio quelli come te che dovrebbero contribuire a spargere la voce. A porre il problema. A mettere insieme le teste. Che ne pensi? Non potrebbe crearsi cosi uno nostro stile nuovo, d’avanguardia? Altro che alternativo… ultranazionaltecnorivoluzionario!
AVANGUARDIA, gruppo di ricognizione/d’assalto, ma anche un gruppo di persone che osa arrivando dove nessuno è mai stato, non solo militarmente. Futurismo , e altre forme d’arte che sicuramente hanno influenzato l’arma più potente della storia, IL LINGUAGGIO, non come forma di comunicazione , ma come mezzo coercitivo e di cambiamento. Mi sembra che SFS che come PERIMETRO e come altri, anche al di fuori dell’AREA, si siano accorti di questo, mantenendo sostanza, ma adottando nuove forme anche di rottura in certi ambienti stantii da "piselli mosci e culi cadenti". Quali le strategie e le forme possibili per un effettivo potenziamento di questo mezzo? O meglio quali le regole per una NUOVA AVANGUARDIA?
Io su questo punto vorrei mantenermi nel campo estetico e musicale. Il resto sento che non mi riguarda perché poi lavanguardia applicata alla politica si sa come parte e non si sa mai come va a finire. Spesso male. Ma nelle arti e tutto un altro discorso. E larte si avvicina alleternità molto più della politica. Secondo me nella musica cè un mondo infinito di nuove possibilità, che sarebbe bene – da parte dei "nostri" gruppi – iniziare ad avvicinare. Come SFS, questo problema delle possibilità infinite e uno dei motivi che mi hanno spinto per ora a sospendere le registrazioni. Attualmente sto facendo largo uso del campionatore. E naturalmene del sequencer, che già in Perseo ho utilizzato parecchio. Ma sto solo sperimentando e imparando, ancora non mi sento pronto. Certe volte mi sembra che ci voglia la laurea in ingegneria per programmare questa roba. E’ anni che si parla di abbattimento degli schemi, guardarsi dentro anche confrontandosi, non solo fisicamente/conflittualmente, con l’esterno. Al; di la’ dell’impossibilita’ di "lotta" comune con altri fronti e / o situazioni, pensi possa esistere un tipo di DIALOGO con il nemico storico alla luce della trasformazione del comunismo in un’amalgama tanto confuso almeno quanto certe situazioni d’area? Secondo me il dialogo ci può essere SOLO con il nemico storico. Perché il dialogo tra di noi rischia di diventare masturbazione pura e semplice. Ma per dialogare occorre imporre una lingua comune che non sia ne la nostra ne la loro. Bisogna mettersi d’accordo sulle regole. Ci dev’essere uno spazio, un foro, un punto d’incontro. Se continuiamo (inutilmente) a cercare di utilizzare la loro lingua, o a tentare (inutilmente) di imporre la nostra, non arriveremo da nessuna parte. Credo che il foro della musica sia quello piu indicato. Guarda la pagina internet di www.rockit.it come ha pubblicato recensioni, presentazioni di dischi nostri. E un foro "neutro", ed e stato un grande successo della RTP riuscire a "dialogare", e ad essere presenti su quella pagina web. Bisogna continuare cosi con pazienza e perseveranza, senza rinunciare a nulla della nostra identità, senza compromessi, ma anche senza pretendere troppo da subito.
Si ringrazia
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