Home » Recensioni 8 marzo 2009

Skoll – Lune Feroci – Recensione

Dopo il primo lavoro "Cosmo o microcosmo" e dopo il cd pro-cacerolados "Evita", Skoll ritorna con un lavoro di pregiata fattura: "Lune feroci". Al suo fianco uno dei musicisti, nonché cantautore, più talentuosi della Musica Alternativa: Fabio Constantinescu.
L’album si apre con la canzone rock che dà il titolo all’intero album, centrata sui, come li chiamerebbe Franco Battiato, Strani Giorni che siamo costretti a vivere, tra finte libertà e sogni fatti a pezzi sotto la fioca luce di Lune Feroci.
Si cambia diametralmente tono con le soffici melodie di "Le fate di Praga" che, tramite il  racconto delle ragazze dell’Est,  ricorda il sacrificio di Ian Palach per la libertà del suo popolo.

 

Per la serie, "il futuro è solo il ricordo di uno stupendo passato", come terza traccia ritroviamo, dal primissimo lavoro di Skoll, la celeberrima "Cosmo o microcosmo" che narra di chi, in mezzo ai "deserti di queste città", è fatto in una "certa maniera", con quei principi estranei al "mondo finto" e omologato; stupendo poi l’assolo finale di chitarra  sapientemente interpretato dal grande Fabio Constantinescu.
Come quarto brano abbiamo l’innovativa "Vittime e carnefici", soprattutto per l’impostazione rap che la canzone assume per gran parte della sua durata; "La consolazione" invece è uno splendido rifacimento sonoro, mantenendo il linguaggio aulico e le atmosfere raffinate, di una poesia del vate Gabriele D’Annunzio per una misteriosa "lei" che molto ricorda la Ermione de "La pioggia nel pineto".
Le sfumature orientali e il rumore di un elicottero danno il via alla sesta traccia di Lune feroci, "Comandante Massud", famoso capo-militare afgano ucciso da un kamikaze.

 

Skoll ritorna, con il rock melodico de "Nel tuo respiro o in una stagione" , a parlare con una "lei" di "amore in azione per la mia nazione", mischiando temi socio-politici ad espressioni sensuali sulla donna desiderata.
La canzone numero otto invece è "Nostro esodo" nella quale l’artista milanese suonando l’armonica ripensa alle tragiche vicende del confine orientale dal 1943 in poi: migliaia di italiani fuggiti da "questa Italia che da qui è sparita" a causa delle persecuzioni(basti pensare alle tragicamente famose "foibe") messe in atto dal "compagno" Tito contro chi era colpevole solo di essere italiano. Esodo che è stato costellato da orribili episodi come quello accaduto alla stazione di Bologna, dove militanti della CGIL non hanno permesso l’approvvigionamento di acqua a migliaia di connazionali perché in fuga dal "paradiso socialista" del Maresciallo.
"Siamo capitani" ridà ritmo ed energia a tutto l’album con Skoll che ripercorre le battaglie quotidiane sostenute, spesso, nella periferia di una metropoli come Milano; "Palchi e cicatrici" invece raccoglie le emozioni, le sensazioni, l’esperienze di chi sale e scende da un palco, ma soprattutto di chi si distingue continuamente dall’irrazionalità e dalla sterilità della "folla", della "gente". Ad arricchire questo pezzo, il cantautore milanese cita anche Yukio Mishimatale richiamo assume quasi un valore profetico visto il successivo cd "Sole e acciaio" dedicato interamente allo scrittore giapponese.
"Wounded Knee"(canzone scaricabile dal sito www.skoll.it ) inizia con una splendida introduzione affidata all’estro di Fabio Constantinescu e continua con un rock leggero e da cori azzeccati che fanno da sottofondo alla tragedia degl’indiani d’America, letteralmente sterminati dalla furia de "l’uomo bianco".
"Lune Feroci" si chiude con la malinconica ballata "Marzo", flusso di ricordi dello stesso Skoll legati alla figura dell’indimenticabile Massimo Morsello, ulteriormente ricordato dallo stesso cantautore milanese nell’opera cartacea "Frammenti di cuore".

In definitiva quest’album risulta essere qualitativamente azzeccato ed ha sancito definitivamente la nascita di una nuova stella nel panorama della Musica Alternativa:  sul piano musicale, grazie anche all’opera di Fabio Constantinescu, "Lune feroci" raggiunge picchi elevati e spesso richiama alla mente proprio Massimo Morsello, squest’ultimo empre attento a qualsiasi sfumatura sonora; per quanto riguarda invece i testi, non si può chiedere di più ad un artista tanto giovane eppure tanto abile a districarsi tra temi difficili e ricercate rievocazioni storiche.
È un disco quindi per chi cerca quella musica d’autore caratterizzata dal giusto mix tra testi impegnati(e impegnativi!) e sonorità raffinate.

cantiribelli.com

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