Massimo Morsello – Intolleranza – Recensione

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Il nome di Massimo Morsello travalica la musica alternativa. Massimino, come lo chiamavano gli amici ed i suoi affezionati fan, spentosi il 10 marzo del 2001, è un simbolo: figlio inevitabile degli anni ’70, cresciuto nella spaventosa violenza degli Anni di Piombo, tanto da essere stato fra coloro che presero parte ai tragici scontri di Centocelle del 10 gennaio 1979, fu poi costretto alla latitanza a causa della sua presunta militanza nei NAR. Proprio in Inghilterra, molto lontano dalla patria, Massimo scelse di registrare alcune delle canzoni che aveva già proposto alcuni anni prima nei Campi Hobbit.

Ebbe così inizio la vera e propria avventura musicale di Massimino, oggi riconosciuto come il più importante cantautore della musica alternativa ed autore di alcuni dei brani più celebri del genere. Questa volta, in particolare, ci occupiamo di una sua musicassetta del 1990, intitolata Intolleranza, che contiene canzoni come Figli di una frontiera ed I miei amici, nonché una sorta di versione demo della celeberrima Canti assassini, che troverà la sua definitiva struttura nell’album Punto di non ritorno. La strada di Massimo, che nei suoi primi lavori era stato più prettamente “alternativo”, con un minimalista sottofondo musicale di chitarra, qui si fa più complessa, integrando anche tastiere ed offrendo dunque composizioni più stratificate. Ne è un esempio, per l’appunto, la traccia d’apertura Figli di una frontiera, un inno ad una generazione per certi versi perduta, in cui le tastiere rivestono un’importanza pari a quella della chitarra.

I miei amici, uno dei suoi brani più celebri, musicalmente è più classica come stile e, nel testo, mette in risalto le indubbie qualità artistiche di Massimo, lontano anni luce dalla maggior parte dei gruppi alternativi per profondità lirica. Versi come

 I miei amici hanno tutti occhi neri
ed un sorriso per ogni giorno che passa

qualche volta sono anche sinceri,
a volte la noia li ingrassa

I miei amici non hanno futuro,
ma ci stanno quasi sempre a pensare
e si segnano sopra un muro ogni giorno in meno da fare
E i miei amici non hanno paura,
di una storia cominciata per strada
e finita dentro una galera.

 vengono dritti dal sangue e dalla violenza di un periodo storico oggi quasi dimenticato e confinato in una dimensione favolistica, dove tuttavia centinaia, migliaia di ragazzi e ragazze rischiarono la vita per le proprie idee. Sulla stessa falsariga prosegue Dieci anni fa, a mio giudizio uno dei brani più belli di Massimo, del quale non posso nuovamente esimermi dal pubblicare i versi:

E nessuno che vi dica
che vi dica degli inganni
della gente che ci vende
e che ci compra da anni.

E nessuno che vi dica
e nessuno che vi guidi
e nessuno che vi abbaia
alle orecchie per rimettervi in piedi.

E dieci anni fa non era diverso
generazione senza un percorso
si chiedevano come,
si chiedevano dove
dove tutti quanti saremmo andati a finire.

Disillusione, delusione: abbiamo quasi l’impressione di sentirlo, Massimo, mentre ripensa con una stretta al cuore agli anni passati, ai sogni di libertà di un’intera generazione, infranti dalla vita e da poteri molto più grandi di tanti ventenni.

Intolleranza, title-track della musicassetta, rappresenta una sorta di invito a non lasciarsi travolgere dalla vita, ma a prenderla a calci, a sfruttare contro di essa la propria forza interiore e, appunto, la propria intolleranza verso certi eventi. Con Figlia della Luna Massimino, anni dopo soprannominato “Il De Gregori nero” per via del suo timbro di voce e dello stile molto simile a quello del cantautore romano, costruisce un brano sognante ed evocativo, certamente partorito nelle notti in esilio oltre la Manica, dedicato interamente a sua figlia.

Prima della conclusiva e già citata demo di Canti assassini, troviamo un malinconico brano, Orfanotrofio: un bambino privo dei genitori si rivolge alla classe benpensante ed agiata, rammentando quanto sia dura, per alcuni, la lotta quotidiana per la sopravvivenza.

Si chiude così questa bellissima musicassetta, un vero patrimonio per ogni appassionato di musica alternativa: lasciate che sia Massimo Morsello a narrarvi dell’atmosfera di certe epoche storiche e delle intense ed a tratti terribili sensazioni provate. Potete stare certi, difatti, che lui le ha vissute sulla sua pelle, una per una, fino alla fine.

A cura di Andrea

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