Loris Lombroni & Fabrizio Marzi – Zoo – Recensione

Negli anni ’70, agli albori della scena alternativa, non assistevamo certamente ai vari generi e sottogeneri musicali che oggi ne fanno parte, come punk, folk rock, ecc.; la musica alternativa, come del resto buona parte di quella allora diffusa nel nostro Paese, era di stampo cantautoriale ed i giovani artisti lottavano per uscire dall’anonimato in cui li aveva confinati l’imperante cultura di sinistra. Oggi, in particolare, ci occupiamo di due di loro, fra i padri fondatori della nostra musica: parliamo di Loris Lombroni e Fabrizio Marzi. Il primo fu fra i fondatori del Gruppo Padovano di Protesta Nazionale, che poi sarebbe divenuto la Compagnia dell’Anello, mentre il secondo, di origine piacentina, fu il primo artista di destra a pubblicare un LP e divenne celebre nell’ambiente per la sua partecipazione ai Campi Hobbit.

Come potrete immaginare, la loro produzione su musicassetta o LP è estremamente risicata, ma abbiamo una preziosissima musicassetta, intitolata Zoo, che raccoglie diverse incisioni di Loris, nonché le canzoni dell’omonimo LP di Fabrizio. Potevamo forse farci sfuggire un simile reperto? La domanda è volutamente retorica. Innanzitutto, in via preliminare, giova osservare le differenze vocali fra i due: mentre Loris Lombroni  ha un timbro delicato, Fabrizio Marzi è dotato di una voce decisamente più profonda, che assomiglia sorprendentemente a quella del grande cantautore genovese Fabrizio De André.

La prima traccia di Loris che abbiamo l’occasione di ascoltare è, se vogliamo, un omaggio alle sue stesse radici: si tratta difatti di una bella cover della celebre La ballata del Nero, della Compagnia dell’Anello. Il brano, di stampo squisitamente anni ’70 sia per musica che per tematiche, si scaglia contro l’ipocrisia di magistrati e politici. Ma il nostro non si accontenta, chiaramente, di coverizzare i suoi vecchi amici, anzi ci offre altre due canzoni incentrate sulla figura del Nero, componendo così una trilogia. La prima è La donna del Nero, dove una ragazza femminista, attiva nel sociale e che ama partecipare ai cortei scopre, con una certa costernazione, di aver avuto la sua prima volta con un “nemico”…Il Nero cerca la luce, infine, può essere considerata un vero e proprio inno per tutti i ragazzi di destra cresciuti quegli anni: il protagonista, difatti, è un ragazzo che cerca la luce, cerca di uscire dalla prigione in cui è confinato.

Chi cerca aria, luce e sole
non puoi fermarlo con le parole,
le vostre paure lui ve le lascia e se ne va.

Anche Questa vita, che ricorda molto la produzione della Compagnia dell’Anello, è dedicata ad un ragazzo che ha scelto di combattere la sua battaglia per un ideale e sul quale quindi si riversano le comprensibili paure dei genitori e della fidanzata. Il mondo, del resto, non si cambia dalle pagine di un giornale…ammesso che sia davvero possibile cambiarlo. In tal senso Trent’anni, alcune tracce dopo, può esser considerata la confessione di quello stesso ragazzo (sempre il Nero? O Loris stesso?) che guarda indietro al suo passato di combattente. Ricordo chiude idealmente questa storia, questa narrazione musicale della vita di un ragazzo di destra, narrando il ritorno a casa dopo tanto tempo e le storie di amici e familiari che aveva lasciato.

Veniamo ora, dopo questa analisi certamente non esaustiva dei brani di Loris Lombroni, alle tracce offerteci da Fabrizio Marzi: Zoocrazia è un brano dall’ironia pungente e sorprendente, che inizia con un immaginario annuncio al TG:

“Gentili telespettatori, buonasera
sensazionale notizia da Roma

dove un asino, di provata fede democratica,
si è levato in volo nello spazio aereo di Pazza Navona.

I partiti dell’arco costituzionale
si sono espressi in modo favorevole
portando avanti cioè la tesi che…”

Oltre ad essere un chiaro invito a non prendere per oro colato ciò che ci comunicano i mezzi di informazione, il brano usa diverse metafore di animali per descrivere la società del tempo, dimostrando una vena decisamente arguta da parte del nostro Fabrizio.

Bandiera, che vede anche un pianoforte, è dedicata al nostro Paese e, se vogliamo, ai valori di un tempo ora perduti. I falchi non sanno più volare, recita il nostro cantautore. Cerco lo Stato, una traccia vagamente alla Giorgio Gaber per tematiche e musica, inscena un curioso teatrino lirico e musicale, immaginando vari cittadini del Paese che, per un motivo o per l’altro, vengono frustrati nelle loro richieste e necessità dallo Stato Italiano. Topo rosso è chiaramente una canzone-invettiva contro i compagni e mostra anche qui una notevole dose di crudele ironia, dove l’ispirazione di Fabrizio De André si mostra non solo per ciò che concerne il timbro vocale.

Un uomo da perdere è una delle canzoni più celebri di Fabrizio ed è dedicata a Giancarlo Esposti, ucciso il 30 maggio 1974 a Pian del Rascino dai Carabinieri ed indicato come uno dei possibili esecutori della strage di Piazza della Loggia a Brescia; la canzone sostiene in modo macroscopico l’idea della strage di Stato e l’ipotesi del complotto, sia dietro la mattanza bresciana che dietro la morte del ragazzo di destra, fatto dunque passare per capro espiatorio ideale. A chiudere il disco, infine, troviamo l’anthemica Canzone per l’Europa, che ricorda molto le tematiche di Ragazzo dell’Europa degli Hobbit e di un po’ tutte le canzoni simili: ci parla dell’Europa resa schiava dal bipolarismo ed asservita agli USA, dei suoi valori calpestati, ma che un giorno torneranno.

Ma se un giorno  lontano,
lontano o vicino,
cercherai qualche cosa che vale,
oltre il muro di gomma,
di potenti viltà
c’è il gran maestro della Verità.

Non temere ragazzo
per quel volto severo,
non sorride coi denti di Jimmy,
ha le rughe e millenni
ma una gran dignità,
è il coraggio della civiltà.

Quando un giorno lontano,
lontano o vicino,
il tuo sangue ti saprà parlare,
questo cielo d’Europa
ti rivelerà
il colore della Libertà.

 

Come noterete, ho scelto di non descrivervi tutte le canzoni di questa musicassetta: ho preso questa decisione non solo per evitare di trasformare questo articolo in un eccessivo ed estenuante track-by-track, ma anche per lasciarvi il gusto di scoprire i brani di questi nostri due cantautori. Provate a tuffarvi nella loro musica, forse un po’ vecchia come anni, ma così meravigliosamente attuale.

A cura di Andrea

2 Comments

  1. Fabrizio

    26 aprile 2012 a 16:20

    Grazie Andrea, hai descritto le canzoni come meglio non avrei potuto fare io stesso. Una citazione doverosa va anche a Walter Jeder, senza il quale queste canzoni non sarebbero mai nate. Forse il miglior pregio di questi pezzi, come sottolineavi tu stesso, è che sono drammaticamente ancora attuali e questo la dice lunga sul fatto che, dopo 35 anni da quando sono state realizzate, le cose sono rimaste tutte ancora da cambiare o da inventare. Vorrei lasciare ai più giovani però un messaggio di speranza così come descritto nel testo de “Il 68″ che recita: “ragazzi non mollate proprio adesso, che c’è tutta una vita da inventare, ragazzi non mollate proprio adesso, ragazzi non lasciatevi incastrare…”.
    Un abbraccio.
    Fabrizio Marzi

  2. lorisl

    26 aprile 2012 a 22:31

    cari anici la ballata del nero non e’ una cover ma la prima delle mie canzoni.
    canzone militante 4 accordi e via.
    la frase esatta infatti e’ “democrazia e’ quando che comandate voi (sic)” frase detta da un attivista al questore a seguito dell’ennesima manifestazione negata.
    la ballata del nero e’ la prima della triologia come del resto dice andrea.
    ogni tanto vorrei fare la conclusione ma…ormai la chitarra e’ appesa al chiodo.
    per quanto riguarda democrazia e liberta’ abbiamo fatto un corso di educazione civica sulla nostra pelle che ci ha insegnato quanto sono importanti.
    grazie per la vostra passione archelogica
    ciao e a presto
    loris

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