Home » Interviste 3 marzo 2009

Leo Valeriano – Agenda Nazionalpopolare

Una foto di Leo ValerianoDopo aver frequentato l’Accademia delle Belle Arti, studia musica con il M° Gangi. Successivamente emigra in Germania, dove si guadagna da vivere come grafico pubblicitario. Il dramma del muro lo colpì personalmente, quando venne uccisa una persona a lui particolarmente cara. Tornato in Italia, arriva al nascente cabaret "Il Bagaglino", di Roma dove debutta con le sue canzoni insieme a Oreste Lionello, Pino Caruso, Gabriella Ferri, Tony Cucchiara, Tony Santagata. Alla fine di quell’anno, decide di tornare a Berlino per cantare sul muro di Berlino, a Chek Point Charlie, la sua canzone Berlin. Poi, a causa della divisione degli autori del Bagaglino, passa al Giardino dei Supplizi con Cirri e Lionello. Nacque la ballata Budapest, ripresa da una lettera autentica trovata sotto le macerie di quella sfortunata città.
Luciano Cirri gli affida le Edizioni Giardino dei Supplizi, con l’incarico di stampare i dischi contenenti le canzoni degli spettacoli. Registra otto dischi a 45 giri e due dischi a 33 giri (gli conferirono la medaglia d’argento per la resistenza al comunismo da Nemzetor, il gruppo degli ungheresi dissidenti, ndr). Spesso torna a Berlino per cantare a "Frei Rundfunk Berlin", la radio che dall’Ovest trasmetteva all’Est. Primavera del 1969: beffa al Teatro Olimpico, dove si esibiva la cantante comunista Gisela May. Davanti a circa tremila comunisti, salito sul palco, canta Berlin.
In Italia partecipa a innumerevoli manifestazioni pubbliche in favore della Destra Nazionale, subendo diversi attentati e minacce da parte di estremisti estrema sinistra. Dopo quel periodo segue l’esperienza del cabaret l’Oratorio, con testi di Dino Verde e con Antonella Steni, Enrico Simonetti e Raf Luca. Aumentò così il suo impegno, che lo vide portare la sua presenza in ogni realtà della destra italiana. Quindi venne scelto da Marcello Marchesi per la rivista televisiva Ti piace la mia faccia?, che venne però clamorosamente bollata dai dirigenti Rai. Viene poi chiamato a Napoli a dirigere un nuovo cabaret: "La porta infame". Ne cura la regia, partecipando come attore e confezionando le musiche. Comincia a scrivere regolarmente sul Secolo d’Italia. Torna quindi a Roma per entrare nella équipe de La Campanella. Nel frattempo, la passione è diventata definitivamente professione, e partecipa a 43 film.
L’anno seguente, con il buon auspicio di Marcello Marchesi, con i testi di Michele Guardì e Mario Di Pisa inaugura, con Emi Eco, il nuovo locale "L’ldeota". Dopo alcune felici stagioni torna a lavorare a Napoli, al Ridotto del Politeama. Quindi è la volta di una minicommedia musicale con Isabella Biagini: C’era un’omino piccino piccino, sempre di carattere socio politico, che porta in giro per tutto il Paese, dalla Bussola di Viareggio al teatro Cilea di Napoli. Dopo parecchie esperienze teatrali, si affaccia prima come attore e poi anche come regista ed autore, nell’ambiente della Rai. Per la radio di Stato firma con il suo nome anagrafico e per molti anni, diverse riviste radiofoniche. Ritorna a pubblicare sul Secolo e allarga la sua attività di pubblicista anche diverse altre riviste come la satirica La Peste. Riprende il suo impegno di cantautore che esercita gratuitamente negli ambienti di Alleanza Nazionale. Pubblica una Mc in occasione del Congresso di Fiuggi (Noi Uomim) e poi un libro contenente la sua storia e quella del cabaret di Destra fino alla scomparsa di Luciano Cirri, al quale accompagna due Mc contenenti 22 canzoni dell’epoca: C’era una volta il cabaret ovvero Un disco da leggere.

tratto dall’Agenda Nazionalpopolare 1998 © Carlo Marconi Editore

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