Home » Recensioni 16 febbraio 2012

Intolleranza – Tutti all’Inferno – Recensione

tuttiallinferno

Intolleranza: un nome, una leggenda in ambito alternativo. Per chi ancora non li dovesse conoscere (ma credo siano decisamente pochi), parliamo forse della più importante band alternativa in ambito punk o, quantomeno, di quella che più ha influenzato i gruppi punk destrosi negli ultimi 15 anni. L’anima del gruppo, Katanga, oggi nei Sottofasciasemplice, è salito recentemente agli onori della cronaca quando l’Unità ha svelato la sua identità con grande sdegno di benpensanti e moralisti che non tollerano l’hobby di cantare brani appartenenti a questa parte politica…ma gli aficionados di questa musica lo conoscevano già molti anni fa, quando, giovanissimo, era stato il cantante e bassista della band Scogliere di Marmo.

Ma è proprio con gli Intolleranza, formatisi nel 1987 a Roma, che Katanga fa definitivamente breccia nel cuore di tutti coloro che apprezzano la musica alternativa, anche quella più dura. Accompagnato dal chitarrista Stolz e dal batterista Testone, poi membro degli arcinoti 270bis, il nostro si fa notare per la sua voce graffiante e per i testi decisamente privi di compromessi. Il gruppo incide due nastri nel corso degli anni successivi, ottenendo un ottimo successo e conquistandosi una base di fan devoti, ma il lavoro più importante è certamente l’album Tutti all’Inferno, risalente al 1995. Qui la band è certamente al suo massimo ed inanella una serie di brani imprescindibili per chi ami sferzanti riff di chitarra e batterie vigorose.

Andiamo difatti dalla ruvida Bastiglia, che vede il celebre attacco alla prigione parigina dal punto di vista dei soldati posti a sua difesa, alla assai polemica Pagato per mentire, un attacco in piena regola ai giornalisti che seguono direttive imposte dall’alto e che guardano con disprezzo alla destra radicale, ma anche a fenomeni come gli ultras. Il tema del tifo viene ripreso in Tifo servaggio, una vera e propria ode all’idea della “Curva” ed un’esaltazione anche delle vita da tifoso durante tutto l’anno. Grande avvenimento, invece, è rivolto allo Stato o, per meglio dire, alle sue banche ad alle organizzazioni multinazionali, il cui solo obiettivo è fare sempre più soldi alle spalle della povera gente. Rockettaro, estremamente interessante dal punto di vista musicale con il suo riff congiunto di chitarra e basso, è una critica rivolta ai musicisti che, lungi dall’essere davvero alternativi, seguono in realtà la massa e sono i primi disposti a tutto pur di arraffare soldi.
Arriva poi il momento del brano più celebre dell’album e del gruppo, che è altresì uno dei brani più conosciuti dell’intera musica alternativa, sia punk che non: parliamo naturalmente di Come il vento, un inno alla rivoluzione ed alla lotta contro uno Stato consumista che ha plagiato le menti della gioventù, creando un gregge di schiavi perfetti per essere dominati.

 

Il cancro consumista
le menti ha devastato

giovani senz’ossa il
solo risultato

giovani perduti quanti
anni buttati

signori del sistema
non ci avete piegati!

 

Steppa è più ragionata musicalmente parlando, ma la voce di Katanga è sempre la stessa, rauca e graffiante. In tutta onestà non è certo il brano migliore dell’album, ma i nostri amici romani si riscattano subito con un trittico di brani di assoluto livello: parliamo difatti della sferzante Werwolf, , della particolarissima Impero (dal ritmo vagamente celtico) e dell’emblematica Yankee, durissimo attacco ai “Liberatori” a stelle e strisce. A chiudere l’album abbiamo infine due tracce diametralmente opposte: Intolleranza, difatti, è un brano assai duro musicalmente parlando, ma che anche liricamente lancia nuovi strali a chi è pagato per mentire, ai moralisti, ai delatori, ai politici corrotti. Nessuno ci potrà fermare, invece, è un brano molto delicato, quasi atmosferico: una delicata chitarra acustica accompagna difatti la voce lenta e misurata di Katanga, che ci lascia congedare dal disco con versi come:

 

È ancora in piedi chi
non si è arreso, ognuno ha il proprio cammino
Guardare avanti ed affrontare il nemico è ciò che dobbiamo fare
Di fianco alla morte combattere sempre e il fuoco continua a bruciare
Il tuono che squarcia la notte invoca la furia del vento.

 

Come ho già detto all’inizio, è assai improbabile che non conosciate questa band e questo disco. Ma, nell’ipotetico caso in cui gli Intolleranza non siano mai giunte alle vostre orecchie affamate di sonorità alternative, fate presto a rimediare: Tutti all’Inferno è una gemma di punk alternativo, sia musicalmente che liricamente parlando e non può mancare nella collezione di ogni appassionato che si rispetti.

 

A cura di Andrea

3 Commenti »

  • E.C. ha scritto:

    Heilà,
    premetto che questo disco è notevole, effettivamente.

    Volevo sollevare una questione su “rocchettaro”: a me è sempre sembrato (e mi sembra anche riascoltandola ora) che il ritornello dicesse “rocckettaro anticomunista”, che interpretavo come una critica meravigliosa alle velleità di moltissimi gruppi rac. Effettivamente mi sono accorto adesso che il testo parla di un più vago “anticonformista”, vabbè.

    Però sono sicuro di un’altra cosa: “Tifo servaggio” è una caricatura, un attacco al mondo dei leggendari violenti degli stadi, altro che celebrazione…

  • cantiribelli ha scritto:

    Ciao EC,
    il nostro collaboratore Andrea ha visto in “Tifo selvaggio” una celebrazione della vita degli ultras, ma bene hai fatto a dirci il tuo punto di vista. Quale è la verità? bisognerebbe chiederla agli autori :)

  • Il Cameragno ha scritto:

    Non mi frega un cazzo della A.S. Roma o della S.S. Lazio
    Io non vengo per vedere, non le compro le bandiere
    C’ho la sciarpa colorata, non lo so chi me l’ha data
    Ce l’ho stretta intorno al collo, chi la tocca è un uomo morto!

    Non le faccio le scritte come tutti quei coglioni
    Niente tessere fasulle, niente organizzazioni
    Tutti quelli che ogni volta ce se fanno beve
    Io me squajo appena puzza, ciao e chi me vede?

    E chi te becca e chi te pensa
    Dateme retta, sana prudenza
    Vieni de qua, nun fa er gancio
    Unisciti a noi der tifo servaggio!

    ho preso i 3 pezzi piu emblematici.
    Questa NON è una canzone che esalta le tifoserie di calcio.
    Non credo proprio che gli ultras si considerino dei picchiatori che vanno in giro in cerca di un pretesto per picchiarsi, e, anche se lo fanno, di certo non è una cosa di cui qualcuno potrebbe andare fiero.
    Inoltre, stiamo parlando di un gruppo di alto livello culturale (e le produzioni successive della mente del gruppo, Katanga, lo possono dimostrare), che di sicuro non si sporcherebbe mai le mani con l’ambiente ultras dove dominano i fasciobar.

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