Home » Recensioni 9 giugno 2010

Hobbit – L’Impero contrattacca – Recensione

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Qualche anno fa, i giornalisti sportivi più lungimiranti definirono il campionato italiano di calcio come “il più bello del mondo”.
Probabilmente non è così ma è universalmente riconosciuto come uno dei più difficili.

Un po’ come la nostra scena musicale “non conforme”, mai ai primi posti per quantità di uscite, ma seconda a nessuna in termini di qualità. In un simile contesto, giusto per continuare nella metafora calcistica, gli Hobbit sono i classici centrocampisti dai piedi buoni, generosi, sanguigni, pronti a difendere con tenacia i valori tradizionali, come pure a lanciare punte intransigenti che vanno a sfondare anche là dove non si potrebbe. Da un gruppo che vanta queste caratteristiche ci si aspetta una grande uscita, che arriva puntuale perchè “L’Impero contrattacca” è di fatto un grande lavoro, suonato con i controcoglioni; solo chi si destreggia con la chiave di violino come con un boccale di birra, può permettersi di passare dall’Oi nazionalpopolare del pezzo d’apertura (che è anche il titolo del supporto) alle suggestive atmosfere di “Nera pasionaria”, canzone introdotta da una struggente suite di tastiera che diventa tessuto connettivo nei refrain del brano e che si ripropone in “III Millennio”, parolemaledette aperte da una slide zuccherosa e chiuse da un guitar solo di pregevole fattura. Gli Hobbit ci danno dentro alla grande e sorprendono in ogni brano, saltellando beffardi tra generi diversi, strizzando l’occhio ora ai Ramones (“Rock Nazionalista”), ora a Peggior Amico e ADL (“Trecento”), talmente in gamba da concedersi un pezzaccio southern come “Mare di guai”, roba da fare invidia ai vecchi Molly Hatchet.

Nulla è affidato al caso nella stesura dei brani,mai scontati o banali; chitarre e tastiera sempre sugli scudi, perchè sostenute da una sezione ritmica puntuale e precisa. Ne beneficia il lavoro nel suo insieme, che risulta godibile e trascinante fino a “Tu che ne sai”, brano di chiusura, con la voce di Emanuele velata da una nota di amarezza (mai di pessimismo!), concluso da uno splendido assolo prima della sfumata finale. Completano l’opera un missaggio professionale e molto equilibrato ed un grosso lavoro in fase di post-produzione e credo di non sbagliarmi se affermo che il tutto sia costato dei bei soldini.

Spero vivamente che quando gli Hobbit gireranno l’Italia per presentare questa loro fatica, siano messi sempre nelle condizioni di farlo al meglio, potendo usufruire di services ed amplificazioni degne di tale nome; è il modo migliore per gratificarli del lavoro svolto.

a cura di Massimo (Tuono Records)

Si ringrazia RTP-NonConforme

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