Foibe. Sin dal 1978 il ricordo affidato alla Musica Alternativa

foibe 10 febbraio

Per tanti (troppi) anni, l’esistenza delle Foibe è stata considerata alla stregua di un mito, una storiella per terrorizzare i bambini. Non è difficile verificare che ancora al giorno d’oggi, ad ormai 70 anni di distanza dagli avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale, sono pochissimi i libri di storia che riportano la notizia del massacro di centinaia, migliaia di nostri connazionali ad opera dei partigiani di Josip Broz, meglio noto come Tito.

Qualcuno ancora in qualche modo giustifica il compimento di tali atrocità parlando di clima di guerra, citando il trattamento riservato in precedenza dagli italiani alle popolazioni slovene e croate, facendo notare che si era in guerra. Ma queste, come già detto, possono essere considerazioni. Non possono e mai potranno essere giustificazioni. Niente e nessuno potrà mai giustificare ciò che è stato fatto, solo per citare una delle vittime, a Norma Cossetto. Norma non era un soldato, non si era macchiata di alcun crimine. Aveva l’unico, terribile peccato di essere una 23enne italiana, figlia di un dirigente locale del Partito Fascista. Fu seviziata e stuprata da 17 uomini per poi essere legata col fil di ferro e gettata, ancora viva, in un pozzo carsico. Nessuno, allo stesso modo, potrà mai dimenticare e giustificare ciò che fu fatto a don Angelo Tarticchio, un semplice sacerdote. Lui non era nemmeno figlio di gerarchi del regime, non era parente di soldati. Era un italiano, e fu la sua condanna ad una morte orrenda, dopo sevizie inimmaginabili e mutilazioni.

E l’aspetto peggiore, come evidenziato all’inizio, è il fatto che molte di queste vittime, per anni, siano state considerate vittime di Serie B. Per lungo tempo l’Italia, la loro patria, principale ragione della loro triste sorte, si è in qualche modo rifiutata di onorarli, o anche solo di rispettarne il ricordo. Il generale Tito è stato quasi sempre considerato un liberatore, un eroe non solo per il suo popolo, ma anche per un’ampia fetta di nostri connazionali. Tito, un assassino di italiani e, quel che è peggio, di italiani totalmente innocenti, di ragazze, donne, bambini che nulla avevano fatto alle popolazioni slovene e croate.

Il riconoscimento istituzionale del dramma delle Foibe è avvenuto soltanto nel 2004, cioè ben 60 anni dopo il verificarsi di tali eventi. In sessant’anni, gli infoibati sono stati dimenticati, così come del resto tutti i nostri connazionali che scelsero di lasciare le terre in cui erano nati per evitare di subire la medesima sorte. Anche loro, del resto, furono vittime della ferocia titina, nonché del disprezzo dei partigiani italiani. Ebbero la “fortuna” di non morire, ma dovettero lasciare le proprie case e tutti i propri beni, senza poterli mai più recuperare. 250.000 persone, 250.000 italiani che furono accolti a sputi ed insulti ovunque si recassero all’interno della loro patria. Sì, anche loro sono stati dimenticati per 60 anni dall’Italia, dallo Stato, da quelli che Giampaolo Pansa definirebbe i “Gendarmi della Memoria”.

Fino all’emanazione della legge 92 del 30 marzo 2004, il ricordo del massacro delle Foibe e dell’esodo istriano è stato affidato alle note della musica alternativa, a sua volta chiaramente disprezzata ed osteggiata. I primi a tramandare il ricordo dell’eccidio e della vergogna sono stati, come per molti altri aspetti della nostra musica, i ragazzi della Compagnia dell’Anello, con “La Foiba di San Giuliano”, risalente addirittura al 1978.

Tito, Tito, maresciallo assassino
Quanti fratelli hai infoibato? Quanti innocenti hai assassinato?
I tuoi gendarmi hanno massacrato
Chi italiano era nato, chi italiano era nato!
E dopo tanti anni chi più  ti ricorda? Le tue ossa nude spolpate da una melma sorda
Fratello, non temere, noi siamo qui, siamo qui a lottare e non per dimenticare
I volti di donne massacrate, il filo spinato e la mitragliatrice.

Sarebbero stati sempre loro, anni dopo, con “Di là dall’acqua”, a ribadire il rispetto per la memoria degli esuli istriani, ricordando che in Dalmazia anche le pietre parlano italiano. Altri, chiaramente, hanno seguito l’esempio dei ragazzi di Padova, tributando omaggio alla memoria dei nostri connazionali. Ci hanno pensato i Fronte 82 con “Foibe”, chiedendosi con rabbia

Volti disperati che cercano di capire,
Ma oramai è troppo tardi, devono morire
Legati come cani e spinti in quella buca
Quante giovani vite perse per nulla?

E successivamente i Gesta Bellica con una canzone omonima, dove hanno ribadito la sola colpa degli infoibati, vale a dire la loro cittadinanza italiana. Nient’altro interessava ai macellai dell’Armata Popolare di Liberazione della Jugoslavia. Anche Fabio Constantinescu e Skoll lo hanno chiesto in memoria degli esuli, il primo facendoci rivivere il loro dolore con versi come

E ricordati anche di me
legato col ferro insieme ai miei cari
uno sparo al primo e poi gettati giù nelle foibe a morire
non sai, no tu non lo sai l’immenso orrore
vedere tuo madre, tuo figlio, piangere e urlare
e non sapere che fare.

Il secondo, invece, ne ha sottolineato la dignità nella sua bellissima “Nostro esodo”:

I miei occhi sonno quelli di mio padre, gli occhi di mio figlio sonno quelli di suo padre
Quanto vale un sogno perso nell’intorno, quanto pesa un viaggio senza più un ritorno?
Ma sono le persone che mi hanno già lasciato, i miei biglietti buoni per il mio passato
Ci hanno tolto tutto, ci hanno ormai già divorato, ma la nostra dignità non ha mai vacillato!

Nel 2013 anche i Delenda Carthago hanno deciso di ricordare il dramma dei tanti martiri delle Foibe con il brano “Urla nel silenzio”.  Ma, forse, il brano più  celebre di musica alternativa che sia mai stato dedicato alla tragedia istriana è “Terra Rossa”, degli Ultima Frontiera

 

Questa terra ho nelle vene, questa terra mi appartiene
Terra rossa per la storia, nel mio sangue ho la memoria
Terra e sangue sempre uniti, non possono essere divisi
Terra mia santificata con il sangue terra sacra
Questa è la mia religione, unità della nazione
Religione insanguinata, religione della patria
Terra pazzamente amata, terra mai dimenticata
Ogni vero italiano è anche dalmata e giuliano!

La frase su cui è bene ragionare è proprio l’ultima. Ogni vero italiano è anche dalmata e giuliano. Lo so e lo sappiamo tutti: è difficile pensare che tutti potremo mai ricordare che ogni figlio di questa terra dovrebbe sentire sulla propria pelle il dramma vissuto dai nostri connazionali 70 anni fa. Ma, almeno oggi, in questa giornata, è anche possibile che la maggior parte delle persone faccia il suo tentativo. Noi tutti, qui, intendiamo onorare e rispettare la memoria dei nostri fratelli.

Fratelli dalmati.

Fratelli istriani.

Fratelli Italiani.

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