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Fabrizio Marzi – Agenda Nazionalpopolare

Fabrizio MarziParlare di un’esperienza politica che ha segnato tutta la tua vita, non è certo facile, specie in poche righe di stampa. I ricordi sembrano lontani, alcuni sfumati, altri nitidi e precisi tra momenti amari, esaltanti, unici e forse irripetibili. Erano gli anni di piombo che portarono il nostro Paese sull’orlo di una guerra civile  ben orchestrata da un potere di regime stava avviandosi verso la dissoluzione. A distanza di vent’anni da quegli avvenimenti credo che in noi cantautori della destra militante resti la consapevolezza,  vera o presunta, d’avere contribuito a costruire qualcosa di importante per il nostro mondo politico.
Tuttavia, ora che è venuto il momento di partecipare da  protagonisti alla ricostruzione e valorizzazione del nostro patrimonio umano e politico, in alcuni di noi che hanno dato impulso alla cosiddetta "musica alternativa", forse manca l’entusiasmo di quegli anni, la voglia di lottare e  mettersi in discussione sempre e a qualunque costo. Resta però ancora la voglia di raccontare a questa nuova  generazione molti degli ideali che ci spinsero a vivere certe scelte. Non a caso è uscita recentemente una mia raccolta di vecchie e nuove canzoni racchiuse in un compact disk.
La mia esperienza politica di cantautore è nata per iniziativa ed in collaborazione con Walter Jeder, già autore di diversi testi teatrali e musicali fin dagli anni ’60 col Bagaglino. Con Walter e solo con lui potevano nascere queste canzoni nelle quali molti si sono poi riconosciuti.
Più che canzoni vere e proprie si tratta di emozioni che ancora fanno riflettere e discutere su quello che fu il nostro cammino politico e su quello che poteva essere, ed in parte è stato, il nostro destino individuale.
La mia storia di cantautore è nata nel ’77 ed è scaturita dall’esigenza di poter fare politica in un modo diverso, senza cioè una militanza fatta solo di attacchinaggi e riunioni in Federazione, armato solamente di un bagaglio politico non certo solido ma comunque sufficiente a credere in determinati valori della Destra, avendo la convinzione che la politica era anche fatta di un differente e forse più efficace modo di comunicare.
Sono nate così tra il settembre ’77 ed il febbraio ’78 le canzoni alternative di Zoo, considerato da molti come il primo vero Lp della destra militante e, nell’anno successivo, il 45 giri Giovinezza, nel quale si avvertiva un’evoluzione musicale diversa negli arrangiamenti, pur con la stessa caratteristica impostazione vocale e testuale della prima esperienza discografica.
In quegli anni cominciarono anche i concerti, eseguiti in discoteche, teatri e piazze di tutta Italia, in un clima spesso surriscaldato tra contestazioni, scioperi, pestaggi ed attentati.
Ricordo il tour del novembre 1978, quando, con Gianfranco Fini, allora Segretario nazionale del Fronte della Gioventù, girammo mezza Sardegna assaliti da "compagni" particolarmente "incazzati".
Gli spettacoli di Trieste, Napoli, Palermo e Milano furono tappe importanti di un’esperienza che solo ora, a distanza di vent’anni, riesco ad inquadrare nella sua vera essenza.
I primi due "mitici" Campi Hobbit a Montesarchio ed a Fonte Romana, mi videro tra i protagonisti musicali. Insieme ai gruppi storici come Gli amici del Vento, gli ZPM, La compagnia dell’Anello, gli Janus e tanti altri cantanti soli­sti come Michele di Fiò, Massimino, Junio, Renato Scocco, eccetera; girammo poi l’Italia ed alcuni anche l’estero, tra festival, recital e spettacoli vari.
In quegli anni si parlò anche della possibilità di organizzare concerti con altre affermate realtà musicali "probabilmente" vicine alle nostre posizioni politiche. Si fecero i nomi di Battisti, Battiato e Caputo, ma senza che ne scaturisse mai nulla di concreto. Erano tempi ancora troppo pericolosi e probabilmente rimasero solo voci che non avevano nessun fondamento reale.
A questo riguardo, parlando della musica di destra, oggi sono in molti a pensare che sarebbe possibile fare il "grande salto" e far conoscere al pubblico "che conta" la nostra produzione musicale. Credo che questa convinzione non abbia riscontro per diversi motivi: il primo è che probabilmente oggi, così come ieri, nessuno di noi vorrebbe fare davvero questo salto; il secondo è che ora più di ieri non abbiamo il peso politico per essere assistiti dal nostro stesso movimento, figuriamoci dagli altri! Il terzo motivo è che secondo me questo tipo di musica deve restare un fatto a sé stante e rimanere quindi vincolata al nostro ambiente.
L’unica cosa che vorrei si realizzasse ora è quella di poter raccogliere, conservare e diffondere a chi lo desidera il nostro patrimonio culturale-musicale che, da una sommaria stima, ammonterebbe attualmente a circa 46 gruppi e 23 solisti censiti, per un totale di ben 800 canzoni composte. Niente male, per un movimento alternativo che ha vissuto momenti di grande difficoltà e di reperimento di risorse.
Se un giorno tutto questo patrimonio verrà rivalutato, diffuso ed analizzato in tutta la sua portata, potremo dire di non aver cantato invano.

testo di FABRIZIO MARZI
tratto dall’Agenda Nazionalpopolare 1998 © Carlo Marconi Editore

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