Dieci anni di AN musicalmente scorretti
La Musica Alternativa, ovvero quel vasto patrimonio di brani musicali creati da autori riconducibili all’ambiente militante di destra, è un fenomeno di cultura sommersa che copre un arco di tempo lungo più di tre decenni.
Sono stati anni in cui si sono scritte canzoni, si sono organizzati concerti, si sono realizzate produzioni di livello sempre più elevato: dalle prime musicassette registrate con mezzi di fortuna, si è infatti giunti, ai giorni nostri, a CD e video di elevata qualità, frutto di un patrimonio di esperienze tecniche e musicali che testimoniano un progresso notevole, sia per quanto riguarda lo stile e il linguaggio musicale, sia sul piano della capacità tecnica.
Ciò che invece è rimasto immutato è l’omogeneità dei contenuti delle canzoni: i testi infatti, pur passando attraverso ispirazioni, impostazioni, esperienze e linguaggi musicali diversi, risultano estremamente conformi dal punto di vista del messaggio che intendono trasmettere, in quanto sono tutti legati dal filo rosso che è alla base dell’humus culturale, politico ma soprattutto umano dell’ambiente di riferimento.
Un ambiente che ha in molti casi scelto la musica come mezzo per comunicare al resto del mondo le proprie idee, la propria visione della vita, i propri sogni: scrivere canzoni, oggi come ieri, è quindi da considerarsi come un modo diverso e “alternativo” di fare politica, probabilmente molto più efficace degli strumenti di propaganda utilizzati tradizionalmente.
E questo anche se la Musica Alternativa è rimasta quasi sempre al di fuori dei circuiti commerciali tradizionali: essa infatti è stata conosciuta prevalentemente attraverso lo strumento tipico delle culture underground, il passaparola. In pieno secolo di comunicazione globale, il macroscopico fenomeno di espressione “antagonista” in esame si è diffuso quasi esclusivamente mediante circuiti interni, anche se estesi su tutto il territorio nazionale. Si acquistano i dischi ai concerti, alle manifestazioni o nei pochissimi punti vendita di materiale “alternativo”; li si ascolta nelle sezioni di partito e li si trasmette di città in città organizzando spedizioni in giro per l’Italia: li si diffonde quindi autonomamente, senza quasi avvicinarsi al sistema di commercializzazione della musica “normale”.
Insomma, anche se sono cambiati i tempi, i contesti socio – politici e le situazioni storiche in cui ci si trova ad agire, l’esperienza musicale della destra è rimasta legata alla capacità e all’iniziativa dei singoli: alcuni gruppi hanno un loro sito internet; sono state tentate esperienze di web – radio per diffondere nella rete le canzoni più rappresentative; sono nate etichette discografiche e case di produzione concentrate sul tipo di brani in esame; si sta cercando, grazie all’attività dell’Associazione Culturale Lorien, di raccogliere e catalogare tutto il materiale esistente sulla Musica Alternativa.
Tutte situazioni e fasi di sviluppo molto utili ed importanti, ma che comunque sono riuscite fino ad ora solo in minima parte a far uscire dal sommerso un patrimonio che fa parte integrante della nostra storia e della nostra identità.
In questi ultimi anni lo scenario politico ha visto mutare radicalmente il ruolo e la posizione della destra: con la nascita di Alleanza Nazionale e con la sua crescita, si sono infatti aperti degli spazi e delle prospettive fino a poco tempo prima forse impensabili.
Nonostante questo però, probabilmente per un problema di scelta di priorità, l’ascesa del nostro partito non ha coinvolto gli aspetti culturali e musicali dell’impegno politico: si è preferito infatti lasciare spazio prevalentemente a progetti e realizzazioni conformi ad uno strettissimo realismo politico, che troppo spesso rischiano di trascurare, a nostro modo di vedere colpevolmente, tutto quello che non è legato all’immagine e al consenso elettorale.
Ci auguriamo quindi, sperando che questo non resti solo un sogno utopistico, che in futuro il nostro partito allarghi i suoi orizzonti e comprenda l’importanza di valorizzare un ambito di attività dalle enormi potenzialità come quello musicale, anche perché, come disse Ian Stuart, “una canzone può più di mille volantini”.
Cristina Di Giorgi*
*L’articolo è tratto da destrasociale.org .












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