Compagnia dell’Anello – Agenda Nazionalpopolare
È sempre difficile raccontare una storia che coinvolge se stessi e parte della propria vita. C’è il rischio di cadere nell’autocelebrazione. Niente di più sbagliato. E da evitare.
Ma dopo 24 anni ti rendi conto che la storia che devi raccontare non appartiene più solo alla tua vita, ma a quella di intere generazioni che, da anni, seguono la "musica alternativa".
E allora la penna scorre più facilmente sul foglio.
Tutto ha inizio nell’Italia del post ’68. Il regime dell’arco costituzionale vuoi chiudere nel ghetto l’opposizione missina: le poltrone del potere hanno tremato per ben due volte: nel 1971 e nel 1972, a causa dei successi del partito di Almirante. I governi dell’epoca scelgono così di giocare la carta della criminalizzazione della Destra, supportati dall’azione violenta dei gruppi della sinistra parlamentare e extra-parlamentare, i quali scatenarono nel Paese la "caccia al fascista ". I primi ad esserne colpiti sono ovviamente i giovani del Movimento, da sempre generosamente in prima linea.
È in questo clima pesante e di tensione che, in particolare nel Centro-Nord, i ragazzi di Fdg e del Fuan tentano di resistere sul piano attivistico allo spadroneggiare della Sinistra – che chiede a gran voce lo scioglimento del Msi – difendendo in primis il proprio diritto di esistere.
Momento aggregante per chi militava a destra in quegli anni era il canto.
Si cantava nelle sedi assediate, nei pochi cortei strappati all’autorizzazione della Polizia e in quelli spontanei, durante i volantinaggi e prima nei confronti "sportivi" con gli avversari. Forse inconsapevolmente ma, di fatto, ripetendo il rito antico dei militi di ogni tempo che nel canto trovavano il momento di unificazione nella vittoria come nelle avversità.
Ai ventenni di allora però i canti del Fascismo e della Rsi, pur amati e conosciuti, non bastavano più. Anche le belle canzoni di Leo Valeriano, le ultime a chiudere gli anni ’60, appartenevano ad un decennio ormai tramontato.
Bisognava cantare il presente vissuto giorno per giorno e onorare il passato con parole più comprensibili ai contemporanei: fu così che nel 1974 cinque giovani del Fdg e del Fuan patavini: Loris Lombroni, Fabio Ragno, Gigi Toso, Roberto Meconcelli e chi scrive, fondarono il Gpdpn (Gruppo padovano di protesta nazionale). Le prime esibizioni del gruppo iniziarono nell’autunno ’74 nei polverosi locali del Fdg di Padova che tanto ricordavano la sede del gruppo Tnt di Alan Ford per lo sfarzoso arredamento e il sinistro scricchiolio dei solai di legno. Tra ciclostili e bandiere si provavano Padova 17 giugno ’74 (scritta in memoria di Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci), La ballata del nero, Storia di una SS, Hei Jo, Corri Fratello e Jan Palach e La Foiba di San Giuliano.
Nel 1976 si scatena a Padova la repressione contro la Destra, con decine di perquisizioni e di arresti fra la comunità studentesca. È un periodo dal quale qualcuno del Gpdpn esce con le ossa un po’ ammaccate dalle galere democratiche. Ma la voglia di cantare e di sbeffeggiare il regime rimaneva la stessa anzi diventava più forte.
Cantavamo la nostra rabbia nel vivere quotidianamente l’ingiustizia dell’emarginazione, ma anche eravamo catturati dal desiderio irrefrenabile di gettare in faccia ai potere tutta l’ironia beffarda dei nostri vent’anni, infischiandosene allegramente delle conseguenze.
Ecco allora Sunglasses policemen blues e A Piero, canzoni nelle quali l’impegno politico è ribadito, condito con forti iniezioni di umorismo goliardico e urlato a pieni polmoni.
Nel frattempo due componenti del gruppo (Meconcelli e Lombroni) lasciano il testimone a Paolo Favero e Junio Guariento, che portano nel Gpdpn due voci molto belle e canzoni che ben presto sarebbero entrate nel cuore della nostra gente. Il 6 dicembre 1976, a Roma, in un concerto al Teatro delle Muse, organizzato da Eowyn – una rivista femminile d’area – si esibisce la nuova formazione: si fa un po’ di tutto, dalle canzoni alla poesia, dai monologhi al cabaret.
Ben presto il "corso della vita" fa sì che del gruppo originario rimanga assieme a me soltanto Junio. Alcuni "mollano" per motivi di studio o di lavoro; altri, come Paolo Favero, per confluire in nuovi gruppi Zpm nel caso di Favero – che alla fine degli anni ’70 iniziano a formarsi un po’ ovunque nell’area, diremmo oggi "non conformista".
"E venne" Campo Hobbit 1°.
Noi due, "reduci del Gpdpn" ci presentammo come Compagnia dell’Anello. A me pareva quasi di profanare Tolkien usando quel nome, ma Junio e Stefania, sua futura sposa, insistettero. Avevano ragione.
L’obiettivo era chiaro: cominciare da due per arrivare, come gli eroi di Tolkien, a… forse… nove… "Intanto si parte, poi gli altri li troveremo per strada".
E così awenne.
Stefania iniziò a collaborare nei testi (La rivolta degli atenei, Alain Escoffier e Dedicato all’Europa) e Junio, nel ’78, si presentò da solo a Campo Hobbit 2° (io ero in Iran per lavoro) riscuotendo un ottimo successo.
L’anno successivo ricominciarono i concerti della Compagnia nella versione originaria con l’affiancamento di Fabio, un giovane militante pisano, che ci accompagnava alle tastiere.
Sonorità ed effetti erano esigenze che cominciavano a farsi sentire.
C’era tanta voglia di elevare la qualità dell’esecuzione. Inoltre, con il mutare delle condizioni politiche esterne cambiarono anche i testi delle canzoni, pur restando invariata la visione della vita che volevamo trasmettere.
Erano gli anni di Fiaba e della Canzone del Lago.
Nella primavera del 1980, in un concerto a Rimini, entra nel gruppo Adolfo Morganti, nel ruolo di percussionista e viene presentata una nuova canzone, Terra di Thule, insieme a Nascita e al Costume del cervo bianco scritte con Junio, Stefania e Madina Fabretto.
Si arriva così al Campo Hobbit 3°, decisamente il più riuscito dei tre.
La cornice naturale ed ambientale è stupenda, l’incontro di tante singole esperienze è maturazione di un ambiente che desidera crescere e confrontarsi con "l’altro da sé". La Compagnia "chiude" l’ultima serata.
Sotto un immenso planetario di stelle si levano le note de Il domani appartiene a noi: cantato a squarciagola da migliaia di ragazzi, si impone come inno della giovane Destra.
Siamo compatti e galvanizzati e sforniamo, sull’onda dell’entusiasmo, altre canzoni negli anni successivi come Pensando a un amico e Sulla strada. Nel giugno 1982, il "demiurgo" di Campo Hobbit 3°, Umberto Croppi, organizza un concerto a Roma, al Teatro Trianon. Suoniamo insieme al gruppo francese di Jack Marchal (proprio lui, il creatore dei topastri della Voce della fogna). Umberto ha la felice idea di farci incontrare due giorni prima con due giovani ma validissimi musicisti di Palestrina, i fratelli Massimo e Marinella di Nunzio; con loro e con Gino Pincini di Milano, entrato da appena una settimana nella Compagnia, prepariamo in 48 ore gli arrangiamenti per i brani storici del gruppo. Il concerto è un trionfo. L’atmosfera è elettrizzante e ciò che sembrava impossibile ancora una volta si realizza: provenendo da regioni diverse e distanti fra loro, un po’ come le razze componenti la Compagnia tolkieniana, tutti ci mettiamo all’opera e in breve tempo prende forma l’idea di entrare in sala di registrazione per incidere il primo Lp Terra di Thule.
Nel frattempo entrano nel gruppo Maurizio Sebastianelli e Marco Priori, rispettivamente al clavicembalo e alla batteria e, purtroppo, interrompono il loro cammino con la Compagnia Junio e Stefania. Dopo quasi sei mesi di lavoro esce finalmente il 33 giri. Sentivamo di aver realizzato qualcosa che avrebbe potuto essere ascoltato anche fuori dal "ghetto" e che avrebbe trasmesso sempre e comunque la stessa visione della vita.
Anche la Tv di Stato se ne accorge e ci dedica incredibilmente un servizio di presentazione nel corso della trasmissione Primissima. La cosa più bella fu che per illustrare le nostre canzoni scelsero dei disegni di Hugo Pratt… quando si dice che nulla accade per caso… anche perché allora le idee del padre di Corto Maltese erano assolutamente ignote ai più.
Dall’83 all’89 la Compagnia è presente a tutti gli appuntamenti musicali più importanti organizzati dall’area non conformista; ricordo tra gli altri il concerto a Trieste, in onore di Almerigo Grilz, la Festa della Contea a Roma e quella nazionale del Fdg ad Assisi.
Nel 1990 il viaggio, iniziato visitando L’isola di Thule riprende In rotta di Bisanzio: questo il titolo del secondo album della Compagnia. Con l’apporto fattivo di tanti amici musicisti cerchiamo, ancora una volta, di migliorare la qualità di ogni singolo brano; oltre alla canzone che dà il titolo all’album, vengono composti brani come La nave, Giornate di settembre, Anni di porfido, Gahel e introdotti strumenti come la cornamusa scozzese e la campana rituale tibetana, quest’ultima usata nel brano strumentale Lhasa.
Da allora ai giorni nostri la Compagnia riceverà numerosi apporti di cantanti e musicisti di ottimo livello; ricorderò fra tutti la. splendida voce di Paola Fontana Morante e i virtuosismi al violino di Alessandro Chiarelli.
Il nostro viaggio affronterà fra breve la terza tappa verso le terre Di là dall’acqua (come dicevano gli hobbit della Contea).
Quanto prima partiremo, meglio sarà. E chissà che il Fato non ci faccia incontrare, sulla strada, nuovi o vecchi compagni di viaggio, come è sempre accaduto nella storia della Compagnia dell’Anello.
testo di MARIO BORTOLUZZI
tratto dall’Agenda Nazionalpopolare 1998 © Carlo Marconi Editore












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