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	<title>Cantiribelli - Il portale della Musica Alternativa Italiana &#187; Ultime notizie</title>
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	<description>Concerti, mp3, interviste, biografie, recensioni sulla Musica Alternativa di destra</description>
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		<title>Quando si diventava cantautori per caso</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 14:10:44 +0000</pubDate>
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«Se oggi avessi quindici anni probabilmente scriverei musiche rap contro Berlusconi, perché questa sarebbe ora come ora una cosa rivoluzionaria&#8230;». A dirlo è Andreina Tomada, nella Roma degli anni Settanta ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='kouguu_fb_like_button'><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.cantiribelli.com/quando-si-diventava-cantautori-per-caso&#038;layout=standard&#038;show_faces=true&#038;width=450&#038;height=65&#038;action=like&#038;colorscheme=light&#038;" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px;"></iframe></div>
<div class="img-post"><img class="aligncenter size-full wp-image-1687" title="nostrocantolibero" src="http://www.cantiribelli.com/wp-content/uploads/2010/07/nostrocantolibero.jpg" alt="nostrocantolibero" width="317" height="480" /></div>
<p>«Se oggi avessi quindici anni probabilmente scriverei musiche rap contro Berlusconi, perché questa sarebbe ora come ora una cosa rivoluzionaria&#8230;». A dirlo è Andreina Tomada, nella Roma degli anni Settanta una ragazzina anticonformista: «Al liceo Righi fui adescata &#8211; racconta &#8211; da un gruppo di foruncolosi pieni di capelli e di barbe con la formula &#8220;o vieni al nostro collettivo o vai a quello fascista&#8221;. E io andai a quello fascista, solo perché odiavo, e odio tuttora, le imposizioni. Lì trovai ad accogliermi l&#8217;attuale sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che non era sindaco ma solo un ragazzino minuto di quattordici anni come me e uno sparuto gruppo di ragazzi&#8230;». La testimonianza è riportata in I<em>l nostro canto libero. Il neofascismo e la musica alternativa</em> (Castelvecchi, pp. 294, € 32,00), un bel libro in cui Cristina Di Giorgi e Ippolito Edmondo Ferrario, ripercorrono tutta la stagione della canzone d&#8217;autore e delle band musicali che nacquero a destra nel contesto del movimentismo giovanile degli anni Settanta&#8230;<br />
E il racconto di Andreina riesce a spiegare tutto meglio di tante teorizzazioni: «Io ero affascinata dalla cultura, in ogni sua espressione: letteratura, musica, teatro, cinema. E cominciai allora a frequentare gruppi di ricerca teatrale e cineclub. Cantavo musiche inglesi del Cinquecento e frequentavo anche un gruppo di preti beat. E uno di essi mi insegnò a suonare la chitarra. Ero divisa tra le cose interessanti che nascevano a sinistra e gli amici che avevo e che come me si collocavano politicamente a destra». La musica dell&#8217;epoca, condivisa da tutti i giovani, era soprattutto quella dei cantautori: Guccini, De Gregori, De André, Venditti, Battisti&#8230; «Per esprimere quello che sentivo e anche per emularli &#8211; prosegue Andreina nel suo racconto &#8211; ho iniziato a scrivere anche canzoni mie. La prima esibizione in pubblico fu al Teatro Quirinale e me la fece fare Teodoro Buontempo&#8230; Salii sul palco e fu un grande successo&#8230;». Poco dopo ci fu il primo Campo Hobbit, raduno movimentista e creativo dei giovani di destra, e la Tomada ci va: la foto che la immortala mentre si esibisce sul palco è rimasta nell&#8217;immaginario e ogni tanto appare anche sulle pagine del Secolo. «Finito il liceo &#8211; scrivono la De Giorgi e Ferrario &#8211; Andreina è andata a vivere e studiare all&#8217;estero, e ha poi iniziato a lavorare come indossatrice e a viaggiare. La sua uscita di scena, come dice lei stessa, è avvenuta per caso, come per caso le era capitato di entrare a far parte di quel mondo musicale alternativo&#8230;». Una storia, la sua, che potrebbe accompagnarsi &#8211; anche se ne <em>Il nostro canto libero</em> non se ne parla &#8211; a quella di Sergio Caputo, il cantautore che si autodefinì con quelle parole: «Io con questa faccia e il mio passato da dimenticare». Caputo infatti nel &#8216;73 era ideatore, grafico e vignettista del periodico <em>Alternativa</em>, ispirato sia nella testata che nei caratteri ad Alternative di Jack Marchal. E furono numerose le tracce e i segni che Sergio, come Andreina, ha seminato in un certo mondo: il poster con Ezra Pound e la frase &#8220;Se un uomo non intende correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono niente o non vale nulla lui&#8221;, manifesti, adesivi, fumetti, il suo circolo <em>Il Covo</em> a Corso Francia, e ovviamente la musica. Tanto che il suo primo singolo, <em>Libertà dove sei</em>, nasceva anche da quei fermenti e da quelle passioni&#8230;<br />
Cristina De Giorgi e Ippolito Edmondo Ferrario hanno avuto il merito oggettivo di essersi andati a ricercare buona parte dei musicisti e dei cantautori che esordirono in quel periodo nell&#8217;ambito del movimentismo di destra. Fenomeno che spiega Giovanni Tarantino &#8211; in <em>Da Giovane Europa ai Campi Hobbit</em> (in uscita per la fine dell&#8217;anno presso Controcorrente) &#8211; «va però raccontato e spiegato oltre la convenzionale collocazione storiografica all&#8217;interno della sola galassia neofascista o postfascista. E semmai, invece, come espressione specifica e particolare di una particolare stagione condivisa rappresentante dai due snodi epocali del &#8216;68 e nel &#8216;77». Lo ha spiegato bene nel suo saggio Boom anche il sociologo Fausto Colombo, unificando le varie esperienze del movimentismo giovanile del secondo Novecento all&#8217;interno della comune percezione di una unità generazionale di fondo. E utilizzando come esempio paradigmatico l&#8217;adozione trasversale del Signore degli Anelli come testo unificante. Commentava Colombo: «Si intuiscono la frattura con i politici della destra tradizionale, la voglia di stare insieme, il riconoscersi in una nuova cultura comune. Fra le due anime che spaccavano i giovani italiani c&#8217;erano correnti comuni…». Ricorda, ad esempio, Loris Lombroni, oggi stimato medico che si occupa di ragazzi handicappati ma nei Settanta autore di alcuni tra i più celebri motivi cantati dai ragazzi di destra come <em>La ballata del nero</em>: «Non eravamo in fondo così diversi dai nostri coetanei che stavano dall&#8217;altra parte della barricata». E Mario Bortoluzzi, voce e leader della Compagnia dell&#8217;Anello, è sincero: «I primi rudimenti di chitarra li appresi in collegio da tale Rontani, militante di Stella Rossa di Livorno. E la prima canzone che riuscii a strimpellare fu La locomotiva di Francesco Guccini, un autore che mi ha decisamente influenzato nelle scelte stilistiche successive». E sul successo della sua band aggiunge: «Anni fa scoprimmo che la Compagnia era ascoltata da tempo da uno dei siti più in voga del progressive italiano, Movimenti-prog. E fummo anche contattati da uno dei giornalisti del sito, apertamente di sinistra, che ci dedicò tre lusinghiere recensioni che non tacevano affatto la nostra posizione politica&#8230;». Analogamente, quando Emanuele D&#8217;Angelo, animatore e chitarra del gruppo degli Acroama, deve tirare fuori le sue ascendenze musicali, emerge che il suo gruppo preferito è il Banco del Mutuo Soccorso, segue la PFM, i Perigeo, la Nuova Compagnia di Canto Popolare di Eugenio Bennato.</p>
<p>Un caso a parte è quello di Michele Logiurato, in arte Michele Di Fiò: le sue erano canzoni non necessariamente militanti ma che, pur richiamandosi ad una &#8220;visione del mondo&#8221;, parlavano d&#8217;amore, di ambiente (come Ciao Seveso) e di situazioni esistenziali. Così il cantautore pesarese, che dagli anni &#8216;90 è un imprenditore, vive in campagna, è vegetariano e animalista, allora sfornava canzoni come <em>Anna</em>, la storia di una studentessa che rimaneva incinta «… a 18 anni compiuti da poco» non dissimile dalla Sara di Antonello Venditti. E adesso a Ferrario e alla Di Giorgi dice: «Di una cosa sono veramente contento. Tutti i miei collaboratori di allora, i responsabili territoriali della mia rete di collegamento tra radio libere e anche rivista, La Mosca Bianca, sono diventati pezzi da novanta in politica: ricordo per tutti con affetto Umberto Croppi, Fabio Granata e Roberto Tundo&#8230;». Fabrizio Marzi, infine, oggi veterinario e collaboratore del nostro Secolo, ci tiene a dirlo: «Una delle mie canzoni, <em>Lontana</em>, piacque molto a Gianni Prudente, un professionista che lavorava con De André, mi disse che aveva le carte in regola per uscire dal circuito alternativo. Mi invitò in una sala di incisione, ma io non ci andai». Anche qui, il caso&#8230; Fatto sta che il passaggio alla professionismo musicale ci fu solo con la Compagnia dell&#8217;Anello e con Di Fiò.</p>
<p>Tutto infatti iniziò per il contesto specifico d&#8217;allora. «Ai ventenni degli anni Settanta &#8211; ha spiegato Bortoluzzi &#8211; i canti del fascismo e della Rsi non potevano bastare più. E anche le belle canzoni di Leo Valeriano, le ultime a chiudere gli anni Sessanta, appartenevano a un decennio e a un clima ormai tramontato. Bisognava cantare il presente e aprirsi al futuro». E il primo lancio arrivò nel 1977 col primo Campo Hobbit che aprì la strada a tanti nomi e tanti gruppi: gli Amici del Vento, la Clessidra, gli Janus, Renato Colella, Roberto Scocco, Nereo Zeper, Massimino Morsello e gli altri&#8230; Ferrario e la Di Giorgi fanno parlare anche Walter Jeder, Fabio Torriero, Marcello de Angelis, Fabio Costantinescu, Giulio Lorani e altri, compresi i co-protagonisti.</p>
<p>Quell&#8217;esperienza è «un fiume carsico &#8211; spiega Ferrario &#8211; anche perché gli autori di quegli anni non hanno mai raggiunto i circuiti commerciali». Aggiunge la Di Giorgi: «Quelle canzoni sono ancora oggi un elemento che accomuna le diverse anime di una destra politica e culturale plurale, articolata e complessa&#8230;». Anche per questo <em>Il nostro canto libero</em> è un libro utile. La politica è anche questo.</p>
<p>Articolo di Luciano Lanna<br />
Dal Secolo d&#8217;Italia di giovedì 29 luglio 2010</p>
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		<title>La nostra playlist per le vacanze</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 10:52:23 +0000</pubDate>
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Fine luglio. Per molti le vacanze sono appena iniziate, per altri invece terminate da qualche giorno. Sulla spiaggia si sa, c&#8217;è bisogno di relax, calma, tranquillità e&#8230; musica alternativa!
Ecco quindi ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='kouguu_fb_like_button'><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.cantiribelli.com/la-nostra-playlist-per-le-vacanze&#038;layout=standard&#038;show_faces=true&#038;width=450&#038;height=65&#038;action=like&#038;colorscheme=light&#038;" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px;"></iframe></div>
<div class="img-post"><img class="aligncenter size-large wp-image-1674" title="zetazeroalfa-ipod" src="http://www.cantiribelli.com/wp-content/uploads/2010/07/zetazeroalfa-ipod-e1280314318234-500x361.jpg" alt="zetazeroalfa-ipod" width="500" height="361" /></div>
<p>Fine luglio. Per molti le vacanze sono appena iniziate, per altri invece terminate da qualche giorno. Sulla spiaggia si sa, c&#8217;è bisogno di relax, calma, tranquillità e&#8230; musica alternativa!</p>
<p>Ecco quindi i nostri 10 brani da portare sotto l&#8217;ombrellone!</p>
<ol>
<li>Hobbit &#8211; Rock Nazionalista</li>
<li>Zetazeroalfa &#8211; Disperato amore</li>
<li>Innato Senso di allergia &#8211; Pariolino ska</li>
<li>Skoll &#8211; Sole e acciaio</li>
<li>Marconi &#8211; Muro di scudi</li>
<li>Antica Tradizione &#8211; Campo Hobbit</li>
<li>270 bis &#8211; Cara amica</li>
<li>Compagnia dell&#8217;Anello &#8211; Addio a Perasto</li>
<li>Indole &#8211; Ho preso una decisione</li>
<li>Delenda Carthago &#8211; Se questo è un uomo</li>
</ol>
<p>E tu? Quali canzoni porterai sotto l&#8217;ombrellone? Lasciaci un tuo commento!</p>
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		<title>&#8220;Fascisti sul sito della Provincia&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 07:49:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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ESTREMISMO: Andolfo(Servizio Giovani): &#60;&#60;Su facebook si può anche essere stati taggati&#62;&#62;
La denuncia di Margheri. Tenti: abbiamo già cancellato tutto

Il braccio destro di Tommasini &#60;&#60; se non si conosce il nome ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='kouguu_fb_like_button'><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.cantiribelli.com/fascisti-sul-sito-della-provincia&#038;layout=standard&#038;show_faces=true&#038;width=450&#038;height=65&#038;action=like&#038;colorscheme=light&#038;" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px;"></iframe></div>
<div class="img-post"><img class="aligncenter size-large wp-image-1670" title="fascisti_su_marte" src="http://www.cantiribelli.com/wp-content/uploads/2010/07/fascisti_su_marte-500x333.jpg" alt="fascisti_su_marte" width="500" height="333" /></div>
<p><strong>ESTREMISMO: Andolfo(Servizio Giovani): &lt;&lt;Su facebook si può anche essere stati taggati&gt;&gt;</strong></p>
<p><strong>La denuncia di Margheri. Tenti: abbiamo già cancellato tutto</p>
<p></strong></p>
<p><strong>Il braccio destro di Tommasini &lt;&lt; se non si conosce il nome della band è impossibile collocarli politicamente&gt;&gt;<br />
</strong><br />
Cosa ci fa la pubblicità di un concerto rock di un gruppo di estrema destra sulla pagina Facebook del Servizio giovani? Se lo è chiesto Guido Margheri, consigliere comunale  Sel, mentre guardava le foto della pagina: &#8220;è grave che tra le &#8220;foto di Servizio&#8221; del sito del Servizio Giovani della provincia autonoma di Bolzano del social network Facebook siano ospitati i manifesti di propaganda dei sedicenti &#8220;fascisti del terzo millennio&#8221; organizzate da Casa Pound/Casa Italia e,in particolare, la pubblicità del concerto degli &#8220;Zeta Zero Alfa&#8221;, gruppo rock storico della destra estremista in cui canta e suona il carismatico leader storico di Casa Pound Iannone-spiega il consigliere-. E&#8217; un po&#8217; ridicolo che la Provincia spenda fior fiori di quattrini per paludati convegni e commissioni contro la propagazione dell&#8217;estremismo di destra tra i giovani e poi ospiti sui suoi siti simili messaggi. Chiediamo, ovviamente, al presidente della giunta provinciale di agire subito affinchè la propaganda di Casa Pound sia rapidamente rimosso dal sito per l&#8217;oggi e per il futuro, ma anche che siano individuati eventuali responsabili. Inoltre segnaliamo alle autorità perposte per la tutela dell&#8217;ordine pubblico il concerto del 4 settembre per la sua evidente pericolosità considerati i precedenti che hanno contraddistinto analoghe iniziative in altre zone del Paese&#8221;.<br />
Il dirigente provinciale Katia Tenti, braccio destro di Christian Tommasini, appena viene informata dell&#8217;accaduto ci mette cinque minuti per far spariredal sito la pubblicità del gruppo rock di destra: &#8220;Queloa pagina è una pagina amici, non una pagina fan-precisa-Probabilmente hanno chiesto amicizia al Servizio giovani e non conoscendo il gruppo rock gli avranno dato l&#8217;amicizia. Ovviamente fare in modo che venga cancellata subito&#8221;. Ed è quello che è stato fatto. &#8220;Chi conosce la struttura di Facebook sa benissimo che queste cose non partono da noi. Ringraziamo molto Guido Margheri per averci fatto sapere della vicenda tramite la stampa. Per noi è prezioso che vengano segnalate queste cose per rimediare all&#8217;istante&#8221;.<br />
Claudio Andolfo, direttore reggente dell&#8217;ufficio Servizio giovani, conferma che la pubblicità del concerto non è più visibile: &#8220;Come è noto-spiega-su Facebook si può essere taggati. Questo è quello che è successo e quindi abbiamo provveduto a cancellare il tag. Non ci abbiamo fatto caso perchè non conosciamo il gruppo. Controlliamo quotidianamente il sito, ma qualche volta può sfuggire una cosa simile. La pagina sta avendo un successo tale da essere presa di mira da molti gruppi. Viene visto come uno strumento efficace di comunicazione. Per noi Facebook è uno strumento per informare i giovani delle nostre iniziative. Ovviamente non può essere strumentalizzato per promuovere le attività di altre persone o gruppi, a prescindere dalla porposta. Stiamo cercando di risolvere il problema&#8221;.</p>
<p>Fonte: Corriere della sera-Corriere dell&#8217;Alto Adige pag.5 del 22/07/2010</p>
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		<title>Bilancio di un primo contrattacco: &#8220;la gioia on tour&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 08:50:36 +0000</pubDate>
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Di solito quando arriva il tempo dei bilanci significa che qualcosa stai per lasciartela alle spalle,che stai per chiudere un cerchio .quando ci si volta indietro è perchè devi capire ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='kouguu_fb_like_button'><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.cantiribelli.com/bilancio-di-un-primo-contrattacco-la-gioia-on-tour&#038;layout=standard&#038;show_faces=true&#038;width=450&#038;height=65&#038;action=like&#038;colorscheme=light&#038;" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px;"></iframe></div>
<div class="img-post"><img class="aligncenter size-large wp-image-1666" title="hobbit-in-concerto" src="http://www.cantiribelli.com/wp-content/uploads/2010/07/hobbit-in-concerto-500x375.jpg" alt="hobbit-in-concerto" width="500" height="375" /></div>
<p>Di solito quando arriva il tempo dei bilanci significa che qualcosa stai per lasciartela alle spalle,che stai per chiudere un cerchio .quando ci si volta indietro è perchè devi capire dove ti sta per condurre quella strada.in effetti il tour di questo nuovo CD ci ha portato in pochi mesi ad attraversare l&#8217;Italia in lungo e largo:da Milano a Firenze da Roma a Verona da Cerveteri fino all&#8217;ultima tappa del Summer Fest.dopo un cammino percorso a passo veloce ma senza dimenticarsi di guardarsi intorno di sorridere di lasciarsi travolgere dall&#8217;entusiasmo di tutta la gente incontrata sul cammino ,è giunto il momento di tirare un po&#8217; il fiato,di ammirare dalla vetta il paesaggio,di respirare aria pura a pieni polmoni per poi rigettarsi in una avventura con una bagaglio carico di tutto ciò che ti è rimasto dentro per andare piu&#8217; avanti ancora.</p>
<p>Ringraziamo Duilio ed Fn Milano che per primi ci hanno ospitato lungo il cammino,in effetti il presidio per noi è stato come ritrovarsi fuori dalla Contea al Puledro Impennato e non siamo rimasti delusi dall&#8217;ospitalità e dall&#8217;accoglienza prima e dall&#8217;entusiasmo esploso al partire delle prime note poi.E&#8217; stato bello sentire cantare le canzoni del nuovo album che appena uscito da tanti ragazzi.poi il viaggio è proseguito verso Firenze e la Fenice..tra mille problemi logistici sono stati encomiabili come sempre per rendere una serata memorabile con tante fotoe immagini per il nostro album dei ricordi.qui abbiamo ritrovato anche i nostri fratelli asturiani che ci hanno onorato della loro presenza insieme a quella di ragazzi accorsi da un po&#8217; tutto il centro Italia .Siamo ripartiti alla volta della Capitale per onorare una comunità politica in movimento cui ci sentiamo da sempre vicini per comune sentire..Roma ci regala sempre emozioni indelebili,indescrivibili ,ineguagluiabili ed anche stavolta è stato cosi&#8217;.la perfetta organizzazione la grande partecipazione ha donato una cornice preziosa allo splendido quadro che i promotori avevano preparato&#8230;e poi Verona un po&#8217; la nostra seconda casa e non solo perchè una parte di noi è li.Verona è un baluardo un presidio costante e imperituro dove le Idee che noi cantiamo trovano l&#8217;incarnazione piu&#8217; vivida e dove la persecuzione da anni ha stretto il cappio senza però riuscire a sfigurarne il volto.e poi c&#8217;era da ricordare un guerriero presente nella nostra storia fin da quando cominciavamo a muovere i primi passi..ed anche in questo caso 10 fratelli del HOBBIT KLAN MADRID e SALAMANCA ci hanno onorato della presenza per due giorni indimenticabili.</p>
<p>Giusto il tempo di prendere fiato ed eccoci ospiti di una Famiglia con cui il legame di sangue è un vincolo duraturo e perenne.serata meravigliosa dove la gioia ha vinto sulle zanzare sul caldo torrido e sull&#8217;ottusità di chi proprio non puo&#8217; capire.ultima tappa di questo tour non poteva che essere il Summer Fest.oltre al legame che ci lega con la Flo ,Giordano,Massimo,Casto ecc ecc&#8230;era l&#8217;occasione per far conoscere il nuovo Cd alla migliore gioventu&#8217; europea presente in massa sulle rive del lago di quel posto incantevole in cui si e&#8217; tenuta la festa.abbiamo dato tutto ciò che avevamo dentro per onorare questa accoglienza e crediamo proprio che sia arrivata ad ognuno di coloro che si sono sglolati sotto il palco..<br />
un abbraccio a tutti i gruppi che ci hanno accompagnati sul cammino in primis i fratelli TESTVDO di cui aspettiamo con trepidazione il nuovo Cd,i sempreverdi Antica Tradizione,i giovani legionari della Decima Balder,la testuggine quadrata degli IMPERIUM,la goliardia di strada degli INSEDIA,la testaredaggine e la bravura degli Ultima Frontiera,gli inossidabili Gesta Bellica,i Legittima con i loro guai al seguito,i SACHSONIA, panzer rac suonato alla grande,i MOSPHIT con un hardcore professionale e di cui abbiamo apprezzato la presenza sotto al palco quando abbiamo suonanto Stalingrad ed un saluto ai Project Vandal che non hanno potuto suonare perchè i pacifisti senza nazione hanno assalito il batterista pochi giorni prima del concerto ..che dire che non sia già stato detto verso questi vermi senza onore al servizio della dissoluzione.</p>
<p>Per ultimo il nostro saluto piu grande va ai nostri KLAN sempre piu&#8217; numerosi&#8230;a cominciare dal KLAN ROMA che per le sue gesta è conosciuto in tutto il vecchio continente,il Klan Perugia con un Octopus e Vale in prima linea sempre,i surfisti immancabili del Klan ANcona,il Klan Firenze con uno stendardo stupendo,il Klan Massa,il Klan Sassuolo (grazie davvero ragazzi),il Klan Milano di cui aspettiamo con trepidazione lo stendardo ma che non ci hanno fatto mai mancare il sostegno,il neonato Klan Cagliaritano,il Klan Cerveteri specialista in fraschette ed a tutti i Klan di cui aspettiamo gli stendardi per riempire e coprire lo squallore di questa loro società che non ci avrà mai perchè siamo lo splendido vivere in questo mondo di rovine..AD MAIORA.</p>
<p>Gruppo Hobbit</p>
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		<title>Campo Hobbit 3: trent’anni fa quella festa a lungo attesa</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 10:45:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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<div class="img-post"><img class="aligncenter size-full wp-image-1661" title="hobbit" src="http://www.cantiribelli.com/wp-content/uploads/2010/07/hobbit2.jpg" alt="hobbit" width="488" height="333" /></div>
<p>Era molto caldo quella domenica pomeriggio, il vento faceva turbinare dei fogli di giornale lungo la stradina principale di Castel Camponeschi, il paese abbandonato in Abruzzo, precisamente nella provincia dell’Aquila, il quale era tornato a vivere per quattro giorni, dal 16 al 20 di luglio: Campo Hobbit 3. Il campo aveva chiuso i battenti da poche ore e gli ultimi partecipanti smontavano le tende e lasciavano il castello.<br />
Nello stanzone di una delle case ripulite dai volontari si tenne la riunione conclusiva del gruppo dirigente per fare un consuntivo dell’evento, passava di mano in mano la copia del quotidiano il manifesto con in prima pagina l’articolo di Pierluigi Sullo intitolato «Evoluzione della specie fascista in un paesino d’Abruzzo». Più che eccitati, eravamo tutti increduli per i risultati della manifestazione; tutto aveva funzionato come mai ci era successo nelle nostre sgangherate iniziative, tanta la gente, reale la qualità degli spettacoli, intensa la partecipazione alla elaborazione culturale, altissimo il livello emotivo, insomma un vero successo.</p>
<p>I primi a prendere la parola cominciarono a ragionare sulla edizione successiva, ma quando fu il mio turno mandai deluse le aspettative di chi – sull’onda dell’entusiasmo – immaginava di poter proseguire all’infinito quell’esperimento. Io ribaltai il discorso, la progressione dei tre campi aveva dimostrato che potevamo a pieno titolo ricongiungerci con un mondo, il nostro, quello a noi contemporaneo, che ci aveva voluto estranei; nei campi avevamo reimparato a parlare il linguaggio della contemporaneità ma lo avevamo fatto  in uno spazio chiuso. Castel Camponeschi, un paese (se pur abbandonato), doveva essere la cerniera per entrare con la nostra rinnovata capacità di espressione negli spazi urbani. L’esperienza dei Campi Hobbit doveva finire lì, doveva finire proprio in forza del suo successo, dissi allora. Da quel momento infatti musica, teatro, poesia, editoria, approfondimento culturale, ecologia, dovevano diventare gli strumenti di quel “gramscismo di destra”, di quel tentativo egemonico e metapolitico che avevamo elaborato pochi mesi prima nel primo convegno, a Cison di Valmarino, della cosiddetta Nuova Destra. Era la definitiva uscita dal ghetto. Le nostre novanta radio libere, i circoli, le riviste le case editrici nate senza finanziamenti e sul puro volontariato dovevano rappresentare un punto di partenza. Fu questo il modo per sottrarci unilateralmente alla logica dello scontro e alla spirale di violenza e fu anche il terreno su cui sfidammo il partito cui appartenevamo e che ancora non aveva compreso la portata della crisi profonda del sistema politico italiano e dei presupposti su cui questo si era edificato. Una crisi che riguardava in primo luogo proprio quella sinistra radicale che veniva identificata come il nostro nemico e il nostro antagonista: regole e visioni del mondo che non stavano più in piedi aprendo degli spazi sconfinati a chi fosse stato in grado di leggere le novità di un mondo in rapida trasformazione.</p>
<p>Sembra incredibile oggi, ripensando a quella esperienza di trent’anni fa, che quelle piccole cose organizzate senza soldi e con mezzi artigianali, più volte catalogata come campo paramilitare, addirittura sentina di estremismo, sia ancora oggi, e più che allora, presente nell’immaginario di chiunque ricostruisca la storia di una destra moderna in Italia.<br />
Quelle giornate abruzzesi costituirono effettivamente il riepilogo simbolico di un’esperienza collettiva che ha determinato il dna di un soggetto politico che si è sviluppato a distanza di anni; non stupisce dunque quella che è senz’altro la sopravvalutazione dell’evento in sé, che vale però come momento esemplare in una serie di azioni e ragionamenti che hanno contribuito al cambiamento delle forme della politica e anticipato temi che sono poi divenuti centrali e strategici. Non c’è dunque né enfasi né contraffazione nell’individuare in quei fermenti, forse pure marginali, di un gruppo di ventenni i mattoni su cui si sono costruiti pezzi importanti del dibattito politico italiano, comprendendo tra questi anche gli aspetti più significativi di ciò che è stata Alleanza nazionale e perfino degli esiti intellettualmente più vivaci presenti nello stesso Pdl. E perfino il fatto che alcuni degli interpreti della attuale stagione siano stati estranei all’esperienza dei Campi Hobbit non diminuisce né smentisce la portata di quell’esperienza, ma ne conferma semmai la grande energia.</p>
<p>Ma sono passati trenta anni da quel 16 luglio in cui il terzo e ultimo dei campi Hobbit apriva i battenti e trent’anni sono un tempo davvero troppo lungo per la politica: questa richiede infatti velocità e capacità di anticipare. Nessuna nostalgia dunque, nessuna rivendicazione, soprattutto nessuna rimasticatura è posibile di una esperienza che, sulla scia del piccolo hobbit – Frodo Baggins, l’eroe tolkieniano disarmato e chiamato a una avventura esistenziale più grande di lui – ci riportò nel mondo e piantò più di un germe. Un mito di transizione, semmai, esempio di crescita che può tornarci utile solo per continuare la pratica che allora inaugurammo, quella di guardare a ciò che è davanti e non a quello che, giorno dopo giorno, ci lasciammo alle spalle.</p>
<p style="text-align: right;">Umberto Croppi</p>
<p>fonte: www.secoloditalia.it</p>
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		<title>Campo Hobbit III. …e credemmo di cambiare il mondo</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 13:09:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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<div class="img-post"><img class="aligncenter size-large wp-image-1653" title="campo-hobbit-3" src="http://www.cantiribelli.com/wp-content/uploads/2010/07/Screen-shot-2010-07-15-at-3.07.05-PM-500x328.png" alt="campo-hobbit-3" width="500" height="328" /></div>
<p>Era il 15 ed il 20 luglio di 30 anni fa (1980) ,  in una località semi-sperduta in provincia dell’Aquila, chiamata Castel Camponeschi, un paesino rimesso in piedi, negli angoli  e negli spazi vivibili,  ed allestito da un pugno di giovani militanti volontari ,  scesi da Roma e da altre parti d’Italia con <strong>Umberto Croppi</strong> in testa, traino e motore organizzativo alla direzione dell’evento (1).  Sembrava impossibile riuscire,  eppure si riuscì  nell’ impresa,  e l’ evento che rimase nel mito e nell’immaginario  di un certo ambiente militante,  e  concesse per almeno un altro decennio,  e forse qualche cosina in più, l’illusione di un modello, di un’idea, di un fatto che potesse cambiare il mondo circostante,  senza tuttavia mutare di una virgola noi stessi.  Creatività assoluta e radicalità intransigente, uniti nella lotta.</p>
<p>Alcune immagini rimangono nitide,  come foto o video di un surrealismo autentico e cristallino,  galleggiano nel mio giovanile militante ricordo,  e si alternano come in un filmato datato,   ma tutt’ora gradevole e stimolante.</p>
<p><img class="alignleft" style="padding: 0 5px 5px 0;" title="Campo Hobbit III_4_fondo magazine" src="http://www.mirorenzaglia.org/wp-content/uploads/2010/07/Campo-Hobbit-III_4.jpg" alt="" width="170" height="115" />L’immagine di avvio  è su una  roulotte, un vecchio rottame modello dopoguerra,  capottata senza onore,  sull’unica stradina di ingresso al Campo , proprietà  di un noto personaggio napoletano detto “Gigino” per gli amici , poi riconvertito negli anni successivi  all’islam con altri della banda napoletana, dopo la lettura illuminante,  forse presa troppo sul serio, del testo pubblicato dalla Lede (Libreria Ed. Europa) sull’Ayatollah Khomeini. L’ incidente della roulotte bloccò solo per alcune ore l’ingresso a Campo Hobbit III,   tra risate argute  a crepapelle ,  sfottò  e tremende punture di insetti,  decisamente anti-fascisti.  Comunque l’esordio fu simpatico,  e commentammo tra ironia e sottile beffa,   che se non ci pensano “gli altri” a bloccarci,  riusciamo in qualche modo sempre a bloccarci da soli.</p>
<p>Arrivato a piantare le tende, in una delle tante terrazze sottostanti il cucuzzolo del paese,   intravidi da subito tra i grappoli di tende assiepati,  quelle colorite dei miliziani di <strong>Nicola Cospito</strong> e di <strong>E. Tiano</strong>, con le loro bandiere crociate e i gagliardetti teutonici  e pronti a distribuire  la mitica rivista “Militia”, organo impegnato nel contrastare l’egemomia  predominante nel campo,  delle  emergenti formazioni neo-destre capitanate da <strong>Marco Tarchi</strong>, già in vena di distanziarsi dall’ ultra-evolismo incapacitante e da un neofascismo piuttosto datato.</p>
<p><img class="alignleft" style="padding: 0 5px 5px 0;" title="Campo Hobbit III_3_fondo magazine" src="http://www.mirorenzaglia.org/wp-content/uploads/2010/07/Campo-Hobbit-III_3.jpg" alt="" width="170" height="115" />A poca distanza da me,  la tenda dell’amico e fratello, <strong>Alvise Zucconi</strong>,  intento a fraternizzare allegramente con una ragazza di Udine. Lei  svastica al collo e coscia molto forte,  scelta degna di Alvise.  Da allora Alvise,  prova a suonare la chitarra e cantare,  ma senza molto successo.  Anche io da quei giorni invece ho scelto la musica,  come strumento politico e militante di comunicazione,  anche se il mio esordio musicale è databile a Cam-po’, in una iniziativa per i sopravvissuti al naufragio,  in provincia di Mantova,  nel luglio del 1982.</p>
<p>Nel caldo torrido estivo si dette da subito inizio alla danza dei dibattiti e alle commissioni interne, con la presenza  di decine di piccole case editrici presenti,  riviste e giornali,  le prime librerie di area,  grafica e fumetti, senza alcuna guerra intestina tra le varie “anime” , nessuna polemica ancora innescata dalla nostra interna secolarizzazione. Nella <strong>FEA</strong> ( la Federazioni Emittenti Alternative)  si consumò da subito l’idea di un ponte radio centralizzato tra le venti e più radio private, che avrebbe consentito la creazione del primo Network radiofonico alternativo nazionale,  qualche anno prima della nascita di  “Radio Radicale”.  Il partito doveva sganciare appena una ventina di milioni.  Progetto mai decollato.  Avremmo capito da lì a poco il perché.</p>
<p>Così come affondò miseramente  il movimento del GRE (Gruppi di Ricerca Ecologica) del rautiano <strong>Alessandro Di Pietro</strong>, oggi stimato animatore e protagonista di arte culinaria alla Rai.  I fondi dati dal ministero dell’ambiente nei vari anni,  non si sa bene come vennero utilizzati.</p>
<p>Ancora risale l’immagine di un dibattito infuocato,  sul tema delle identità etniche e territoriali,  e la risposta secca data dai sostenitori dell’irredentismo tricolore tra cui <strong>Nereo Zeper </strong>e <strong>Tulio  Zolia</strong>,  che insorsero a difesa della Italianità di Trieste e delle terre dalmate.  Stato Nazionale, Comunità di Destino,  Piccole Patrie?  Quale il modello di riferimento?  Sarà un tema in auge nell’ambiente per circa trenta anni,  che ancora oggi spacca trasversalmente, nonostante la mutazione geopolitica “interna ed esterna” alla Nazione.  E la Lega ancora non era neanche stata pensata. Ma di radicamento territoriale, di etno-nazionalismo,  di tendenze e destini  geopolitici già se ne parlava ampiamente.</p>
<p><img class="alignleft" style="padding: 0 5px 5px 0;" title="Campo Hobbit III_2_fondo magazine" src="http://www.mirorenzaglia.org/wp-content/uploads/2010/07/Campo-Hobbit-III_2.jpg" alt="" width="170" height="116" />E la miracolosa tensione creativa salì di colpo,   quando si accennò ai modelli  culturali complessivi di riferimento, alle categorie del politico, al pantheon,  alle idee guida,  insomma  a ciò che doveva essere discusso ed escogitato per anticipare e gestire i tempi della crisi  e non subirli.  E qui ognuno divenne come l’allenatore della nazionale di calcio,  ognuno disegnò la formazione vincente , la verità assolut :  neo-destri contro  vetero-destri ,  destro-radicali contro radical-destri,  esoterici contro ultra-nominalisti nicciani, socializzatori, filo- ultrasinistri, neo-fasci vari ed eventuali  ecc. ecc.  Insomma una vera fiera, il nostro migliore ecumene in seduta conciliare plenaria, ancora  vivi e vegeti,  e soprattutto in grado ancora di dire qualcosa (parafrasando Nanni Moretti) <strong> </strong>“di destra e anche di sinistra”.</p>
<p>Trent’anni dopo sarebbe rimasto pochino di tutto quell’accesso dibattito,  e  grazie all’acritica all’abiura di Fiuggi prima,  ed al Cavaliere del Nulla P2 poi  (detto anche papi), sarebbero  arrivati per (quasi) tutti, posti di lavoro, assessorati, ministeri, fondi, seggioline varie, qua e là.  Altro che categorie del politico e/o gramscismo di destra.  Il Fare Futuro sarebbe stato una vera vertigine, ed alla militanza,  parafrasando “Caffeina” dell’amico<strong>Filippo Rossi</strong>, si sarebbero tutti riconvertiti alla “misticanza”.</p>
<p>Rimane però ancor più mitico il dibattito sulla musica, condotto  all’ottimo <strong>Federico Zamboni</strong>,  (alias Claudio Fossati, da sempre il maggior critico musicale dell’Area),  ed il  suo sano tentativo  di far riflettere i barbari interni,  che oltre la musica alternativa ed  gli inni e le marcette (che tuttavia filogicamente parlando sono sempre utili da ascoltare), esisteva magari “dell’altro” a cui bisognava attingere per farsi contaminare,  per crescere, per capire.  La scelta serale di far suonare un gruppo di musica Rock “allogeno”, con canzoni non “d’ambiente” ma mutuate dalla sovversiva sinistra , scatenarono le ire funeste degli integralisti d’ambiente, con discussioni piuttosto animate.  Da quel gruppo “allogeno e contaminante”  sarebbe guarda guarda rinata a breve  la nuova Compagnia dell’Anello,  ed anche un laboratorio trasversale chiamato  “Alchemia Celta”,  dove  un giovanissimo <strong>Mario Bortoluzzi</strong> fraternizzò  con la  Sua prossima e futura  moglie Marinella . Sono entrambi ancora in pista,  e quella contaminazione ci ha permesso di crescere,  ed a me personalmente,  l’dea per la creazione dei due laboratori musicali Terre di Mezzo e Contea. Così come determinanti per la nostra vison creativa,  sono state le esperienze di Poesia , Teatro e Letteratura  militante del Vertex , animate dall’ottimo <strong>Sandro Giovannini</strong>.</p>
<p>Nelle sere,  che si sono alternate,  con intensità e senso comunitario crescente,  risaltano ancora nitide le note e le magiche atmosfere elaborate da <strong>Renato Colella</strong>,  con i suoi testi di Altaforte e Waffen,  condite da immagini a sfondo evocativo, da cui io ho tratto per anni,  il modo di organizzare i recital a tema.  Un cantautore giovanissimo di Reggio Emilia Luca Barbieri,  ci raccontò in un brano come a Santiago del Cile e sotto Pinochet,  si viveva piuttosto male,  come in tutti gli stati di polizia , d’altra parte.</p>
<p>La sera del penultimo giorno fu però magica, perché nel momento massimo e  topico di quel famoso e sfigatissimo  inno  che “il domani appartiene a noi”<strong> </strong>(perché non è vero, non è stato mai vero,  tanto quanto il Got Mit Uns)<strong></strong>,  centinaia di bandiere rosse con cerchio bianco e celtiche nere,  coprirono la piana notturna  del concerto, bandiere rimaste nascoste  per ben quattro giorni,  per evitare scontri,  e non fomentare polemiche e discussioni con i soliti dirigenti rompicoglioni, tutti sotto continuo  schiaffo della dittatura interna  almirantiana.</p>
<p>Durante il concerto di <strong>Jack Marchal</strong> e del suo gruppo di Rock identitario  (in cui fu presentato il famoso 33 giri,  “Science e Violence”)  avvenne forse uno dei migliori episodi naif della quattro giorni:  l ’arrivo inaspettato  dei ragazzi del Fuan di Roma (2)  con in testa un giovanissimo  <strong>Massimo Morsello</strong> in veste di portavoce ufficiale,  per leggere un  comunicato perdutamente delirante ma certamente più vero e degno delle mozioni congressuali del MSI,  uscito fresco fresco  dal G9 di Rebibbia,  braccio carcerario che cominciava in quei mesi  ad essere già abbastanza affollato:   comunicato firmato da <strong>Peppe Dimitri</strong>,  <strong>Dario Pedretti</strong>,   e dal prossimo collaborare/infame/delatore <strong>Sergio Calore </strong>(per me,  da allora non è  cambiato nulla,  in termini di infamia e delazione).</p>
<p><img class="alignleft" title="Campo Hobbit III_6_fondo magazine" src="http://www.mirorenzaglia.org/wp-content/uploads/2010/07/Campo-Hobbit-III_6-400x270.jpg" alt="" width="280" height="189" />Il diversivo fu divertente per un verso,  ed irriverente dall’altro,  verso la nomenclatura del Campo,  e puntava nel contenuto  a indicare una certa organicità,  sui vari livelli di interazione che si agitavano tra i militanti,   tra cultura metapolitica, movimentismo rivoluzionario e semplici regole di strada, variabili,  che a mio modesto avviso,  convivevano egregiamente,  nonostante “il vento… ed il tempo”  (3).  Comunque  la forzatura militare dei ragazzi del Fuan,  con Massimo Morsello,   come attore alla lettura del testo,  fu mitica . Riecheggia ancora nelle mie orecchie la frase coatta e minacciosa lanciata da qualcuno del gruppo a  <strong>Teodoro Bontempo</strong> e <strong>Giampiero Rubei</strong>(che era tra gli organizzatori del Campo e sarebbe stato negli anni successivi un manager indiscusso dei Festival Jazz su Roma):  «A Giampie’,  o ce fate legge sto comunicato,  o se menamo!!!! »<strong> </strong>Hi Hi Hi . Grandioso!!!  E  molti di noi , giovani ed alle prime armi nel fare danni ,  erano già pronti ad ingaggiare il confronto fisico con il servizio d’ordine,  per dare il giusto spazio alla richiesta di quei camerati giunti da Roma.  Era comunque Festa anche questa!!!  Anche queste cose per anni,  sono state la Festa,  prima che la noia devastante e la pace terrificante ci annichilisse.</p>
<p>Ma il naif non finì qui : ricordo le botte clamorose , della domenica 20 mattina  con le decine di camerati caciaroni di Napoli, armati di tamburi e tamorre,   che buttarono tutti giu’ dalle brande alle prime luci dell’alba, indistintamente ,  ma finirono malamente tra le tende “dei romani” giunti  la sera prima, soprattutto “i monteverdini”,   molto stanchi e poco propensi  al cazzeggio mattutino,  ma sempre ben predisposti antropologicamente,  almeno ad una  rissa al giorno;  ed era solo l’alba… Qualche pugno qualche naso rotto,  ma poi chiarimenti e tutto a posto.   In fin dei conti era andata anche troppo bene nei cinque giorni, in termini di esigenze muscolari.</p>
<p>Così, dalla lente di in gradimento di quel piccolo-grande evento uscirono, infine,  gli articoli benevoli  del “Manifesto” e dell’ “Europeo”,  che rimasero totemici,  perché forse descrissero in poche  parole/righe, quello che noi non eravamo  in grado di comunicare direttamente al mondo esterno, e non solo per colpa nostra si intende (… ma anche per colpa del mondo di allora):    sulla mutazione genetica della razza fascista,   policentrica e creativa, trasgressiva, rivoluzionaria, anti-capitalista e ben centrata nell’individuare il topic della propria visione del mondo, proprio nell’elemento comunitario-neopagano, anelante al recupero del sacro,  cioè la base fondante di quell’esperienza intessuta e costruita sull’immaginario tolkeniano proprio con i Campi Hobbit.</p>
<p>Da lì a qualche giorno la bomba di Bologna («…il botto alla stazione che cancella tutto quanto»),   <strong>Cossiga</strong> e le facili piste imbeccate dai servizi,  le faide fuori e dentro il partito.  Il rientro del solito <strong>Rauti</strong>-voltagabbana alla direzione nazionale del MSI,  la calunniosa posizione del settimanale “Linea” (4)  e l’infame campagna sulla pena di morte lanciata da<strong>Almirante</strong>,  con centinaia di detenuti politici ed esuli  fuoriusciti, dopo le retate del 28 agosto e del 23 settembre 1980.  In meno di due mesi,   è stato disarticolato tutto ciò che c’ era alla destra del MSI , peggio dell’Argentina di <strong>Videla </strong>con i peronisti  e del <strong>Cile </strong>di Pinochet.   Ma i contraccolpi si fecero sentire pesantemente anche dentro il partito, mettendo sotto accusa proprio gli organizzatori e gli animatori del Campo Hobbit III,  come fautori  e promotori indiretti dell’eresia e della sovversione interna all’apparato del partito;   in particolare fu organizzata meticolosamente la cacciata di M. Tarchi,  perché scomodo personaggio,  e promotore di un pensiero “non-riconvertibile” ed omogeneizzabile alla destra obbediente e rimessa da cortile.</p>
<p>A distanza di 30 anni, cosi’ , non solo,  non siamo riusciti a cambiare il mondo , ma il mondo  stesso, peggiorato da allora di molto e alla grande,  ha finito per cambiare “ tutti “ o quasi , rendendo cosi’ impossibile la Rivoluzione.  Effetto del tempo o della cattiva lettura di Tolkien,  fagocitata forse da quella  di <strong>Karl Popper </strong>sulla società “open” e dinamiche che “fanno futuro”. Comunque,  Gandalf , non so se da qualche parte  sia ancora vivo,  ma di certo non abita più da queste parti. Qui da noi Sauron e Saruman hanno vinto alla grande.</p>
<p style="text-align: right;">Francesco Mancinelli</p>
<p style="text-align: left;">Fonte: www.mirorenzaglia.org</p>
<p>_____________________________</p>
<p>(1)   L’esperienza dei Campi Hobbit era stata iniziata , qualche anno prima,  nel 1977 a Montesarchio in provincia di Benevento,  da uno dei migliori quadri politici delle formazioni rautiane,  G. Simeone, che trovò nell’immaginario tolkeniano , la chiave di rilettura e di raccordo per evolvere l’ambiente giovanile neo-fascista verso “l’altrove identitario”. Tutta la storia dei Campi Hobbit è raccontata e commentata minuziosamente,  nell’ultimo testo elaborato da M. Tarchi, <em>La rivoluzione impossibile</em>, ed. Vallecchi.</p>
<p>(2)   Non è esatto come viene raccontato nel testo <em>La rivoluzione impossibile</em> che i 30 elementi arrivati da Roma,  con lo scopo di leggere pubblicamente il comunicato, fossero militanti di Terza Posizione.  Al contrario, erano tutti militanti del Fuan di Via Siena, spalleggiatori dei Nar, alcuni dei quali ancora quadri politici interni al MSI. Già da allora,  come sappiamo tra Fuan-Nar e Terza Posizione non correva buon sangue</p>
<p>(3)   A mio avviso, per una lettura critica corretta,  e non di parte,  di cio’ che avvenne tra il 1976 ed il 1983  nel nostro ambiente, va riconosciuto che le tre fasi  (metapolitica, movimentista e deriva armata)  avevano la medesima e direi salutare matrice di rottura  culturale ed accelerazione esistenziale rispetto al neofascismo di servizio, fasi  differenti sicuramente,  per metodi ed obiettivi. <strong>Andrea Colombo</strong> nel suo <em>Storia Nera</em>,  dice di gran lunga la verità,  quando racconta che i figli della mutazione antropologica neo-fascista, iniziata  nel 1976 , hanno avuto la stessa esigenza e la stessa precisa intuizione . Essere   «a destra , ma contro la destra».</p>
<p>(4)   “ Non sono tutti camerati “ : esordi’ cosi’ il quindicinale “Linea” diretto da Pino Rauti, per compiacere la linea forcaiola di Almirante , e sostenne tra le righe che proprio gli ambienti contigui ai Nar e Terza Posizione fossero gli autori della strage. A distanza di trenta anni, la falsa verità giudiziaria,  alimentata da calunnie processuali e magistrature compiacenti,  ritengono ancora Mambro , Fioravanti e Ciavardini gli autori materiali , ma la verità storica come sanno tutti molto bene,  è un ‘altra ,  e  soprattutto di un ‘ altro livello.</p>
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		<title>Comunicato</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 11:21:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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Fino a domenica 25 luglio, la pubblicazione di news su Cantiribelli subirà dei rallentamenti. Le notizie più importanti saranno comunque riportate: vi invitiamo pertanto a continuare a seguirci.
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<p><img class="aligncenter size-large wp-image-1649" title="Work_in_progress_svg" src="http://www.cantiribelli.com/wp-content/uploads/2010/07/Work_in_progress_svg-500x437.png" alt="Work_in_progress_svg" width="500" height="437" />Fino a domenica 25 luglio, la pubblicazione di news su Cantiribelli subirà dei rallentamenti. Le notizie più importanti saranno comunque riportate: vi invitiamo pertanto a continuare a seguirci.</p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione,</p>
<p>cantiribelli</p>
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		<title>Il nostro canto libero a breve in libreria</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 09:16:36 +0000</pubDate>
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Cristina di Giorgi- Ippolito E. Ferrario
IL NOSTRO CANTO LIBERO
Il neofascismo e la musica alternativa: lotta politica e conflitto generazionale negli anni di piombo
Collana: Analisi– pp.gg. 256– euro 16,00 – 29 ...]]></description>
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<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">Cristina di Giorgi- Ippolito E. Ferrario</p>
<h2 style="text-align: center;">IL NOSTRO CANTO LIBERO<br />
Il neofascismo e la musica alternativa: lotta politica e conflitto generazionale negli anni di piombo</h2>
<p style="text-align: center;">Collana: Analisi– pp.gg. 256– euro 16,00 – 29 Luglio 2010</p>
<p style="text-align: center;">Con foto in b/n e un inserto fotografico a colori</p>
<p>Agli inizi degli anni Settanta, nel pieno di quella crisi di rappresentatività che portò una parte importante del neofascismo a distaccarsi dal Movimento Sociale, insieme alla galassia di sigle che connoterà la destra radicale nasce un fenomeno musicale e politico destinato a durare nel tempo: la cosiddetta «musica alternativa».<br />
Dalla Compagnia dell’Anello agli Amici del vento, da Massimo Morsello agli Janus, da Walter Jeder agli ZPM, Il nostro canto libero, attraverso un’analisi serrata e le testimonianze inedite dei protagonisti, si confronta con la colonna sonora di un trentennio di lotte e con un immaginario spesso mistificato. Un’occasione importantissima per conoscere e capire dall’interno, insieme alla nuova destra, le contraddizioni che albergano nella società italiana.</p>
<p><strong>CRISTINA DI GIORGI</strong><br />
(Roma, 1972), laureata in Giurisprudenza e Scienze politiche nonché cultrice di Storia contemporanea, ha pubblicato il saggio Note alternative (Edizioni Trecento, 2008). Giornalista pubblicista, collabora attualmente con diverse testate e siti Internet, occupandosi principalmente di cultura, politica e attualità.</p>
<p><strong>IPPOLITO EDMONDO FERRARIO</strong><br />
(Milano, 1976), scrittore e giornalista, collabora con il «Secolo d’Italia». Dal 2004 è Cittadino Onorario del borgo di Triora, località in cui ha ambientato una trilogia noir (Il pietrificatore di Triora, Il collezionista di Apricale, Le notti Gotiche di Triora) pubblicata da Frilli tra il 2006 e il 2009.<br />
Per Mursia ha pubblicato Mercenari. Gli italiani in Congo 1960 (2009) e ha curato Legionario in Algeria di Sebastiano Veneziano (2010). Per lo stesso editore ha scritto, insieme allo speleologo Gianluca Padovan, Milano sotterranea e misteriosa (2008), Il segreto del Castello di Milano (2009) e &#8220;I segreti di Triora&#8221; (2010) insieme a M.A. Breda.<br />
Il suo sito personale è www.ippolitoedmondoferrario.it</p>
<p>Ufficio Stampa Castelvecchi Editore, via Isonzo 34 &#8211; 00198 Roma &#8211; Tel. 06 8844749<br />
Alex Pietrogiacomi, alex@castelvecchieditore.com<br />
Sabina de Gregori, sabinadegregori@castelvecchieditore.com</p>
<p>Su Facebook potete iscrivervi al gruppo ufficiale del libro gestito direttamente dagli autori: <a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=141313225879446">http://www.facebook.com/group.php?gid=141313225879446</a></p>
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		<title>4  Settembre &#8211; Zetazeroalfa a Bolzano</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 08:58:32 +0000</pubDate>
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Per info: http://www.vivamafarka.com/forum/index.php?topic=89619.0
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<div class="img-post"><img class="aligncenter size-full wp-image-1641" title="zetazeroalfa-bolzano-04-09-10" src="http://www.cantiribelli.com/wp-content/uploads/2010/07/zetazeroalfa-bolzano-04-09-10.jpg" alt="zetazeroalfa-bolzano-04-09-10" width="452" height="640" /></div>
<p>Per info: http://www.vivamafarka.com/forum/index.php?topic=89619.0</p>
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		<title>6-7 Agosto &#8211; Sei diventata nera IV</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 10:45:21 +0000</pubDate>
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Il 6 e 7 agosto si rinnova l’appuntamento estivo più atteso e amato nella scena della musica R.A.C. e identitaria sarda “Sei Diventata Nera” ormai giunta alla sua quarta edizione. ...]]></description>
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<div class="img-post"><img class="aligncenter size-large wp-image-1638" title="seidiventatanera" src="http://www.cantiribelli.com/wp-content/uploads/2010/07/seidiventatanera-500x353.jpg" alt="seidiventatanera" width="500" height="353" /></div>
<p>Il 6 e 7 agosto si rinnova l’appuntamento estivo più atteso e amato nella scena della musica R.A.C. e identitaria sarda “Sei Diventata Nera” ormai giunta alla sua quarta edizione. Anche quest’anno il tutto si svolgerà nello spazio autogestito “Area 28” in località Capoterra inaugurato l’anno scorso. Le strutture all’interno del campo sono state ampliate e migliorate, quest’anno si può soggiornare dal giovedì alla domenica, il posto è provvisto di tutti i servizi e i confort. I gruppi in scaletta per questa edizione sono cinque, i <strong>Gesta Bellica</strong> (Verona), <strong>Nativi </strong>(Milano), <strong>Anzo &amp; DDA</strong> ( ex Indole Capoterra), <strong>Clan 88</strong> (Cagliari,) <strong>DDT</strong> (storica band della scena identitaria italiana anche loro di Milano).</p>
<p>Per info:<br />
Cell. 3404031808<br />
capoterrarac@gmail.com</p>
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