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	<title>Cantiribelli - Il portale della Musica Alternativa di Destra &#187; Recensioni</title>
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	<description>Concerti, mp3, interviste, biografie, recensioni sulla Musica Alternativa di destra</description>
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		<title>&#8220;Il nostro canto libero&#8221; su Il Giornale</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 10:58:49 +0000</pubDate>
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Un fascio di note
Il Giornale &#8211; 15 Agosto 2010
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<h3>Un fascio di note</h3>
<p><strong>Il Giornale &#8211; 15 Agosto 2010</strong></p>
<p>La musica di destra è come il blues. Un paradosso, ma non troppo. Come gli afroamericani i giovani dell’Msi e delle sue emanazioni hanno subìto violenza, emarginazione e soprattutto segregazione culturale. Non sono martiri, e nessuno dimentica l’acre fumo degli anni di piombo di cui tanti neofascisti sono stati protagonisti, ma spesso hanno reagito all’assedio cercando un’identità comunitaria attraverso la musica, cercando di crearsi un mondo espressivo, attraverso i suoni celtici o il rock, a loro da sempre negato e sottovalutato anche dalla Nuova Destra. Le star del blues come Son House e Charley Patton suonavano in squallide taverne; i ragazzi della «musica alternativa» si esibivano come carbonari, in un clima da coprifuoco e di paura. «Eravamo quelli del ghetto e la nostra era la cultura del ghetto», spiega Marcello De Angelis, militante di Terza Posizione, quotato cantautore e leader della band 270bis (l’articolo del Codice Penale che punisce la costituzione di associazioni sovversive). E anche ora che la Destra è al governo le cose non sono cambiate; anche perché qui si parla di Destra alternativa, o identitaria come si dice oggi. «La Destra ha un rapporto con la cultura irrisolto e non integrato &#8211; dice De Angelis -, la gente di Destra nelle istituzioni non vengono dalla marginalità della militanza, ma si sono formati ascoltando Lucio Battisti piuttosto che Leo Valeriano».</p>
<p>E allora il problema arriva da lontano, dal fatidico ’68, quando l’assalto dei missini «doc» alla Facoltà di Lettere a Roma, di fatto segnò l’epurazione dal mondo culturale di gruppi come Primula Goliardica (che faceva capo a Randolfo Pacciardi) e Ordine Umano (formato da ex dirigenti del Fuan come Massimo Brutti, poi passato ai Ds), e di riviste fuori dal coro come L’orologio e La sfida di Giano Accame. Come racconta Ugo Gaudenzi, protagonista dell’epoca: «Seconda Repubblica, che fondai prima di aderire a Primula Goliardica, diceva cose sia di destra che di sinistra. Io univo Nietzsche e Kerouac, gli indipendentisti irlandesi e le Pantere Nere, Malcolm X e Castro, Mao e il Che. Tutti miti che avevano in comune la lotta contro gli imperialismi di qualsiasi colore».</p>
<p>Ecco quindi l’arcipelago &#8211; sempre più esteso ma inevitabilmente sommerso &#8211; della musica di destra raccontato nel libro Il nostro canto libero (il riferimento a Battisti non è casuale) di Cristina Di Giorgi e Ippolito Edmondo Ferrario, (Castelvecchi, 294 pagg. 22 euro), che narra il gruppo di artisti più alternativo che ci sia&#8230; Altro che le band antagoniste che sputano sul sistema poi beccano un contrattone discografico e vanno a Sanremo come Subsonica e Afterhours; altro che i bluesmen che negli anni ’20 hanno fatto numeri da brividi (Bessie Smith, nel ’23 ha venduto un milione di copie con il suo primo singolo). Qui si parla di ottimo artigianato che non riesce (o non vuole) entrare nei circuiti ufficiali. «Tempo fa dei discografici contattarono i 270 bis per andare a Sanremo con Roma LXXVIII E.F. &#8211; scrive De Angelis &#8211; ma volevano edulcorare il testo. Il loro punto di vista da mercanti puntava alla spendibilità del prodotto. C’era un pubblico di Destra in crescita e affamato di musica. Ma la non andò in porto».</p>
<p>Però i suoni si sono attualizzati senza rinunciare alla tradizione; dalla metà degli anni ’70 anche il rock è entrato nel Dna del movimento con gli Janus fino all’impegno militante di oggi dei tostissimi Zetazeroalfa di Luca Iannone. Con produzione e distribuzione artigianale, i dischi di queste band vendono qualche decina di migliaia di copie ciascuno. Il volume ricorda la gloriosa Compagnia dell’Anello, stranamente apprezzata anche a sinistra, Massimo Morsello, il «De Gregori di destra» che con cd comeCanti assassini ha fatto fare un grosso balzo in avanti al cantautorato, gli Amici del Vento, milanesi e prime «star» dei campi Hobbit, e le vicende meno note della pasionaria Andreina Tomada, sfuggita, venendo da una famiglia povera, «alla sinistra di figli di papà con la moto e il portafoglio pieno che compravano a caro prezzo eskimo e jeans finto-consumati» o del sardo Giulio Lorani.</p>
<p>Il tutto alla disperata ricerca di un background culturale &#8211; o di una nuova cultura da plasmare &#8211; partendo dalle ballate di Leo Valeriano (prototipo dell’artista rivoluzionario che nel 1965 andò a cantare Berlin davanti al muro di Berlino)e dal cabaret di Pingitore, Pippo Franco, Oreste Lionello, Gianna Preda per (ri)costruire un mondo che superi «l’allarme siam fascisti» e quelli che dicono che la musica di Destra è Masini.</p>
<p style="text-align: right;">Antonio Lodetti<br />
Il Giornale 15/08/2010</p>
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		<title>270bis &#8211; Decimo &#8211; Recensione</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 13:27:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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<p>La band, forte di una notevole capacità di scrivere brani memorabili, sia dal punto di vista musicale che lirico, si è guadagnata egli anni ’90 un crescente seguito di ammiratori, attratti tanto da inni generazionali come <em>Non scordo </em>e <em>Claretta e Ben, </em>quanto da canzoni sorprendentemente dolci come <em>Eri bella. </em>Era pertanto immaginabile che nel 2003, per festeggiare il decennale dalla formazione del gruppo (un traguardo non indifferente in ambito alternativo), i 270bis rilasciassero un album celebrativo, una raccolta dei loro pezzi migliori. Nel caso di <em>Decimo, </em>tuttavia, i nostri non si sono limitati a stilare una lista di brani per un semplice best of: avendo a disposizione strumenti di registrazioni di miglior qualità ed un budget più elevato, difatti, hanno provveduto a ri-registrare diversi dei loro brani più celebri, allo scopo di offrire agli ascoltatori delle versioni più ricche e limpide di quelle già note al pubblico. Il risultato dunque è un’antologia di brani vecchi e brani rinnovati, estremamente godibile e da non perdere per gli amanti del gruppo romano.</p>
<p><em>Cara amica, </em>difatti, apripista di <em>Decimo, </em>ci viene presentata sotto una veste totalmente nuova, con un arpeggio più dolce ed un’introduzione rinnovata, vagamente pop. Anche la voce di Marcello, più alta e pulita, può risuonare in tutta la sua validità, accompagnata da un sottofondo musicale più variegato e dinamico. Il testo, naturalmente, è rimasto uguale e ci parla di una ragazza una volta amata alla follia, ma con cui, ora, c’è qualche problema: è come se fra i due si fosse lentamente interposto un muro, forse fatto di silenzi, forse derivante da fattori esterni, ma che in ogni caso impedisce al protagonista di restare accanto alla sua donna.</p>
<p><em>Libertari </em>sembra addirittura un’altra canzone: la breve intro di tastiera della versione originale, difatti, è stata sostituita da una vagamente epica, sostenuta dalla chitarra e dalla batteria. Il brano in sé è una sorte di pamphlet contro appunto i libertari, contro i benpensanti che parlano e basta, mentre la gente per le strade muore.</p>
<p><em>Non scordo </em>è uno dei brani più celebri del gruppo e, anche se personalmente resto troppo legato al fascino grezzo della prima versione, anche<br />
qui il testo, dedicato ai ragazzi di destra morti negli Anni di Piombo, mantiene intatto il suo fascino.</p>
<p><em>Oceano di guerrieri </em> è invece un’ode all’unità, un sogno effimero di un’unione di uomini e donne sotto un’unica bandiera, allo scopo di farla pagare a coloro che siedono sulle marce sedie del potere, abilissimi solo nel parlare e mandare allo sbaraglio la gioventù per i propri fini.</p>
<p><em>Salve Sole </em>è stupenda nel suo incedere sorprendentemente ovattato, quasi soffuso: il testo, scritto da Marcello in carcere, è una accorata manifestazione della gioia di vivere ed è dedicato appunto ai detenuti, alla loro speranza di tornare, un giorno, ad assaporare la libertà e le bellezza che essa sola offre.</p>
<p><em>Settembre Nero </em>è un brano certamente controverso, presentato qui dai 270bis in una veste molto più sostenuta e rabbiosa di quella presente all’epoca su <em>Signori della Guerra: </em>la voce di Marcello, difatti, vagamente effettata, è più incisiva ed i musicisti in sottofondo tessono un vigoroso brano di puro hard rock. L’idea, insomma, è quella di trasmettere la rabbia del popolo palestinese nei confronti degli occupanti israeliani, il loro odio verso quella che ritengono essere l’usurpazione della propria terra natale ad opera di uomini che, se da un lato predicano pace, dall’altro massacrano impunemente donne e bambini.</p>
<p><em>Claretta e Ben, </em>altro inno del gruppo, è nuovamente dedicata ai camerati morti nel corso degli anni, dai fratelli di Primavalle ai caduti di Via Acca Larentia, passando anche per coloro che morirono ad opera dei seguaci di Tito. L’emblema del pensiero del gruppo è contenuto nei versi presenti alla fine di questo brano:</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Ma io ho il Cuore Nero<br />
</em><em>e tanta gente mi vorrebbe al cimitero.<br />
</em><em>Ma io ho il Cuore Nero<br />
</em><em>e me ne frego<br />
</em><em>e sputo in faccia al mondo intero.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>C’è in te </em>è invece una canzone sorprendentemente dolce, introdotta da un malinconico sassofono e da una tastiera: si tratta difatti di una canzone<br />
d’amore di squisita fattura, lontana mille anni dalla banalità di molti brani che trattano lo stesso argomento: il protagonista della canzone, infatti, non sente semplicemente che la persona amata ha qualcosa che nessun’altro ha, ma al tempo stesso, in modo molto umano, si sente anche per certi versi inadeguato ad esprimere questo suo sentimento d’amore. <em>C’è in te, </em>insomma, rappresenta i sentimenti contrastanti che tutti noi almeno una volta abbiamo provato sulla nostra pelle, un forte amore alternato al senso di insicurezza e di inadeguatezza che tale amore rischia di comportare.</p>
<p><em>Eri bella </em>prosegue su questa falsariga, ma è meno dolce e più dura in alcuni passaggi: potrebbe difatti essere vista come una sorta di pessimistico “secondo tempo” di <em>C’è in te, </em>una canzone dedicata ad un amore passato, forse perduto, per ragioni non dipendenti dalla volontà di nessuno dei due amati. Chi lo sa, forse sono stati proprio gli Anni di Piombo a separarli? Magari entrambi condividevano i medesimi ideali e proprio da essi sono stati “traditi” e separati? Non sta a noi saperlo.</p>
<p><em>Una notte all’Irish Rover </em>è l’ideale conclusione di questa trilogia e, contrariamente alla musica sorprendentemente allegra, possiede un testo che fa chiaramente riferimento ad un amore finito ed allo straziante dolore che ciò comporta. Ne è manifestazione evidente il fatto che il protagonista del brano riesca a lenire momentaneamente la frattura del proprio cuore solo trascorrendo le sue grigie serate al pub, a tracannare birra.</p>
<p><em>Ehi guardia </em>è un invece un brano più scanzonato ed assai irriverente rispetto a quelli che lo precedono, dove si deride l’atteggiamento tronfio di coloro che pensano di acquisire potere ed importanza solo perché indossano una divisa. Da notare che anche questo brano, così come <em>Cara amica </em>e <em>Salve Sole, </em>è stato composto da Marcello nel suo periodo di prigionia, dunque probabilmente un testo così forte era dovuto anche alla sua condizione.</p>
<p>Anche <em>El bandido </em>fa parte dei brani partoriti dietro le sbarre e, non a caso, somiglia per tematiche trattate a <em>Ehi guardia, </em>caratterizzandosi per il disprezzo nei confronti di una vita da recluso e delle forze dell’ordine. Il bandito, inoltre, sembra anelare a qualcosa, che potrebbe naturalmente essere la libertà, non importa a quale prezzo.</p>
<p><em>Bomber nero </em>è un altro brano estremamente irriverente, in cui il gruppo si chiede se il vero problema dell’Italia siano davvero dei giovani ragazzi cresciuti con ideali di destra, oppure i falsi valori trasmessi dalla televisione e dai mass media, i corrotti ingranaggi della politica, la Mafia e le Logge Massoniche. Direi che la risposta è abbastanza scontata.</p>
<p>A chiudere l’album abbiamo infine l’altro brano simbolo della band, l’omonimo <em>270bis: </em>seguendo la scie delle canzoni precedenti, tutte piuttosto sprezzanti e polemiche, il testo è un’invettiva contro i magistrati corrotti, contro coloro che, invece di giudicare in modo serio ed imparziale, si fanno influenzare da una bustarella di denaro o da ideologie personali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Decimo, </em>insomma, è un lavoro complesso e variegato: contiene ballate malinconiche e soffuse, quasi da pianobar (non uccidetemi per il paragone), alternate a vigorosi brani che affondano le loro radici nel rock duro e nel punk più nichilista; inoltre le sue tematiche spaziano dall’amore al risentimento politico, dalla contestazione al ricordo per amici e camerati morti o detenuti, passando per una critica sociale irriverente, ma allo stesso tempo maledettamente amara. Si tratta dunque di un acquisto obbligatorio per chiunque ami la musica del gruppo, ma anche per chiunque apprezzi questo genere di musica, di cui i 270bis sono indubbiamente stati fra i protagonisti più illustri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A cura di Andrea</p>
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		<title>AAVV &#8211; Canti della rivolta ideale (DVD) &#8211; Recensione</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
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<p>Il concerto-evento si apre con il collaudato duo Skoll-Costantinscu con l&#8217;intramontabile &quot;Boia chi molla&quot; dei ZPM e continua tra canzoni dello stesso Skoll e di altri gruppi, affrontando le vicende di Fiume, Zara, Pola e tutta la Dalmazia. Successivamente i due artisti lasciano la scena a Gabriele Marconi che si esibisce in numerose canzoni, da &quot;Noi pochi&quot; a &quot;In viaggio&quot;, per poi interpretare brani dei Non nobis Domine, di Marcello De Angelis, e in anteprima presentare un suo nuovo brano, &quot;Cari amici miei&quot;. Lo spettacolo prosegue col duo Constantinescu-Skoll con la bellissima &quot;In alto i cuori&quot;, passando per l&#8217;inedito-ska &quot;Buia la notte&quot;, fino a &quot;Lune feroci&quot;.</p>
<p>Torna poi sul palco G.Marconi con la stupenda e commovente &quot;Piccolo Attila&quot; e il concerto si avvia alla conclusione con cinque favolosi brani e la platea tutta in piedi: &quot;Canti assassini&quot; dell&#8217;indimenticabile Massimo Morsello, &quot;Claretta e Ben&quot; dei 270bis, &quot;Amici del Vento&quot; con la intervento del mitico Guido Giraudo, &quot;Sulla strada&quot; e, infine, l&#8217;inno di tutta la Musica Alternativa, &quot;Il domani appartiene a noi&quot; della Compagnia dell&#8217;Anello. </p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;audio e il video é inutile dire che, grazie alle potenzialità dei dvd, sembra quasi di essere comodamente seduti in platea a gustarsi questo splendido lavoro. Le riprese sono ottime e confermano l&#8217;ottima qualità raggiunta dai prodotti targati Laboratorio Area 27.</p>
<p>In conclusione quindi questo DVD è consigliato a tutti coloro che vogliono scoprire o ricordare la Musica Alternativa attraverso i trenta favolosi brani sapientemente interpretati dal trio Skoll-Constantinescu-Marconi.</p>
<p><span id="more-217"></span></p>
<div class="shr-publisher-217"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Amici del Vento &#8211; Tributo a Carlo &#8211; Recensione</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Questa splendida raccolta nasce da un altro concerto-evento degli Amici del Vento: il 13 dicembre 2003, al teatro Carcano di Milano, la storica compagine ha ricordato Carlo Venturino fondatore e ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:none;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' data-shr_layout='button_count' data-shr_showfaces='false' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.cantiribelli.com%2Famici-del-vento-tributo-a-carlo-recensione' data-shr_title='Amici+del+Vento+-+Tributo+a+Carlo+-+Recensione'></a><a class='shareaholic-googleplusone' data-shr_size='medium' data-shr_count='true' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.cantiribelli.com%2Famici-del-vento-tributo-a-carlo-recensione' data-shr_title='Amici+del+Vento+-+Tributo+a+Carlo+-+Recensione'></a><a class='shareaholic-tweetbutton' data-shr_count='none' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.cantiribelli.com%2Famici-del-vento-tributo-a-carlo-recensione' data-shr_title='Amici+del+Vento+-+Tributo+a+Carlo+-+Recensione'></a></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p align="justify">Questa splendida raccolta nasce da un altro concerto-evento degli Amici del Vento: il 13 dicembre 2003, al teatro Carcano di Milano, la storica compagine ha ricordato Carlo Venturino fondatore e cuore pulsante del gruppo, tragicamente scomparso in un incidente stradale. <br />
I nuovi Amici del Vento si presentano con Marco Venturino (autore delle ultime canzoni) alla voce e alla chitarra, il grande Fabio Constantinescu alla chitarra ritmica, Gianni Madonini alle tastiere, Cesare Grappelli alla chitarra solista, Luca Tonani al basso elettrico, Tony Rotta alla batteria/percussioni e infine Claudio Alghisi alla tromba. <br />
L&#8217;album si apre con la sug gestiva &quot;A Carlo&quot;, scritta dal fratello Marco Venturino e naturalmente dedicata al cantautore prematuramente scomparso; a seguire &quot;Noi&quot;, conosciuta più come &quot;Ragazzo biondo&quot;, con un ritmo frenetico e un po&#8217; country (spettacolare l&#8217;assolo), scriita all&#8217;epoca per denunciare la situazione dell&#8217;Italia degl&#8217;anni di piombo con la gioventù missina, inebriata dall&#8217;idea di un&#8217;Europa diversa da quella attuale, ma costretta a dover lottare contro aborti, relativismo e &quot;sessocrazia&quot;. La terza traccia è &quot;Nel suo nome&quot;, con una tromba calorosa in sottofondo, ideata da Marco Venturino per ricordare la tragica fine di <strong>Mikis Mantakas</strong>, uno dei tanti &quot;cuori neri&quot; uccisi dal fanatismo politico degl&#8217;anni settanta. <br />
Seguono l&#8217;amara &quot;Vecchi amici&quot;, la mitica e militaresca &quot;Ritorno&quot; (dalla disfatta della Seconda Guerra Mondale): il sesto brano è invece &quot;Anni Settanta&quot;, suonato in un modo veramente spettacolare con sfumature rockettare per esprimerne la forte carica espressiva. <br />
Nel cd, tra le canzoni degli Amici del Vento, sbucano anche &quot;Piccolo Attila&quot; di Gabriele Marconi, dedicata a Nanni De Angelis sulle note di Foggy Dew, &quot;Canti Assassini&quot; dell&#8217;altro grande Massimo Morsello, e infine &quot;Un uomo da perdere&quot; di Fabrizio Marzi. <br />
La raccolta comprende altri brani tratti dalla produzione artistica del gruppo milanese, tra cui &quot;Progressista Rap&quot;, anch&#8217;essa leggermente rockettara, la didascalica &quot;Identità&quot;, un vera e propria summa di consigli per i nostri giovani, ed &quot;Essere Normale&quot; con &quot;le intrusioni&quot; di Fabio Constantinescu. <br />
L&#8217;album si conclude con l&#8217;ironica &quot;Gatto Nero&quot; che, molti non sanno, è stata scritta a 4 mani da Marco Venturino e dall&#8217;irriducibile Guido Giraudo, e naturalmente con &quot;Amici del Vento&quot;, una delle canzoni più significative di tutta la musica alternativa. </p>
<p>Non si può non sottolineare la bravura di tutti i musicisti che hanno rimodernato tutte le canzoni, determinando uno spettacolo qualitativamente e musicalmente eccelso, apprezzabile soprattutto da chi è affascinato dalla Musica Alternativa tradizionale. Davvero un ottimo lavoro.<strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: right;">cantiribelli.com</p>
<p><span id="more-209"></span></p>
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		<title>Antica Tradizione &#8211; Il cavaliere, la morte e il diavolo &#8211; Recensione</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:none;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' data-shr_layout='button_count' data-shr_showfaces='false' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.cantiribelli.com%2Fantica-tradizione-il-cavaliere-la-morte-e-il-diavolo-recensione' data-shr_title='Antica+Tradizione+-+Il+cavaliere%2C+la+morte+e+il+diavolo+-+Recensione'></a><a class='shareaholic-googleplusone' data-shr_size='medium' data-shr_count='true' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.cantiribelli.com%2Fantica-tradizione-il-cavaliere-la-morte-e-il-diavolo-recensione' data-shr_title='Antica+Tradizione+-+Il+cavaliere%2C+la+morte+e+il+diavolo+-+Recensione'></a><a class='shareaholic-tweetbutton' data-shr_count='none' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.cantiribelli.com%2Fantica-tradizione-il-cavaliere-la-morte-e-il-diavolo-recensione' data-shr_title='Antica+Tradizione+-+Il+cavaliere%2C+la+morte+e+il+diavolo+-+Recensione'></a></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><strong>RECENSIONE a cura di Barbara. T.</strong> &#8211; Un&rsquo;atmosfera surreale, fuori da ogni tempo, trascinante e stregata avvolge le 14 tracce del nuovissimo lavoro degli Antica Tradizione. Il titolo &ldquo;Il cavaliere, la morte e il diavolo&rdquo; è l&rsquo;incipit del viaggio che percorre tutto il CD. Armonia, magia, musiche magistralmente suonate ed interpretate, testi poetici, profondi. La chitarra suona lenta e potente, i&nbsp; flauti ritmano dolci melodie antiche, i violini donano un sapore malinconico e&nbsp; oscuro per giungere ad un risultato corale stupefacente e assolutamente sbalorditivo. Il CD vi trascinerà in luoghi lontani e persi nel tempo, vi porterà nei regni del Nord, vi accompagnerà in una terra di mezzo fino a farvi quasi avvertire gli scalpitii dei cavalli lungo la foresta, il profumo d&rsquo;idromele, il suono delle spade scintillanti di impavidi cavalieri, il crepitio del fuoco del Solstizio. Forza, virtù, onore, lotta fino a giungere agli inni per l&rsquo;Irlanda e per i Campi Hobbit. Un prodotto così perfetto da sembrare inumano, un prodotto che riesce a sfiorare le corde più profonde dell&rsquo;essere, facendo rabbrividire anche l&rsquo;animo più ferreo. Da sottolineare anche l&rsquo;estetica del prodotto, a partire dalla confezione in digipack e il libretto curato nei minimi dettagli con immagini decisamente suggestive.&nbsp; Un ringraziamento agli Antica Tradizione per questo magnifico regalo&hellip; per tutto il resto non dovrete far altro che acquistarlo, ne vale alquanto la pena! L&rsquo;alternativa è tornata!</p>
<p>Dove acquistarlo: http://www.quota33.net</p>
<p>&nbsp;&nbsp;</p>
<p><span id="more-215"></span></p>
<div class="shr-publisher-215"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Aufidena &#8211; Z80 &#8211; Recensione</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 2008 per la Musica Alternativa si apre con l&#8217;ultimo lavoro  di Aufidena(ex Viking) dal titolo &#8220;Z80&#8221; prodotto dalla AshTree Records della stessa Francesca Ortolani. 17 tracce che spaziano ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:none;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' data-shr_layout='button_count' data-shr_showfaces='false' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.cantiribelli.com%2Faufidena-z80-recensione' data-shr_title='Aufidena+-+Z80+-+Recensione'></a><a class='shareaholic-googleplusone' data-shr_size='medium' data-shr_count='true' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.cantiribelli.com%2Faufidena-z80-recensione' data-shr_title='Aufidena+-+Z80+-+Recensione'></a><a class='shareaholic-tweetbutton' data-shr_count='none' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.cantiribelli.com%2Faufidena-z80-recensione' data-shr_title='Aufidena+-+Z80+-+Recensione'></a></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Il 2008 per la Musica Alternativa si apre con l&rsquo;ultimo lavoro  di Aufidena(ex Viking) dal titolo <strong>&ldquo;Z80&rdquo;</strong> prodotto dalla AshTree Records della stessa Francesca Ortolani. 17 tracce che spaziano da brani più vivaci, come ad esempio &ldquo;Nothing is easy&rdquo;, &ldquo;Here comes the sun&rdquo;, &ldquo;Skin of Stones&rdquo;, &ldquo;Popcorn&rdquo;, a pezzi più intimi ed acustici, quali &ldquo;When the moon comes&rdquo;, &ldquo;Uber den Wolken&rdquo;. L&rsquo;utilizzo inoltre di più lingue all&rsquo;interno album stesso(inglese, italiano e tedesco) contribuisce a rendere &ldquo;Z80&rdquo; meno scontato e più accattivante: tutti i brani sono comunque accumunati dalla consueta voce di Aufidena e dall&rsquo;uso veramente azzeccato del suo flauto. <br />
Si parte con la cover &ldquo;Nothing is easy&rdquo; dei leggendari Jethro Tull, ormai un must per Aufidena, e si procede con &ldquo;Here come the sun&rdquo;, brano impreziosito da cori e da gradevoli soli di flauto. &nbsp;Seguono poi canzoni più pacate come &ldquo;Under the Cathedral&rdquo;, con un finale di puro rock, &ldquo;Sotto il vessillo del corvo&rdquo;, che ricorda lo stile e le ballate di Gabriele Marconi, &ldquo;When the moon comes&rdquo;, &ldquo;Beautiful pain&rdquo;, anticipata però da uno dei pezzi più rocckeggianti del disco, ovvero &ldquo;Skin of Stones&rdquo;, ed infine &ldquo;Affoga in quel bicchiere di vino&rdquo;.<br />
La traccia n.9 &ldquo;Popcorn&rdquo; costituisce invece la seconda cover di &ldquo;Z80&rdquo;,un pezzo strumentale scritto da Gershon Kingsley davvero molto coinvolgente. Si continua poi con altri tre brani in inglese, quali &nbsp;&ldquo;The secret of words of Creatures&rdquo;, &nbsp;&ldquo;Contemplate&rdquo; e &ldquo;I wished I could have a child&rdquo; per poi passare ai due unici pezzi in tedesco dell&rsquo;album, vale a dire &ldquo;Uber den Wolken&rdquo; e &ldquo;In&nbsp; deinen Augen&rdquo;, arrangiato quest&rsquo;ultimo in maniera ottima. <br />
Il disco si chiude con i restanti tre brani: l&rsquo;omonimo &ldquo;Z80&rdquo;, collage musicale che ricorda alcune sperimentazioni dei Pink Floyd, la malinconica &ldquo;Away &ndash; from my homeland&rdquo; ed infine &ldquo;White flowers&rdquo; dedicata ad ogni soldato d&rsquo;Europa.<br />
Nel complesso &ldquo;Z80&rdquo; rappresenta un mix ben riuscito di influenze folk, rock e prog, puntellate qua e là da sonorità puramente elettroniche: &nbsp;musicalmente quindi Aufidena non tradisce le aspettative dei fans &nbsp;differenziandosi abbastanza dal già variegato panorama della Musica Alternativa. Unica pecca del disco è l&rsquo;uso massiccio dell&rsquo;inglese, il che rende un po&rsquo; più lenta la comprensione dei testi. <br />
Un lavoro che comunque merita l&rsquo;attenzione delle &ldquo;orecchie  buone&rdquo;.<strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: right;">cantiribelli.com</p>
<p><span id="more-208"></span></p>
<div class="shr-publisher-208"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Civico 88 &#8211; La strada &#8211; Recensione</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 13:49:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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La musica alternativa, nel corso degli anni, ha conosciuto una divisione in due diversi macro-tronconi: il primo, debitore dei primi storici gruppi degli anni ’70, ci ha offerto album di matrice ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:none;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' data-shr_layout='button_count' data-shr_showfaces='false' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.cantiribelli.com%2Fcivico-88-la-strada-recensione' data-shr_title='Civico+88+-+La+strada+-+Recensione'></a><a class='shareaholic-googleplusone' data-shr_size='medium' data-shr_count='true' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.cantiribelli.com%2Fcivico-88-la-strada-recensione' data-shr_title='Civico+88+-+La+strada+-+Recensione'></a><a class='shareaholic-tweetbutton' data-shr_count='none' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.cantiribelli.com%2Fcivico-88-la-strada-recensione' data-shr_title='Civico+88+-+La+strada+-+Recensione'></a></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><img class="aligncenter size-full wp-image-4214" title="civico88 la strada" src="http://www.cantiribelli.com/wp-content/uploads/2011/12/civico88-la-strada.jpg" alt="civico88 la strada" width="300" height="298" /></p>
<p>La musica alternativa, nel corso degli anni, ha conosciuto una divisione in due diversi macro-tronconi: il primo, debitore dei primi storici gruppi degli anni ’70, ci ha offerto album di matrice prettamente cantautoriale, con numerosi inserti di stampo folk; il secondo, sviluppatosi più tardi, affonda invece le proprie radici nel punk più duro, affidando a chitarre distorte e linee vocali sprezzanti i propri messaggi lirici.</p>
<p>Uno dei gruppi più importanti di questo secondo filone alternativo è certamente quello dei varesini Civico 88, celebri in particolar<br />
modo per una versione molto dura dell’immortale <strong>Ragazzi di Buda, </strong>ma altresì noti per la loro veemenza sonora e lirica. Il loro album più noto è indubbiamente <strong>La strada, </strong>risalente al 2005, che contiene brani che sono veri e propri manifesti del pensiero dei nostri.</p>
<p><strong>Ragazzo fuorilegge </strong>ci presenta un ragazzo perseguito dallo Stato per i propri ideali in maniera tanto feroce che, alla fine, sarà costretto a diventare un fuorilegge pur di rivendicare il proprio diritto alla libertà. Si tratta di un brano che, chiaramente, potrebbe esser stato scritto negli Anni di Piombo, epoca sempre fertile per ogni genere di testi di musica alternativa.</p>
<p><strong>Straight from the past, </strong>a dispetto del titolo anglofono, è cantata quasi interamente in italiano ad esclusione di una parte del ritornello: vi troviamo un’orgogliosa rivendicazione del passato di questa terra ed i racconti delle gesta di coloro che per essa hanno combattuto e sono morti, dall’antichità fino al più recente passato.</p>
<p><strong>Skinheads for Skinheads, </strong>brano di puro hardcore punk, a dispetto dell’assolo melodico che troviamo all’inizio, ripropone i temi della prima traccia del disco aggiungendo però alla lotta contro il sistema l’ideale di fratellanza fra membri della stessa fazione. Lo stesso ideale, condito da un’attitudine più nichilista ed ancor più colma di disprezzo, si trova nella successiva <strong>La legge del più forte, </strong>incentrata tanto sulla lotta allo Stato e sulla fratellanza quanto all’amore per la birra.</p>
<p><strong>Scuri volti, </strong>brano indubbiamente molto forte, abbandona la lotta allo Stato e rivolge la propria attenzione agli immigrati criminali presenti nel nostro Paese, a coloro che portano droga ed intolleranza, sostenendo in modo vigoroso la necessità di una più forte identità nazionale.</p>
<p><strong>Dietro la curva </strong>ci sorprende perché tratta la fratellanza in un modo diverso da quanto visto finora: non abbiamo più infatti il cameratismo politico, bensì abbiamo un’esaltazione del mondo ultras e della propria indipendenza, difesa a spada tratta nonostante le diffide.</p>
<p><strong>Ragazzi come noi </strong>riprende invece un tema molto caro ad ogni gruppo non conforme: si parla difatti dei ragazzi della RSI e, in generale, di tutti coloro che mantenendo la fedeltà ai propri ideali anche dopo il 1943. E’ sostanzialmente un omaggio a ragazzi che potrebbero avere l’età di ciascuno di noi, perseguitati ed uccisi solo per aver voluto combattere per le proprie idee.</p>
<p><strong>Sei ancora in tempo </strong>è un messaggio rivolto ad un ragazzo che, ancora indeciso, potrebbe entrare a far parte degli antifascisti: i nostri amici di Varese lo invitano a non entrare a far parte di un mondo che, in molti casi, fa dell’incongruenza e dell’ipocrisia le proprie bandiere, con persone che rivendicano ideali proletari e poi a casa hanno un padre milionario.</p>
<p><strong>Parole al vento </strong>è un brano che si adatta molto bene, purtroppo, alla scena politica italiana di oggi: sentiamo difatti soltanto parole, parole, che non coincidono mai con i fatti, a meno che non si tratti di accogliere criminali nel nostro Paese e svilire la nostra identità nazionale.</p>
<p><strong>La prima volta </strong>è di gran lunga il brano più irriverente del disco: l’inizio, difatti, sembrerebbe il ricordo dell’incontro fra un ragazzo ed una timida ragazza, in vista di una romantica e dolce prima volta…ma, andando avanti, si capisce che amore e donne c’entrano assai poco: si parla difatti sì di una prima volta, ma della prima volta in cui un militante sharp viene malmenato. Non certo una dichiarazione di pace…</p>
<p><strong>Siamo noi </strong>è un altro inno all’idea del gruppo unito, un gruppo disprezzato da tutti che agisce nella notte e che fa della fedeltà ai propri ideali la sua bandiera.</p>
<p><strong>La strada</strong>, title-track e brano conclusivo, è probabilmente il brano dal testo più maturo dell’album. Vale pertanto la pena riportarne alcuni versi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Puoi passare la tua vita, senza esporti più di tanto, </em></p>
<p><em>nascondendo ciò che è vero, accettando ciò che è falso. </em></p>
<p><em>Sarà semplice arrivare al tramonto del tuo sole </em></p>
<p><em>senza mai complicazioni, senza rischi da affrontare.</em></p>
<p><em>La tua strada sarà grande, luminosa ed invitante.</em></p>
<p><em>Dovrai solo tirar dritto, senza mai porti domande. </em></p>
<p><em>Sarà semplice arrivare al tramonto tuo sole </em></p>
<p><em>senza mai complicazioni, senza rischi da affrontare.</em></p>
<p><em>Ma può darsi che una notte, ripensando alla tua vita,</em></p>
<p><em>guarderai a ciò che hai fatto, pur sapendo che è finita. </em></p>
<p><em>Sentirai un vuoto dentro, non ti lascerà dormire. </em></p>
<p><em>Sarà il dubbio di aver scelto una vita da normale.</em></p>
<p><em>Scegli invece quella strada, che ti sembra più in salita.</em></p>
<p><em>Lotterai giorno per giorno, dando un senso alla tua vita. </em></p>
<p><em>Forse non potrai vedere il tramonto del tuo sole. </em></p>
<p><em>Ma al calare della sera, sarai a posto col tuo cuore. </em></p>
<p><em>Avrai fatto tutto questo, non per soldi o ricompensa. </em></p>
<p><em>E non importa come è andata, ci hai creduto e questo basta.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>E’ il messaggio finale dei Civico 88, un invito alla lotta, alla rivolta e al non vivere una vita stereotipata e fredda. Il filo conduttore di questo <strong>La<br />
strada, </strong>difatti, è proprio questo. Al di là della presenza di alcuni brani meno ragionati e ricolmi della più classica attitudine stradaiola e nichilista<br />
del movimento punk, l’intero album è un inno alla fratellanza fra ragazzi che condividono uno stesso ideale, invitandoli a non marcire in una vita buona solo per i perbenisti e ad agire, a combattere per sentirsi davvero vivi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A cura di Andrea</p>
<div class="shr-publisher-4209"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Compagnia dell&#8217;Anello &#8211; Dedicato all&#8217;Europa &#8211; Recensione</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 14:31:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<category><![CDATA[compagnia dell'anello]]></category>
		<category><![CDATA[dedicato all'Europa]]></category>
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		<category><![CDATA[massimino]]></category>

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		<description><![CDATA[
Quando si cita il nome della Compagnia dell’Anello, non si sta parlando soltanto di uno dei tanti gruppi di musica alternativa; le origini della compagine veneta affondano difatti in pieni anni ’70 ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:none;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' data-shr_layout='button_count' data-shr_showfaces='false' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.cantiribelli.com%2Fcompagnia-dellanello-dedicato-alleuropa-recensione' data-shr_title='Compagnia+dell%27Anello+-+Dedicato+all%27Europa+-+Recensione'></a><a class='shareaholic-googleplusone' data-shr_size='medium' data-shr_count='true' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.cantiribelli.com%2Fcompagnia-dellanello-dedicato-alleuropa-recensione' data-shr_title='Compagnia+dell%27Anello+-+Dedicato+all%27Europa+-+Recensione'></a><a class='shareaholic-tweetbutton' data-shr_count='none' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.cantiribelli.com%2Fcompagnia-dellanello-dedicato-alleuropa-recensione' data-shr_title='Compagnia+dell%27Anello+-+Dedicato+all%27Europa+-+Recensione'></a></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><img class="aligncenter size-full wp-image-4265" title="compagnia dell-anello-dedicato-all-europa" src="http://www.cantiribelli.com/wp-content/uploads/2011/12/compagnia-dell-anello-dedicato-all-europa.jpg" alt="" width="400" height="390" /></p>
<p>Quando si cita il nome della Compagnia dell’Anello, non si sta parlando soltanto di uno dei tanti gruppi di musica alternativa; le origini della compagine veneta affondano difatti in pieni anni ’70 nei quali rappresentarono un’intera generazione, una vasta folla di ragazzi che trovarono in questa nuova musica una delle poche modalità di condivisione delle proprie idee, disprezzate dalla maggior parte delle persone. In questa ottica, difatti, nacque il primo, leggendario Campo Hobbit, risalente al 1977, prima manifestazione culturale della destra giovanile legata all’MSI. E proprio qui, per la prima volta, una band precedentemente conosciuta come Gruppo Padovano di Protesta Nazionale si presentò per la prima volta col rinnovato nome Compagnia dell’Anello, in omaggio all’universo tolkeniano tanto di moda in quel periodo nell’ambiente destrorso.</p>
<p>Di lì a poco il gruppo, guidato dal leader Mario, incise il suo primo lavoro, <strong>Dedicato all’Europa, </strong>uno dei più importanti della storia del genere. Al riguardo proprio Mario disse:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>“</strong>Abbiamo iniziato nel 1974 a scrivere canzoni per la nostra gente, perché per i &#8220;fascisti&#8221; non cantava nessuno. Cantavamo la nostra rabbia, l&#8217;ingiustizia, l&#8217;emarginazione, ma eravamo anche catturati dal desiderio di gettare in faccia al potere tutta l&#8217;ironia beffarda dei nostri 20</em><br />
<em> anni.”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo, dunque, come già detto, era il sentimento prevalente delle migliaia di giovani di destra: condividere finalmente le proprie idee senza sentirsi emarginati, sputare in faccia a benpensanti e moralisti il proprio pensiero, dare un sentimento di identità a tutti i propri fratelli di idee. A questo, per l’appunto, contribuirà in modo fondamentale proprio <strong>Dedicato all’Europa, </strong>in concomitanza con i lavori di altri artisti basilari come Amici del Vento, ZPM, Massimino e Janus.</p>
<p>La prima delle dodici tracce che compongono quest’opera è <strong>Sunglasses’ policeman blues, </strong>una ballata (come del resto praticamente tutte le canzoni qui presenti) dove, con una notevole dose di ironia beffarda ed amara al tempo stesso, ci si chiede perché gli agenti speciali della polizia, che arrestano senza troppe domande tante persone innocenti, portino sempre gli occhiali scuri. La risposta finale che il gruppo si da è che, probabilmente, quegli occhiali scuri consentano loro di vedere tutto nero, in modo da permettergli di arrestare chiunque per azioni sovversive legate all’ambiente di destra, nero per l’appunto.</p>
<p><strong>A Piero </strong>prosegue sulla scia di questa amara ironia, trattando la storia di un Piero (secondo la leggenda realmente esistito, ma rimasto qui senza cognome) arrestato e costretto a confessare la propria orrenda colpa di essere fascista, in modo da fornire allo Stato la possibilità di gloriarsi della propria azione.</p>
<p><strong>Jan Palach, </strong>uno dei brani più belli e famosi del gruppo, accelera il ritmo con un vigoroso fraseggio di chitarra e tratta la celebre storia del ragazzo ceco di 21 anni che, come estrema forma di protesta verso la repressione sovietica della Primavera di Praga, scelse di darsi fuoco il 16 gennaio del 1969; successivamente, pur rimanendo lucido, Palach morì dopo tre giorni di agonia, divenendo ben presto un simbolo della resistenza anticomunista e risvegliando l’orgoglio e la rabbia di una nazione intera.</p>
<p><strong>La foiba di San Giuliano </strong>non ha bisogno di presentazioni: l’ironia dei primi due brani qui è sparita, lasciando il posto solo alla rabbia ed al dolore per l’atroce massacro operato da Tito e dai suoi soldati, nonché per l’assordante silenzio nei confronti delle vittime. Ma il gruppo promette:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>&#8220;Fratello, non temere, noi siamo qui, </em><br />
<em>siamo qui a lottare e non per dimenticare</em><br />
<em>I volti di donne massacrate, il filo spinato e la mitragliatrice</em><br />
<em>Hanno spento un fiore, ma subito un altro è sbocciato!&#8221;</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’ironia torna a far capolino in <strong>Boris e Ivan, </strong>non a caso recitata anche con un vago accento in stile russo: si tratta di un immaginario dialogo fra due lavoratori di un soviet, uno dei quali in realtà è una spia: quest’ultimo, per l’appunto, spinge l’altro a parlargli, notando il suo comprensibile risentimento verso i compagni dei piani alti…e, chiaramente, condannandolo subito dopo all’impiccagione.</p>
<p><strong>La rivolta degli atenei </strong>è un brano che potrebbe esser stato scritto nel ’68, almeno come atmosfera generale: si immagina difatti la rivolta degli studenti universitari contro i poteri dello Stato, comunisti e democristiani, allo scopo di rovesciarne il marcio regime.</p>
<p><strong>Padova 17 giugno </strong>è il primo brano scritto dal gruppo e riguarda una data tristemente celebre: si tratta di un durissimo attacco musicale al silenzio dello Stato ed alla vigliaccheria degli assassini rossi che, il 17 giugno 1974, uccisero Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola. La cosa interessante è che il testo sembra esser “cantato” proprio dalle due vittime,pieno di amarezza e rancore.</p>
<p><strong>La ballata del Nero </strong>musicalmente ricorda <strong>Jan Palach</strong>, ma il testo riprende le tematiche delle prime due tracce, risultando simile alla storica <strong>270bis </strong>che anni dopo verrà scritta dall’omonimo gruppo: vi troviamo infatti un’invettiva contro i magistrati, ma anche contro i deputati, accusati di avere una faccia diversa per ogni giorno e di ciarlare di democrazia senza nemmeno sapere cosa sia.</p>
<p><strong>Dedicato all’Europa, </strong>title-track, è un nostalgico ricordo del valore dei combattenti europei della storia, partendo dalle legioni romane fino ai combattenti che hanno difeso il Vecchio Continente nella Seconda Guerra Mondiale.  <strong>La canzone del lago </strong>è un brano atipico, quasi filosofico per certi versi, sebbene il suo argomento non sia troppo nobile: vi si narra la storia di un anziano che perse la moglie durante le spietate vendette partigiane e che ora si limita ad osservare il sole sulle acque di un lago; ma, un giorno, proprio in quel lago, proprio quando aveva ormai abbandonato i propositi di vendetta, gli comparve il corpo del suo nemico, l’assassino gappista della moglie; finalmente il vecchio può trovare pace nel proprio cuore.</p>
<p><strong>Alain Escoffier</strong>, benché musicalmente sia molto più lenta di <strong>Jan Palach, </strong>tratta una vicenda molto simile: il 10 febbraio 1977, infatti, trentesimo anniversario dei Trattati di Parigi, un giovane attivista di destra di nome Alain Escoffier si diede fuoco sugli Champs-Elysées come estrema forma di protesta anticomunista, riecheggiando proprio il gesto del giovane ceco. Questa canzone è dunque una dedica al suo coraggio, ad un nuovo eroe sorto sugli Champs-Elysées.</p>
<p><strong>Il domani appartiene a noi, </strong>traccia finale di questo lavoro, è una canzone del tutto particolare. E’ forse il brano più famoso della storia della musica alternativa, tanto da esser stato poi usato, negli anni ’90, come inno da Azione Giovani. E’ un sentito e fiero inno alla patria, alla terra dei padri, al coraggio di tutti coloro che per essa hanno versato sangue, ma anche alla sua semplice bellezza. E la speranza di tutti, il grido comune di battaglia, è che il futuro appartiene agli stessi figli di quei padri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si chiude così nel migliore dei modi questo lavoro fondamentale di una delle band storiche del genere. Chi non dovesse ancora conoscerlo sappia che si è perso una fetta straordinaria del patrimonio culturale e musicale della destra italiana, ma, per fortuna, ci siamo qui noi per colmare queste “lacune”. A tutti voi, ma anche a tutti coloro che già lo conoscono e vogliono solo riascoltarlo, posso dire solo: Buon viaggio!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A cura di Andrea</p>
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		<title>Concerto “La Vecchia Sezione” a Verona &#8211; recensione</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Oct 2011 12:32:22 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[la vecchia sezione]]></category>
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		<description><![CDATA[Finita la presentazione di Mistica della Rivoluzione Fascista con i militanti di RAIDO, attacco a sorpresa per il concerto de La Vecchia Sezione in terra scaligera, dopo un rapido sound check, possibile solo grazie ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:none;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' data-shr_layout='button_count' data-shr_showfaces='false' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.cantiribelli.com%2Fconcerto-%25e2%2580%259cla-vecchia-sezione%25e2%2580%259d-a-verona-recensione' data-shr_title='Concerto+%E2%80%9CLa+Vecchia+Sezione%E2%80%9D+a+Verona+-+recensione'></a><a class='shareaholic-googleplusone' data-shr_size='medium' data-shr_count='true' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.cantiribelli.com%2Fconcerto-%25e2%2580%259cla-vecchia-sezione%25e2%2580%259d-a-verona-recensione' data-shr_title='Concerto+%E2%80%9CLa+Vecchia+Sezione%E2%80%9D+a+Verona+-+recensione'></a><a class='shareaholic-tweetbutton' data-shr_count='none' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.cantiribelli.com%2Fconcerto-%25e2%2580%259cla-vecchia-sezione%25e2%2580%259d-a-verona-recensione' data-shr_title='Concerto+%E2%80%9CLa+Vecchia+Sezione%E2%80%9D+a+Verona+-+recensione'></a></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Finita la presentazione di <em>Mistica della Rivoluzione Fascista</em> con i militanti di RAIDO, attacco a sorpresa per il concerto de <em>La Vecchia Sezione</em> in terra scaligera, dopo un rapido sound check, possibile solo grazie alle acrobazie di Bibbo che in 5 minuti allestisce palco e strumentazione. Dopo l’opportuna presentazione del progetto LVS, teso ad esaltare il canto comunitario come forma politica di riaffermazione della propria identità, la scaletta parte con i classici del repertorio. Questa volta con la presenza di Max degli <em>Ultima Frontiera</em>: anche perchè la formazione vede al suo interno il continuo ricambio di espo</p>
<p><img class="alignright" src="http://farm7.static.flickr.com/6141/6207077301_3f95bdbd0a_z.jpg" alt="" width="200" height="150" /></p>
<p>nenti di gruppi della musica alternativa… anche e soprattutto a causa dell’età media dei membri del gruppo…<br />
Il concerto inizia con “Intolleranza”, “Belfast”, e poi via con gli ultimi arrangiamenti delle canzoni dei Diapason che vedranno presto la loro pubblicazione. Si prosegue con i grandi classici della musica non conforme che spesso risuonano nei canti degli spettatori… oltre ad alcune battute e risate rivolte ai musicanti circa la veneranda età con la quale arrancano sul palco, ma il mandante stavolta non è di LVS Crew: è Luca della “Domus Scaligera” che incita veronesi, romani e non solo! Molti sono, infatti, i camerati che hanno approfittato della presentazione editoriale e del concerto per arrivare fino alla “Domus Scaligera”: da Padova, da Busto Arsizio e dalle città vicine.<br />
Non ci vuole molto per scaldare gli animi, e dopo si riparte con un intermezzo, canticchiandol’opportuna “L’estate sta finendo” con buona pace dei Righeira, piuttosto che “Con il nastro rosa”. Ancora qualche brano importante come “Sera di Giugno”, “Leon Degrelle”, “Nostri canti assassini” e “Trieste 1953”.<br />
Qualche minuto per riprendere fiato e rinfrescarsi &#8211; d’altronde l’età è quella che è… &#8211; con del buon “liquido spartano” (?) e Baldo e Nicolò, presentano due nuovi brani estratti dal prossimo album degli <em>Imperium</em>, proposti in versione acustica: “Il Varco” e “L’età del Disincanto”. Parte il gran finale con le canzoni che rappresentano il culmine della cantata militante, in crescendo da “Non ho tradito” a “Non scordo” per poi passare a “Claretta e Ben” e “Jean”.<br />
<img class="alignleft" src="http://farm7.static.flickr.com/6177/6207622264_5da252b04a_z.jpg" alt="" width="200" height="268" />Come ormai consuetudine “fuori repertorio” tutti si schierano per la chiusura della serata. Si canta “Il domani appartiene a noi”: inno di riaffermazione della identità nel solco dei sacri valori della Tradizione. Promessa di lotta e vittoria, che attraverso il canto comunitario lascia un segno profondo nell’anima. E’ vero che un concerto di rock alternativo è trascinante, ma dagli inviti che riceve LVS con il suo “combat folk militante”, in tutta Italia così come sabato a Verona, la voglia di cantare tutti insieme le nostre amate canzoni rimane la stessa!</p>
<p>L’indomani è la volta della passeggiata in centro a Verona, dove finalmente LVS Crew può dare il meglio di sè… oltre ad insulti e sberleffi alla volta del gruppo musicale, s’intende, dove primeggia in tutta la Destra radicale e non. Così, nonostante gli sguardi dei curiosi, e i tentativi di controllo da parte di autorità locali e addetti alla sicurezza, la Crew può scrivere un’altra gloriosa, goliardica, pagina della fotografia-militante. Il primo posto a lungo detenuto dalla foto della Crew con “er mutanda”, deve lasciare spazio a quella con “Giulietta”. E anche questa è fatta…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si ringrazia: www.azionetradizionale.com</p>
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		<title>Contea &#8211; Il campo dei ribelli &#8211; Recensione</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:none;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' data-shr_layout='button_count' data-shr_showfaces='false' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.cantiribelli.com%2Fcontea-il-campo-dei-ribelli-recensione' data-shr_title='Contea+-+Il+campo+dei+ribelli+-+Recensione'></a><a class='shareaholic-googleplusone' data-shr_size='medium' data-shr_count='true' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.cantiribelli.com%2Fcontea-il-campo-dei-ribelli-recensione' data-shr_title='Contea+-+Il+campo+dei+ribelli+-+Recensione'></a><a class='shareaholic-tweetbutton' data-shr_count='none' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.cantiribelli.com%2Fcontea-il-campo-dei-ribelli-recensione' data-shr_title='Contea+-+Il+campo+dei+ribelli+-+Recensione'></a></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>I Contea sono riusciti, con questo disco, ha realizzare una delle fantasie più grandi dell&#8217;uomo: il loro &quot;campo dei ribelli&quot; è una vera e propria &quot;macchina del tempo&quot; che attraversa epoche e continenti distanti tra loro. </p>
<p>Seguendo il motto di un patriota scozzese (<em>&quot;Sono le ballate e non le leggi a costruire una nazione&quot;</em>) il gruppo capeggiato da Francesco Mancinelli ha viaggiato in &quot;un pezzo di storia nascosta&quot;, dai briganti meridionali agli indiani d&#8217;America, dalla Vandea in fiamme alla Scozia svenduta, per narrare &quot;il bianco sole dei vinti&quot;. Il &quot;campo dei ribelli&quot; quindi non è solo un ottimo cd di musica alternativa, ma anche e soprattutto un percorso staccato dalla storiografia ufficiale, troppo spesso impegnata ad etichettare e a glorificare i vincitori. </p>
<p>Altro obbiettivo di questo disco è quello di evocare <em>&quot;il ribelle che abbiamo dentro, una tipologia umana, un archetipo, un genus. Il Ribelle non vive soltanto nel Giacobita scozzese, nel Vandeano, nello Chouns Bretone, nel Brigante del Meridione, nel Cosacco Bianco. Il vero Ribelle (per usare una espressione di E. Junger) dimora nascosto nel &quot;bosco post-moderno&quot;: il terreno primordiale di ogni singola esistenza, la boscaglia da cui Egli un giorno irromperà come un leone(da <a class="Stile5" target="_blank" href="http://www.musicalternativa.com/">www.musicalternativa.com </a>)&quot; </em>. </p>
<p>Il tutto si snoda sulle orme di tre grandi artisti, apparentemente inconciliabili, che hanno fortemente contaminato i Contea: <strong>Pino Tosca</strong>, <strong>Fabrizio De Andrè</strong> ed il &quot;nostro&quot; <strong>Massimo Morsello</strong>. <br />
I primi brani riprendono le disavventure del principe Stuart e di tutta la popolazione scozzese che dovette rinunciare con la forza alla propria libertà per mano dell&#8217;Inghilterra: tra questi spiccano la bellissima ballata &quot;The march of the Kings of Laos&quot; e soprattutto &quot;Ye jacobites by names&quot; che già aveva ispirato i <strong>270bis</strong> nella composizione di &quot;Libertari&quot;. <br />
Dall&#8217;introduzione di &quot;Fazzoletti rossi&quot; si passa alla Rivoluzione Francese e quindi alle tragiche vicende della &quot;guerra di popolo&quot; della Vandea e della Chuonarie, quando la &quot;Forza della ragione&quot; ha manifestato in modo emblematico le proprie orrende capacità: l&#8217;ottavo brano è proprio &quot;Vandea&quot; dell&#8217;indimenticabile Massimo Morsello, riarrangiata elegantemente da Mancinelli e compagni, seguita poi dalla &quot;Vandeana&quot; di Pino Tosca. Rivolte anti- giacobine si svilupparono anche in Italia con i sanfedisti(bellissimo e abilmente risuonato il loro inno) e con le insurrezioni toscane, romagnole, tirolesi. <br />
Proprio in mezzo all&#8217;album troviamo un altro brano della musica alternativa,&quot;Oltre il confine&quot; da &quot;Incantesimi d&#8217;amore&quot; dei 270bis, rifatta anch&#8217;essa in modo impeccabile.</p>
<p>Il viaggio tra i vinti di ogni tempo riprende con la &quot;questione meridionale&quot; che ha le sue radici già nel 1700 e che è stata continuamente oscurata dalla versione semplicistica della storiografia ufficiale: la compagine romana ha così riprodotto &quot;Brigante se more&quot;, &quot;Canto del servo pastore&quot; di De Andrè, l&#8217;ironica ma malinconica &quot;Il brigante cattolico&quot; ed infine &quot;Vulisse addiventare&quot;. </p>
<p>A questo punto del disco, verrebbe da chiedersi:&quot;Cosa unisce gli indiani ai briganti?&quot;: entrambi vennero orribilmente incarcerati ed trucidati dai vincitori &quot;progressisti&quot; che tentarono di cancellare gli usi e i costumi locali con il gen.Cialdini che fu il &quot;Custer&quot; del nostro sud. Su questa scia i Contea hanno ripreso l&#8217;avvincente &quot;Fiume Sand Creek&quot; ancora una volta del grande Fabrizio De Andrè. </p>
<p>L&#8217;ultima tappa di questo percorso storico-musicale è la guerra civile russa che finì col portare funestamente a potere Lenin ed i suoi bolscevichi. Altri ancora però sono i vinti e i ribelli dimenticati dalla storia, a cui spetta un posto d&#8217;eccezione nel &quot;campo dei ribelli&quot;: a loro i Contea hanno dedicato l&#8217;ultima passionale canzone del cd, &quot;Sulla strada&quot; della magica Compagnia dell&#8217;Anello. </p>
<p>Volendo fare un bilancio generale, questo non può altro che essere positivo perché il gruppo romano è riuscito a produrre un album dall&#8217;elevata fattura, sia sul piano musicale, con ogni singolo brano che rispecchia fedelmente le condizioni storico-ambientali(forti infatti le contaminazioni folk ed elevata la qualità delle canzoni rispetto alle precedenti registrazioni), sia culturalmente perché la portata intellettuale è importante e &quot;pericolosamente eversiva&quot;. </p>
<p>È un disco quindi consigliato agli amanti di una musica &quot;alta&quot; ed &quot;impegnata&quot; che invita a riflettere e soprattutto ad aprire gli occhi su tante tragedie purtroppo dimenticate. Complimenti ai Contea.</p>
<p><span id="more-218"></span></p>
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