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	<title>Cantiribelli - Il portale della Musica Alternativa Italiana &#187; Recensioni</title>
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	<description>Concerti, mp3, interviste, biografie, recensioni sulla Musica Alternativa di destra</description>
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		<title>AAVV &#8211; Canti della rivolta ideale (DVD) &#8211; Recensione</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
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Una scommessa vinta, stravinta. Il primo Dvd di Musica Alternativa realizzato dal Laboratorio Area 27 é un lavoro bellissimo, coinvolgente, originale. Il concerto acustico di Skoll, Gabriele Marconi e Fabio ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='kouguu_fb_like_button'><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.cantiribelli.com/aavv-canti-della-rivolta-ideale-dvd-recensione&#038;layout=standard&#038;show_faces=true&#038;width=450&#038;height=65&#038;action=like&#038;colorscheme=light&#038;" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px;"></iframe></div>
<p>Una scommessa vinta, stravinta. Il primo Dvd di Musica Alternativa realizzato dal Laboratorio Area 27 é un lavoro bellissimo, coinvolgente, originale. Il concerto acustico di Skoll, Gabriele Marconi e Fabio Constantinescu, svoltosi nella favolosa cornice del Vittoriale del grande D&#8217;Annunzio, é un concentrato, facilmente intuibile dal titolo del dvd, di quasi quaranta anni di Musica Alternativa. </p>
<p>Il concerto-evento si apre con il collaudato duo Skoll-Costantinscu con l&#8217;intramontabile &quot;Boia chi molla&quot; dei ZPM e continua tra canzoni dello stesso Skoll e di altri gruppi, affrontando le vicende di Fiume, Zara, Pola e tutta la Dalmazia. Successivamente i due artisti lasciano la scena a Gabriele Marconi che si esibisce in numerose canzoni, da &quot;Noi pochi&quot; a &quot;In viaggio&quot;, per poi interpretare brani dei Non nobis Domine, di Marcello De Angelis, e in anteprima presentare un suo nuovo brano, &quot;Cari amici miei&quot;. Lo spettacolo prosegue col duo Constantinescu-Skoll con la bellissima &quot;In alto i cuori&quot;, passando per l&#8217;inedito-ska &quot;Buia la notte&quot;, fino a &quot;Lune feroci&quot;.</p>
<p>Torna poi sul palco G.Marconi con la stupenda e commovente &quot;Piccolo Attila&quot; e il concerto si avvia alla conclusione con cinque favolosi brani e la platea tutta in piedi: &quot;Canti assassini&quot; dell&#8217;indimenticabile Massimo Morsello, &quot;Claretta e Ben&quot; dei 270bis, &quot;Amici del Vento&quot; con la intervento del mitico Guido Giraudo, &quot;Sulla strada&quot; e, infine, l&#8217;inno di tutta la Musica Alternativa, &quot;Il domani appartiene a noi&quot; della Compagnia dell&#8217;Anello. </p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;audio e il video é inutile dire che, grazie alle potenzialità dei dvd, sembra quasi di essere comodamente seduti in platea a gustarsi questo splendido lavoro. Le riprese sono ottime e confermano l&#8217;ottima qualità raggiunta dai prodotti targati Laboratorio Area 27.</p>
<p>In conclusione quindi questo DVD è consigliato a tutti coloro che vogliono scoprire o ricordare la Musica Alternativa attraverso i trenta favolosi brani sapientemente interpretati dal trio Skoll-Constantinescu-Marconi.</p>
<p><span id="more-217"></span></p>
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		<title>Amici del Vento &#8211; Tributo a Carlo &#8211; Recensione</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
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<p align="justify">Questa splendida raccolta nasce da un altro concerto-evento degli Amici del Vento: il 13 dicembre 2003, al teatro Carcano di Milano, la storica compagine ha ricordato Carlo Venturino fondatore e cuore pulsante del gruppo, tragicamente scomparso in un incidente stradale. <br />
I nuovi Amici del Vento si presentano con Marco Venturino (autore delle ultime canzoni) alla voce e alla chitarra, il grande Fabio Constantinescu alla chitarra ritmica, Gianni Madonini alle tastiere, Cesare Grappelli alla chitarra solista, Luca Tonani al basso elettrico, Tony Rotta alla batteria/percussioni e infine Claudio Alghisi alla tromba. <br />
L&#8217;album si apre con la sug gestiva &quot;A Carlo&quot;, scritta dal fratello Marco Venturino e naturalmente dedicata al cantautore prematuramente scomparso; a seguire &quot;Noi&quot;, conosciuta più come &quot;Ragazzo biondo&quot;, con un ritmo frenetico e un po&#8217; country (spettacolare l&#8217;assolo), scriita all&#8217;epoca per denunciare la situazione dell&#8217;Italia degl&#8217;anni di piombo con la gioventù missina, inebriata dall&#8217;idea di un&#8217;Europa diversa da quella attuale, ma costretta a dover lottare contro aborti, relativismo e &quot;sessocrazia&quot;. La terza traccia è &quot;Nel suo nome&quot;, con una tromba calorosa in sottofondo, ideata da Marco Venturino per ricordare la tragica fine di <strong>Mikis Mantakas</strong>, uno dei tanti &quot;cuori neri&quot; uccisi dal fanatismo politico degl&#8217;anni settanta. <br />
Seguono l&#8217;amara &quot;Vecchi amici&quot;, la mitica e militaresca &quot;Ritorno&quot; (dalla disfatta della Seconda Guerra Mondale): il sesto brano è invece &quot;Anni Settanta&quot;, suonato in un modo veramente spettacolare con sfumature rockettare per esprimerne la forte carica espressiva. <br />
Nel cd, tra le canzoni degli Amici del Vento, sbucano anche &quot;Piccolo Attila&quot; di Gabriele Marconi, dedicata a Nanni De Angelis sulle note di Foggy Dew, &quot;Canti Assassini&quot; dell&#8217;altro grande Massimo Morsello, e infine &quot;Un uomo da perdere&quot; di Fabrizio Marzi. <br />
La raccolta comprende altri brani tratti dalla produzione artistica del gruppo milanese, tra cui &quot;Progressista Rap&quot;, anch&#8217;essa leggermente rockettara, la didascalica &quot;Identità&quot;, un vera e propria summa di consigli per i nostri giovani, ed &quot;Essere Normale&quot; con &quot;le intrusioni&quot; di Fabio Constantinescu. <br />
L&#8217;album si conclude con l&#8217;ironica &quot;Gatto Nero&quot; che, molti non sanno, è stata scritta a 4 mani da Marco Venturino e dall&#8217;irriducibile Guido Giraudo, e naturalmente con &quot;Amici del Vento&quot;, una delle canzoni più significative di tutta la musica alternativa. </p>
<p>Non si può non sottolineare la bravura di tutti i musicisti che hanno rimodernato tutte le canzoni, determinando uno spettacolo qualitativamente e musicalmente eccelso, apprezzabile soprattutto da chi è affascinato dalla Musica Alternativa tradizionale. Davvero un ottimo lavoro.<strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: right;">cantiribelli.com</p>
<p><span id="more-209"></span></p>
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		<title>Antica Tradizione &#8211; Il cavaliere, la morte e il diavolo &#8211; Recensione</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
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<p><strong>RECENSIONE a cura di Barbara. T.</strong> &#8211; Un&rsquo;atmosfera surreale, fuori da ogni tempo, trascinante e stregata avvolge le 14 tracce del nuovissimo lavoro degli Antica Tradizione. Il titolo &ldquo;Il cavaliere, la morte e il diavolo&rdquo; è l&rsquo;incipit del viaggio che percorre tutto il CD. Armonia, magia, musiche magistralmente suonate ed interpretate, testi poetici, profondi. La chitarra suona lenta e potente, i&nbsp; flauti ritmano dolci melodie antiche, i violini donano un sapore malinconico e&nbsp; oscuro per giungere ad un risultato corale stupefacente e assolutamente sbalorditivo. Il CD vi trascinerà in luoghi lontani e persi nel tempo, vi porterà nei regni del Nord, vi accompagnerà in una terra di mezzo fino a farvi quasi avvertire gli scalpitii dei cavalli lungo la foresta, il profumo d&rsquo;idromele, il suono delle spade scintillanti di impavidi cavalieri, il crepitio del fuoco del Solstizio. Forza, virtù, onore, lotta fino a giungere agli inni per l&rsquo;Irlanda e per i Campi Hobbit. Un prodotto così perfetto da sembrare inumano, un prodotto che riesce a sfiorare le corde più profonde dell&rsquo;essere, facendo rabbrividire anche l&rsquo;animo più ferreo. Da sottolineare anche l&rsquo;estetica del prodotto, a partire dalla confezione in digipack e il libretto curato nei minimi dettagli con immagini decisamente suggestive.&nbsp; Un ringraziamento agli Antica Tradizione per questo magnifico regalo&hellip; per tutto il resto non dovrete far altro che acquistarlo, ne vale alquanto la pena! L&rsquo;alternativa è tornata!</p>
<p>Dove acquistarlo: http://www.quota33.net</p>
<p>&nbsp;&nbsp;</p>
<p><span id="more-215"></span></p>
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		<title>Aufidena &#8211; Z80 &#8211; Recensione</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
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<p>Il 2008 per la Musica Alternativa si apre con l&rsquo;ultimo lavoro  di Aufidena(ex Viking) dal titolo <strong>&ldquo;Z80&rdquo;</strong> prodotto dalla AshTree Records della stessa Francesca Ortolani. 17 tracce che spaziano da brani più vivaci, come ad esempio &ldquo;Nothing is easy&rdquo;, &ldquo;Here comes the sun&rdquo;, &ldquo;Skin of Stones&rdquo;, &ldquo;Popcorn&rdquo;, a pezzi più intimi ed acustici, quali &ldquo;When the moon comes&rdquo;, &ldquo;Uber den Wolken&rdquo;. L&rsquo;utilizzo inoltre di più lingue all&rsquo;interno album stesso(inglese, italiano e tedesco) contribuisce a rendere &ldquo;Z80&rdquo; meno scontato e più accattivante: tutti i brani sono comunque accumunati dalla consueta voce di Aufidena e dall&rsquo;uso veramente azzeccato del suo flauto. <br />
Si parte con la cover &ldquo;Nothing is easy&rdquo; dei leggendari Jethro Tull, ormai un must per Aufidena, e si procede con &ldquo;Here come the sun&rdquo;, brano impreziosito da cori e da gradevoli soli di flauto. &nbsp;Seguono poi canzoni più pacate come &ldquo;Under the Cathedral&rdquo;, con un finale di puro rock, &ldquo;Sotto il vessillo del corvo&rdquo;, che ricorda lo stile e le ballate di Gabriele Marconi, &ldquo;When the moon comes&rdquo;, &ldquo;Beautiful pain&rdquo;, anticipata però da uno dei pezzi più rocckeggianti del disco, ovvero &ldquo;Skin of Stones&rdquo;, ed infine &ldquo;Affoga in quel bicchiere di vino&rdquo;.<br />
La traccia n.9 &ldquo;Popcorn&rdquo; costituisce invece la seconda cover di &ldquo;Z80&rdquo;,un pezzo strumentale scritto da Gershon Kingsley davvero molto coinvolgente. Si continua poi con altri tre brani in inglese, quali &nbsp;&ldquo;The secret of words of Creatures&rdquo;, &nbsp;&ldquo;Contemplate&rdquo; e &ldquo;I wished I could have a child&rdquo; per poi passare ai due unici pezzi in tedesco dell&rsquo;album, vale a dire &ldquo;Uber den Wolken&rdquo; e &ldquo;In&nbsp; deinen Augen&rdquo;, arrangiato quest&rsquo;ultimo in maniera ottima. <br />
Il disco si chiude con i restanti tre brani: l&rsquo;omonimo &ldquo;Z80&rdquo;, collage musicale che ricorda alcune sperimentazioni dei Pink Floyd, la malinconica &ldquo;Away &ndash; from my homeland&rdquo; ed infine &ldquo;White flowers&rdquo; dedicata ad ogni soldato d&rsquo;Europa.<br />
Nel complesso &ldquo;Z80&rdquo; rappresenta un mix ben riuscito di influenze folk, rock e prog, puntellate qua e là da sonorità puramente elettroniche: &nbsp;musicalmente quindi Aufidena non tradisce le aspettative dei fans &nbsp;differenziandosi abbastanza dal già variegato panorama della Musica Alternativa. Unica pecca del disco è l&rsquo;uso massiccio dell&rsquo;inglese, il che rende un po&rsquo; più lenta la comprensione dei testi. <br />
Un lavoro che comunque merita l&rsquo;attenzione delle &ldquo;orecchie  buone&rdquo;.<strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: right;">cantiribelli.com</p>
<p><span id="more-208"></span></p>
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		<title>Contea &#8211; Il campo dei ribelli &#8211; Recensione</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
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<p>I Contea sono riusciti, con questo disco, ha realizzare una delle fantasie più grandi dell&#8217;uomo: il loro &quot;campo dei ribelli&quot; è una vera e propria &quot;macchina del tempo&quot; che attraversa epoche e continenti distanti tra loro. </p>
<p>Seguendo il motto di un patriota scozzese (<em>&quot;Sono le ballate e non le leggi a costruire una nazione&quot;</em>) il gruppo capeggiato da Francesco Mancinelli ha viaggiato in &quot;un pezzo di storia nascosta&quot;, dai briganti meridionali agli indiani d&#8217;America, dalla Vandea in fiamme alla Scozia svenduta, per narrare &quot;il bianco sole dei vinti&quot;. Il &quot;campo dei ribelli&quot; quindi non è solo un ottimo cd di musica alternativa, ma anche e soprattutto un percorso staccato dalla storiografia ufficiale, troppo spesso impegnata ad etichettare e a glorificare i vincitori. </p>
<p>Altro obbiettivo di questo disco è quello di evocare <em>&quot;il ribelle che abbiamo dentro, una tipologia umana, un archetipo, un genus. Il Ribelle non vive soltanto nel Giacobita scozzese, nel Vandeano, nello Chouns Bretone, nel Brigante del Meridione, nel Cosacco Bianco. Il vero Ribelle (per usare una espressione di E. Junger) dimora nascosto nel &quot;bosco post-moderno&quot;: il terreno primordiale di ogni singola esistenza, la boscaglia da cui Egli un giorno irromperà come un leone(da <a class="Stile5" target="_blank" href="http://www.musicalternativa.com/">www.musicalternativa.com </a>)&quot; </em>. </p>
<p>Il tutto si snoda sulle orme di tre grandi artisti, apparentemente inconciliabili, che hanno fortemente contaminato i Contea: <strong>Pino Tosca</strong>, <strong>Fabrizio De Andrè</strong> ed il &quot;nostro&quot; <strong>Massimo Morsello</strong>. <br />
I primi brani riprendono le disavventure del principe Stuart e di tutta la popolazione scozzese che dovette rinunciare con la forza alla propria libertà per mano dell&#8217;Inghilterra: tra questi spiccano la bellissima ballata &quot;The march of the Kings of Laos&quot; e soprattutto &quot;Ye jacobites by names&quot; che già aveva ispirato i <strong>270bis</strong> nella composizione di &quot;Libertari&quot;. <br />
Dall&#8217;introduzione di &quot;Fazzoletti rossi&quot; si passa alla Rivoluzione Francese e quindi alle tragiche vicende della &quot;guerra di popolo&quot; della Vandea e della Chuonarie, quando la &quot;Forza della ragione&quot; ha manifestato in modo emblematico le proprie orrende capacità: l&#8217;ottavo brano è proprio &quot;Vandea&quot; dell&#8217;indimenticabile Massimo Morsello, riarrangiata elegantemente da Mancinelli e compagni, seguita poi dalla &quot;Vandeana&quot; di Pino Tosca. Rivolte anti- giacobine si svilupparono anche in Italia con i sanfedisti(bellissimo e abilmente risuonato il loro inno) e con le insurrezioni toscane, romagnole, tirolesi. <br />
Proprio in mezzo all&#8217;album troviamo un altro brano della musica alternativa,&quot;Oltre il confine&quot; da &quot;Incantesimi d&#8217;amore&quot; dei 270bis, rifatta anch&#8217;essa in modo impeccabile.</p>
<p>Il viaggio tra i vinti di ogni tempo riprende con la &quot;questione meridionale&quot; che ha le sue radici già nel 1700 e che è stata continuamente oscurata dalla versione semplicistica della storiografia ufficiale: la compagine romana ha così riprodotto &quot;Brigante se more&quot;, &quot;Canto del servo pastore&quot; di De Andrè, l&#8217;ironica ma malinconica &quot;Il brigante cattolico&quot; ed infine &quot;Vulisse addiventare&quot;. </p>
<p>A questo punto del disco, verrebbe da chiedersi:&quot;Cosa unisce gli indiani ai briganti?&quot;: entrambi vennero orribilmente incarcerati ed trucidati dai vincitori &quot;progressisti&quot; che tentarono di cancellare gli usi e i costumi locali con il gen.Cialdini che fu il &quot;Custer&quot; del nostro sud. Su questa scia i Contea hanno ripreso l&#8217;avvincente &quot;Fiume Sand Creek&quot; ancora una volta del grande Fabrizio De Andrè. </p>
<p>L&#8217;ultima tappa di questo percorso storico-musicale è la guerra civile russa che finì col portare funestamente a potere Lenin ed i suoi bolscevichi. Altri ancora però sono i vinti e i ribelli dimenticati dalla storia, a cui spetta un posto d&#8217;eccezione nel &quot;campo dei ribelli&quot;: a loro i Contea hanno dedicato l&#8217;ultima passionale canzone del cd, &quot;Sulla strada&quot; della magica Compagnia dell&#8217;Anello. </p>
<p>Volendo fare un bilancio generale, questo non può altro che essere positivo perché il gruppo romano è riuscito a produrre un album dall&#8217;elevata fattura, sia sul piano musicale, con ogni singolo brano che rispecchia fedelmente le condizioni storico-ambientali(forti infatti le contaminazioni folk ed elevata la qualità delle canzoni rispetto alle precedenti registrazioni), sia culturalmente perché la portata intellettuale è importante e &quot;pericolosamente eversiva&quot;. </p>
<p>È un disco quindi consigliato agli amanti di una musica &quot;alta&quot; ed &quot;impegnata&quot; che invita a riflettere e soprattutto ad aprire gli occhi su tante tragedie purtroppo dimenticate. Complimenti ai Contea.</p>
<p><span id="more-218"></span></p>
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		<title>Dieci anni di AN musicalmente scorretti</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
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<p>La Musica Alternativa, ovvero quel vasto patrimonio di brani musicali creati da autori riconducibili all&#8217;ambiente militante di destra, è un fenomeno di cultura sommersa che copre un arco di tempo lungo più di tre decenni. <br />
Sono stati anni in cui si sono scritte canzoni, si sono organizzati concerti, si sono realizzate produzioni di livello sempre più elevato: dalle prime musicassette registrate con mezzi di fortuna, si è infatti giunti, ai giorni nostri, a CD e video di elevata qualità, frutto di un patrimonio di esperienze tecniche e musicali che testimoniano un progresso notevole, sia per quanto riguarda lo stile e il linguaggio musicale, sia sul piano della capacità tecnica. <br />
Ciò che invece è rimasto immutato è l&#8217;omogeneità dei contenuti delle canzoni: i testi infatti, pur passando attraverso ispirazioni, impostazioni, esperienze e linguaggi musicali diversi, risultano estremamente conformi dal punto di vista del messaggio che intendono trasmettere, in quanto sono tutti legati dal filo rosso che è alla base dell&#8217;humus culturale, politico ma soprattutto umano dell&#8217;ambiente di riferimento. <br />
Un ambiente che ha in molti casi scelto la musica come mezzo per comunicare al resto del mondo le proprie idee, la propria visione della vita, i propri sogni: scrivere canzoni, oggi come ieri, è quindi da considerarsi come un modo diverso e &ldquo;alternativo&rdquo; di fare politica, probabilmente molto più efficace degli strumenti di propaganda utilizzati tradizionalmente. <br />
E questo anche se la Musica Alternativa è rimasta quasi sempre al di fuori dei circuiti commerciali tradizionali: essa infatti è stata conosciuta prevalentemente attraverso lo strumento tipico delle culture underground, il passaparola. In pieno secolo di comunicazione globale, il macroscopico fenomeno di espressione &ldquo;antagonista&rdquo; in esame si è diffuso quasi esclusivamente mediante circuiti interni, anche se estesi su tutto il territorio nazionale. Si acquistano i dischi ai concerti, alle manifestazioni o nei pochissimi punti vendita di materiale &ldquo;alternativo&rdquo;; li si ascolta nelle sezioni di partito e li si trasmette di città in città organizzando spedizioni in giro per l&#8217;Italia: li si diffonde quindi autonomamente, senza quasi avvicinarsi al sistema di commercializzazione della musica &ldquo;normale&rdquo;. <br />
Insomma, anche se sono cambiati i tempi, i contesti socio &ndash; politici e le situazioni storiche in cui ci si trova ad agire, l&#8217;esperienza musicale della destra è rimasta legata alla capacità e all&#8217;iniziativa dei singoli: alcuni gruppi hanno un loro sito internet; sono state tentate esperienze di web &ndash; radio per diffondere nella rete le canzoni più rappresentative; sono nate etichette discografiche e case di produzione concentrate sul tipo di brani in esame; si sta cercando, grazie all&#8217;attività dell&#8217;Associazione Culturale Lorien, di raccogliere e catalogare tutto il materiale esistente sulla Musica Alternativa. <br />
Tutte situazioni e fasi di sviluppo molto utili ed importanti, ma che comunque sono riuscite fino ad ora solo in minima parte a far uscire dal sommerso un patrimonio che fa parte integrante della nostra storia e della nostra identità. <br />
In questi ultimi anni lo scenario politico ha visto mutare radicalmente il ruolo e la posizione della destra: con la nascita di Alleanza Nazionale e con la sua crescita, si sono infatti aperti degli spazi e delle prospettive fino a poco tempo prima forse impensabili. <br />
Nonostante questo però, probabilmente per un problema di scelta di priorità, l&#8217;ascesa del nostro partito non ha coinvolto gli aspetti culturali e musicali dell&#8217;impegno politico: si è preferito infatti lasciare spazio prevalentemente a progetti e realizzazioni conformi ad uno strettissimo realismo politico, che troppo spesso rischiano di trascurare, a nostro modo di vedere colpevolmente, tutto quello che non è legato all&#8217;immagine e al consenso elettorale. <br />
Ci auguriamo quindi, sperando che questo non resti solo un sogno utopistico, che in futuro il nostro partito allarghi i suoi orizzonti e comprenda l&#8217;importanza di valorizzare un ambito di attività dalle enormi potenzialità come quello musicale, anche perché, come disse Ian Stuart, &ldquo;una canzone può più di mille volantini&rdquo;.</p>
<p align="right">Cristina Di Giorgi*</p>
<p style="text-align: justify;">*L&#8217;articolo è tratto da destrasociale.org .</p>
<p><span id="more-206"></span></p>
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		<title>E intanto nei Campi Hobbit affondava le radici la creatività della destra</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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<p>Al 31 dicembre di quest&rsquo;anno, sul Settantasette della sinistra e dei suoi protagonisti sapremo tutto: logiche politiche, idiosincrasie, gusti musicali, scazzi di famiglia, estremisti e protoriformisti, Scalzone e Annunziata, Radio Alice e Piero Ottone. Liberazione che fa uscire la storia degli anni Settanta in fascicoli, il Secolo d&rsquo;Italia che censura questa voglia di copyright, i pochi (speriamo di no) che si ricorderanno del primo 45 giri di Vasco Rossi e della prima puntata di Happy days, trasmessa il 12 agosto (altri tempi, altri palinsesti&#8230;).<br />
Era facile immaginarlo. Dell&rsquo;altro Settantasette, quello vissuto a destra, in genere si sa poco. Difficile immaginare conferenze universitarie di qualche reduce, e i politici tendono a svicolare per non interrogarsi troppo. È un anno dove la violenza si fa ancora più cieca. Eppure non è solo barbarie, il Settantasette. In quell&rsquo;anno accadranno cose destinate a ripercuotersi ancor oggi sulla morfologia politica e l&rsquo;antropologia della destra italiana. A gennaio, dopo il congresso del Msi, nasce la corrente di Democrazia nazionale, uscita dal partito accusando Almirante di voler fare l&rsquo;antisistema a tutti i costi. L&rsquo;esperienza durerà poco, ma qualcuno ancora è convinto che siano lì i germi della nascita di Alleanza nazionale. Nel 1977 Almirante impone Gianfranco Fini alla segreteria del Fronte della gioventù, bloccando la vittoria di Marco Tarchi. La carriera politica di Fini dura ancora, quella di Tarchi termina nei primi anni Ottanta, ma l&rsquo;intellettuale fiorentino segnerà e non poco l&rsquo;imprinting della destra giovanile che si va configurando in questi anni.<br />
Anche se il Msi almirantiano fa quasi finta di non accorgersene, nel Settantasette a destra finalmente mette radici la creatività. Fioriscono le radio &laquo;libere&raquo;, dalla milanese Radio University alla romana Radio Alternativa: arriveranno a essere sessanta. Nascono cantautori e gruppi musicali, dagli Amici del vento agli ZPM, dagli Janus alla Compagnia dell&rsquo;anello, che superano con suoni folk e rock il nostalgismo delle marcette. Si moltiplicano le riviste, dalla satira colta de La voce della fogna al più istituzionale Dissenso, da Linea e Elementi. Il Candido di Giorgio Pisanò appoggia &laquo;scandalosamente&raquo; la cacciata di Luciano Lama dalla &laquo;Sapienza&raquo; titolando: &laquo;Viva la rabbia della gioventù&raquo;. Sui muri dell&rsquo;università è apparsa la scritta, con tanto di croce celtica: &laquo;Caradonna 68 Lama 77&raquo;. Autonomi più fascisti contro il sistema, poi si scoprirà che è una mezza balla ma intanto il mito è stato costruito.<br />
Si leggono le prime critiche cinematografiche da destra, l&rsquo;attenzione per il ribellismo gauchiste segna &laquo;contaminazioni tra mondi apparentemente lontanissimi&raquo;, scrive Umberto Croppi, uno dei fasciocreativi di allora, nell&rsquo;introduzione di I sogni e gli spari. Il &rsquo;77 di chi non c&rsquo;era, di Emiliano Sbaraglia (Azimut, pagg. 128, euro 9,90). Insomma, la destra giovanile si muove, tra mille limiti e inevitabili contraddizioni, con la voglia di togliersi il piombo dalle ali (e intorno alle sezioni, anche se lo spontaneismo armato sarà vicolo cieco di tante speranze) e di stare nei movimenti generazionali. Il punto di coagulo di queste pulsioni è il primo dei tre Campi Hobbit. Ha luogo a giugno a Montesarchio, provincia di Benevento, organizzato dai giovani rautiani. Dietro il richiamo alla mitologia tolkieniana, scrive Luciano Lanna, &laquo;tutto un universo creativo e giovanile trovava nuove metafore di comunicazione&raquo;: biopolitica ed ecologia, alimentazione e fumetti, le nuove forme grafiche, i murales, la curiosità per gli indiani metropolitani, la croce celtica come simbolo antinostalgico, i fumetti francesi di Jack Marchal, la questione femminile, la fantasy, gli stili di vita, l&rsquo;elaborazione intellettuale.<br />
Stanno cominciando, con tre anni di anticipo, gli anni Ottanta. Due ottime guide per orientarsi sono l&rsquo;Agenda 2007 dell&rsquo;associazione Lorien (www.lorien.it), dedicata a una cronologia ragionata del Settantasette con articoli e immagini di archivio, e il bellissimo Altre storie, antologia di saggi, testi e immagini &#8211; anche fumetti &#8211; della Compagnia dell&rsquo;anello (www.compagniadellanello.net). Storie di musica e militanza che non si piangono addosso.</p>
<p style="text-align: right;">Angelo Mellone*</p>
<p style="text-align: justify;">*Articolo tratto da Il Giornale del 28&nbsp;Febbraio 2007.</p>
<p><span id="more-207"></span></p>
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		<title>Fabio Constantinescu &#8211; Completamente libero &#8211; Recensione</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
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&#34;Fabio è un personaggio anomalo nel panorama della Musica alternativa interpretata, in genere, da militanti che trasferiscono le loro esperienze di lotta in musica. Troppo giovane per le barricate degli ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='kouguu_fb_like_button'><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.cantiribelli.com/fabio-constantinescu-completamente-libero-recensione&#038;layout=standard&#038;show_faces=true&#038;width=450&#038;height=65&#038;action=like&#038;colorscheme=light&#038;" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px;"></iframe></div>
<p><em>&quot;Fabio è un personaggio anomalo nel panorama della Musica alternativa interpretata, in genere, da militanti che trasferiscono le loro esperienze di lotta in musica. Troppo giovane per le barricate degli anni &#8216;70, rinchiuso nel silenzio dopo la morte di Carlo negli anni &#8216;80, non aveva alle spalle il bagaglio politico degli altri cantautori, non conosceva l&#8217;ambiente, non era stato iscritto ad organizzazioni giovanili, non aveva partecipato ai campi. L&#8217;impatto con il mondo della MA per lui, quindi, è stato più duro, ma proprio per questo ha dimostrato, più di altri, di averlo nel <strong>cuore</strong>.&quot;</em><br />
Ecco cosa ci dice Guido Giraudo ed ecco cosa emerge dall&#8217;ultimo album del grande Fabio Constantinescu, una raccolta di vecchie e nuove canzoni di elevata fattura artistica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-213"></span></p>
<p>Il disco si apre con l&#8217;energica &quot;Completamente libero&quot;, una sorta di grido di autoaffermazione e di denuncia contro un mondo caratterizzato da &quot;una schifosa guerriglia&quot; o da &quot;una guerra per tutta la famiglia&quot;, simbolo di &quot;questa folle e sanguinaria inciviltà&quot;. La seconda canzone è &quot;In alto i cuori&quot;, una dei tanti capolavori di Fabio(chi non ricorda il ritornello &quot;se la lancia è spezzata il cuore no&quot; ?!), presente anche nel bellissimo dvd &quot;Canti della rivolta ideale&quot;; segue &quot;Ventesimo secolo&quot;(in collaborazione con D. Bajocchi) con uno stile dance che contrasta con i tragici temi affrontati dall&#8217;artista milanese su questo mondo alla deriva, temi a loro volta ripresi in &quot;Mostruoso potere&quot;. Si arriva poi alla ballata &quot;Siamo l&#8217;immensità&quot; ed alla leggendaria ed avvincente &quot;L&#8217;ultima dimora accogliente&quot;, altro brano famosissimo con la collaborazione di <strong>altri artisti</strong> della musica alternativa, quali D. Bressan, M. Bortoluzzi. C. Constantinescu e M. Guzzetti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il settimo brano, &quot;Ricordati anche di me&quot;, ripercorre dolorosamente ed amaramente le tragedie della seconda guerra mondiale, nelle pianure desolate della Russia, nei lager e nelle, purtroppo, dimenticate foibe.<br />
L&#8217;album prosegue con &quot;Voci nel vento&quot;, caratterizzata da un bel sottofondo rockettaro, con la partecipazione del magnifico <strong>Skoll</strong>: nata da un&#8217;idea di Guido Giraudo, questa canzone ripercorre i tanti anni trascorsi da Constantinescu con la MA, tra passato, presente e futuro. Successivamente si posso ascoltare il grido di &quot;Fumo e benzene&quot;, le varie versioni di &quot;Sentiero&quot; e &quot;Vecchie notizie dal nuovo mondo&quot; con un rock abbastanza duro e con sottili giochi di parole sul degrado del nostro sistema.<br />
Tra le ultime canzoni spiccano la struggente &quot;Scudo d&#8217;Europa&quot; dedicata alla Romania, devastata da anni di comunismo e alzatasi sempre in difesa del nostro continente, e &quot;Suonare e cantare&quot; che esprime la vera indole del nostro grande Fabio.</p>
<p>&quot;Completamente libero&quot; è quindi un album eccezionale, suonato grandiosamente e moralmente/socialmente carico di significati, di denunce, di amare constatazioni: il tutto, per musica e testi, potrebbe essere tranquillamente collegato con le canzoni dell&#8217;indimenticabile <strong>Massimo Morsello</strong>, altro autore fortemente impegnato nella denuncia di un mondo senza più radici.<br />
È un disco da ascoltare in assoluto silenzio, con una particolare attenzione per i temi affrontati, per le sfumature sonore, per il <strong>cuore</strong> che ancora una volta Fabio ha saputo trasmettere a questi diciannove brani. Da non perdere.</p>
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		<title>Fabio Constantinescu &#8211; Completamente libero &#8211; Recensione</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
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<p><em>&quot;Fabio è un personaggio anomalo nel panorama della Musica alternativa interpretata, in genere, da militanti che trasferiscono le loro esperienze di lotta in musica. Troppo giovane per le barricate degli anni &#8216;70, rinchiuso nel silenzio dopo la morte di Carlo negli anni &#8216;80, non aveva alle spalle il bagaglio politico degli altri cantautori, non conosceva l&#8217;ambiente, non era stato iscritto ad organizzazioni giovanili, non aveva partecipato ai campi. L&#8217;impatto con il mondo della MA per lui, quindi, è stato più duro, ma proprio per questo ha dimostrato, più di altri, di averlo nel <strong>cuore</strong>&quot; </em><br />
Ecco cosa scrive Guido Giraudo ed ecco cosa emerge dall&#8217;ultimo album del grande Fabio Constantinescu, una raccolta di vecchie e nuove canzoni dall&#8217;elevata fattura artistica. <br />
Il disco si apre con l&#8217;energica &quot;Completamente libero&quot;, una sorta di grido di autoaffermazione e di denuncia contro un mondo caratterizzato da &quot;una schifosa guerriglia&quot; e da &quot;una guerra per tutta la famiglia&quot;, simbolo di &quot;questa folle e sanguinaria inciviltà&quot;. La seconda canzone è &quot;In alto i cuori&quot;, uno dei tanti capolavori di Fabio(chi non ricorda il ritornello &quot;se la lancia è spezzata il cuore no&quot; ?!), presente anche nel bellissimo <strong>dvd &quot;Canti della rivolta ideale&quot;</strong>; segue &quot;Ventesimo secolo&quot;(in collaborazione con D. Bajocchi) con uno stile dance che contrasta con i tragici temi affrontati dall&#8217;artista milanese, temi a loro volta ripresi in &quot;Mostruoso potere&quot;.</p>
<p>Si arriva poi alla ballata &quot;Siamo l&#8217;immensità&quot; ed alla leggendaria ed avvincente &quot;L&#8217;ultima dimora accogliente&quot;, altro brano famosissimo con la collaborazione di altri artisti della musica alternativa, quali <strong>Dario&nbsp;Bressan</strong>, <strong>Mario Bortoluzzi</strong>, <strong>Cristina Constantinescu</strong> e <strong>M. Guzzetti</strong>. Il settimo brano, &quot;Ricordati anche di me&quot;, ripercorre dolorosamente ed amaramente le tragedie della seconda guerra mondiale, nelle pianure desolate della Russia, nei lager e nelle, purtroppo, dimenticate foibe.</p>
<p>L&#8217;album prosegue con &quot;Voci nel vento&quot;, caratterizzata da un bel sottofondo rockettaro, con la partecipazione del cantautore <strong>Skoll</strong>: nata da un&#8217;idea di Guido Giraudo, questa canzone ripercorre i tanti anni trascorsi da Constantinescu nel mondo della&nbsp;Musica Alternativa tra passato, presente e futuro. Successivamente si posso ascoltare il grido di &quot;Fumo e benzene&quot;, le varie versioni di &quot;Sentiero&quot; e &quot;Vecchie notizie dal nuovo mondo&quot; con un rock abbastanza duro e con sottili giochi di parole sul degrado del nostro sistema.</p>
<p>Tra le ultime canzoni spiccano la struggente &quot;Scudo d&#8217;Europa&quot; dedicata alla Romania, devastata da anni di comunismo e alzatasi sempre in difesa del nostro continente, e &quot;Suonare e cantare&quot; che esprime al meglio la vera indole del nostro grande Fabio.</p>
<p>&quot;Completamente libero&quot; è quindi un album ricco, suonato grandiosamente e carico di significati, di denunce, di amare constatazioni: il tutto, per musica e testi, potrebbe essere tranquillamente associato con le canzoni dell&#8217;indimenticabile <strong>Massimo Morsello</strong>, altro autore fortemente impegnato nella denuncia di un mondo senza più radici. <br />
È un disco da ascoltare in assoluto silenzio, con una particolare attenzione per i temi affrontati, per le sfumature sonore e per il <strong>CUORE </strong> che ancora una volta Fabio ha saputo trasmettere a questi diciannove brani.&nbsp;</p>
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		<title>Fabio Constantinescu &#8211; Nel nome dei Padri &#8211; Recensione</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
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Il mese di luglio inizia con una grandissima novità per la nostra musica: come da giorni annunciato nella Newsletter e sul sito di Canti ribelli, da oggi è possibile scaricare ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='kouguu_fb_like_button'><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.cantiribelli.com/fabio-constantinescu-nel-nome-dei-padri-recensione&#038;layout=standard&#038;show_faces=true&#038;width=450&#038;height=65&#038;action=like&#038;colorscheme=light&#038;" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px;"></iframe></div>
<p>Il mese di luglio inizia con una grandissima novità per la nostra musica: come da giorni annunciato nella Newsletter e sul sito di Canti ribelli, da oggi è possibile scaricare gratuitamente e legalmente, in formato mp3, l&rsquo;ultimo album di Fabio Constantinescu, dall&rsquo;evocativo titolo &ldquo;<b>Nel nome dei padri</b>&rdquo;.</p>
<p>Una decisione, quella del cantautore e musicista milanese, che innova radicalmente i metodi di distribuzione della nostra musica: collegandosi al sito di Canti ribelli infatti, è possibile accedere ai link delle varie canzoni, che Fabio ha scelto di condividere direttamente e immediatamente con tutti gli amanti della musica alternativa.</p>
<p>Fabio comincia ad occuparsi di musica alternativa già nel 1978, collaborando per alcuni anni con gli Amici del Vento. In seguito, dopo un lungo periodo di lontananza (in cui però comunque continua a scrivere canzoni e a suonare, anche se non sui palchi &ldquo;alternativi&rdquo;), dal 1997 in poi pubblica da solista quattro lavori e collabora a più riprese con Skoll. Quella che esce oggi è quindi la sua quinta opera alternativa: una serie di quattordici canzoni che, nel classico stile cantautoriale di Fabio, lasciano a chi le ascolta una serie di spunti di riflessione e quasi di immagini, che le parole e le note sottolineano con semplicità e musicalità.</p>
<p>Molti i temi trattati in questo nuovo e curato lavoro di Fabio: dall&rsquo;aborto (<b><i>Una possibilità di vivere</i></b>, in cui un bimbo non nato dice alla mamma &ldquo;&hellip;Vorrei anche io ridere giocare commuovermi e sperare, amare, pregare e combattere per un ideale abbracciarti e tenerti la mano quando stai male. Lo so che il futuro ti fa paura e tutto è difficile ma ti chiedo una possibilità&hellip;&rdquo;) all&rsquo;oppressione, sia in Birmania (con una poesia dedicata ad un giovane monaco con uno &ldquo;sguardo disarmante di chi ha la forza di combattere disarmato, luce di una nuova speranza&rdquo;) sia in Cina (<b><i>Saluti da Pechino</i></b>); dai ricordi del passato (<b><i>Canzone per ieri</i></b>) alla voglia di difendere il bene della libertà in un futuro in bilico (<b><i>Canzone per oggi</i></b>); da una richiesta e speranza di dialogo con il mondo musulmano (<b><i>Caro fratello musulmano</i></b>) a suggerimenti ed auspici, in un oggi difficile e spesso cupo, per un domani migliore dei giovani dei nostri tempi, come in <b><i>Questo è il tuo momento</i></b> (&ldquo;&hellip;Voglia infinita di libertà ma senza rispetto non porta a niente&hellip;Questo è il tuo momento &hellip; non perdere la dignità e cerca sempre amicizia e amore e dimensione spirituale e ideale&hellip;&rdquo;) e <b><i>Volevo solo dirti</i></b> (&ldquo;&hellip;La vita rimane troppo bella non la possiamo tradire&hellip; schegge di sogni e giorni da buttare&hellip; però ci sono persone fatte di luce che fanno stare bene e allora cerchiamo di imparare uno stile di vita che si faccia rispettare, una via per continuare&hellip;&rdquo;).</p>
<p>Sulla strada da percorrere nella vita, a cavallo tra uno ieri vissuto e sofferto e un oggi e domani incerti, vi sono poi anche <b><i>Padri, santi, eroi, navigatori&hellip; e peccatori</i></b> e <b><i>Kyrie Eleison </i></b>(&ldquo;&hellip;tutto sta cambiando&hellip;non perdere mai la speranza, fai tutto quello che puoi&hellip; non nascondiamoci nella rassegnazione&hellip;&rdquo;).</p>
<p>Completano il cd due brani solo musicali di notevole impatto (<b><i>E così sia</i> </b>e <b><i>Ultime parole a mio padre</i></b>) e soprattutto due bellissime e commoventi canzoni dedicate a Carlo Venturino: <b><i>Una dura cicatrice</i></b>, scritta ai giorni d&rsquo;oggi con un senso di amarezza per l&rsquo;ipocrisia del presente e la nostalgia per &ldquo;la luce di chi rendeva più lieve il camminare&rdquo;, ricordo che non muore e che dà comunque la forza di andare avanti nonostante tutto, e <b><i>Bonus 84</i></b>, alle cui bellissime parole lasciamo la chiusura di questa breve recensione: &ldquo;&hellip; e ti senti tutto tranne che sereno con un amico in meno&hellip; e il tuo futuro ha un sorriso in meno&hellip; una parte di te se n&rsquo;è andata con lui che metteva a posto ogni cosa con la sua forza straordinaria, lui che ti prendeva in giro per ogni tua stupida paura, lui che aveva il libro delle facili risposte, di quelle che cerchi dentro il cuore e non le trovi mai. Per lui l&rsquo;amicizia era una seconda pelle. E ti chiedi se è il caso di continuare dopo il ko. Non so se ho abbastanza volontà per chiudere la ferita. Ma mi ha insegnato lui che non è mai finita e avrò il suo sorriso sempre a illuminare la strada della vita&hellip;&rdquo;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">a cura di Cristina Di Giorgi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ps: Per scaricare le canzoni <a href="http://www.cantiribelli.com/index.php/nel-nome-dei-padri-mp3/category/1-nel-nome-dei-padri.html">cliccate qui</a>&nbsp; oppure seguite il collegamento&nbsp;<strong>&quot;Nel nome dei padri (mp3)&quot;</strong>&nbsp;nel nostro menu<strong>&quot;Multimedia&quot;</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-222"></span></p>
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