Aufidena – Z80 – Recensione
Il 2008 per la Musica Alternativa si apre con l’ultimo lavoro di Aufidena(ex Viking) dal titolo “Z80” prodotto dalla AshTree Records della stessa Francesca Ortolani. 17 tracce che spaziano da brani più vivaci, come ad esempio “Nothing is easy”, “Here comes the sun”, “Skin of Stones”, “Popcorn”, a pezzi più intimi ed acustici, quali “When the moon comes”, “Uber den Wolken”. L’utilizzo inoltre di più lingue all’interno album stesso(inglese, italiano e tedesco) contribuisce a rendere “Z80” meno scontato e più accattivante: tutti i brani sono comunque accumunati dalla consueta voce di Aufidena e dall’uso veramente azzeccato del suo flauto.
Si parte con la cover “Nothing is easy” dei leggendari Jethro Tull, ormai un must per Aufidena, e si procede con “Here come the sun”, brano impreziosito da cori e da gradevoli soli di flauto. Seguono poi canzoni più pacate come “Under the Cathedral”, con un finale di puro rock, “Sotto il vessillo del corvo”, che ricorda lo stile e le ballate di Gabriele Marconi, “When the moon comes”, “Beautiful pain”, anticipata però da uno dei pezzi più rocckeggianti del disco, ovvero “Skin of Stones”, ed infine “Affoga in quel bicchiere di vino”.
La traccia n.9 “Popcorn” costituisce invece la seconda cover di “Z80”,un pezzo strumentale scritto da Gershon Kingsley davvero molto coinvolgente. Si continua poi con altri tre brani in inglese, quali “The secret of words of Creatures”, “Contemplate” e “I wished I could have a child” per poi passare ai due unici pezzi in tedesco dell’album, vale a dire “Uber den Wolken” e “In deinen Augen”, arrangiato quest’ultimo in maniera ottima.
Il disco si chiude con i restanti tre brani: l’omonimo “Z80”, collage musicale che ricorda alcune sperimentazioni dei Pink Floyd, la malinconica “Away – from my homeland” ed infine “White flowers” dedicata ad ogni soldato d’Europa.
Nel complesso “Z80” rappresenta un mix ben riuscito di influenze folk, rock e prog, puntellate qua e là da sonorità puramente elettroniche: musicalmente quindi Aufidena non tradisce le aspettative dei fans differenziandosi abbastanza dal già variegato panorama della Musica Alternativa. Unica pecca del disco è l’uso massiccio dell’inglese, il che rende un po’ più lenta la comprensione dei testi.
Un lavoro che comunque merita l’attenzione delle “orecchie buone”.
cantiribelli.com











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