Amici del Vento – Agenda Nazionalpopolare
Come spesso accade, iniziò tutto per caso. A Milano, era l’anno 1975, il clima politico era particolarmente incandescente. Erano tempi di grandi passioni, di tensioni ideali che spesso sfociavano in scontri di piazza. La sinistra riusciva a mobilitare migliaia di giovani, cavalcandone una protesta che sfogava la propria rabbia contro altri giovani, una netta minoranza, ghettizzata con il termine "fascisti", isolati culturalmente e perseguitati fisicamente. La lotta politica, soprattutto nell’ambito giovanile, non era certo contrapposizione d’interesse per la gestione della cosa pubblica, ma netta battaglia ideologica, dove si confrontavano modi di essere, interpretazioni della storia e delle vicende umane completamente opposti.
Carlo Venturino, mio fratello, allora studente in medicina, iscritto in passato alla Giovane Italia e in quel periodo membro dei circolo culturale "Alternativa Nazionale", fondato dal profugo rumeno e guardia di ferro Nicola Constantinescu, faceva parte proprio di quella minoranza giovanile sopraddetta. Le emozioni, le passioni, i dolori che tale appartenenza generava, trovavano in Carlo la forma di canzoni, che iniziarono a diffondersi nel circuito e nel giro degli amici più stretti. Nacquero così canzoni come Noi [più conosciuta come Ragazzo biondo, ndr], Nel suo nome, dedicata a Mikis Mantakas , assassinato a Roma da un commando comunista, Vecchi Amici, Incontro e Trama Nera. Nel febbraio 1976, a Torino, Carlo ricevette, da parte di Ugo Martinat, l’invito a presentare in una serata pubblica quelle canzoni assolutamente ignote ai più; così si organizzò una serata in un locale notturno di Torino, di cui non ricordo il nome, con le canzoni di Carlo, che si accompagnava con la chitarra. Le canzoni erano inframezzate da poesie e brani in prosa di autori come Brasillach e Solgenitsyn, letti da Alberto Clivati, giovane medico, anch’egli aderente al circolo "Alternativa Nazionale". Carlo e Alberto vennero accompagnati Torino da Guido Giraudo, nuovo adepto dei circolo, proveniente dal Fuan di Milano. La serata fu un successo memorabile. Fu proprio sull’onda di quel successo che nell’ambito del circolo si decise di dare una struttura più completa a quella che, fino ad allora, era stata un’esigenza dei tutto personale di Carlo.
Nacque la voglia di far politica – proprio perché la politica era vissuta in modo diverso – più come posizione esistenziale che come burocrazia di partito; e la musica permetteva di veicolare idee ed emozioni al d fuori degli scherni usuali, favorendo aggregazioni e confronti. Si formarono cosi gli Amici dei Vento, con Carlo autore dei testi e delle musiche, voce solista e chitarra, Cristina Constantinescu, fidanzata di Carlo, vocalist, io, Marco – chitarra e, in un secondo tempo, autore di testi e musiche, Guido Giraudo presentatore, commentatore e coordinatore logistico dei gruppo. Attraverso una rete sotterranea di diffusione, unica strada possibile vista la carenza di mezzi, l’ostracismo dell’ambiente musicale e culturale dei tempo e la difficoltà anche fisica di sopravvivenza (il primo tentativo pubblico di presentare un concerto a Milano finì con l’esplosione dei locale e la distruzione della sede del nostro circolo … ) le canzoni iniziarono a essere conosciute nell’ambiente della destra e iniziarono i primi concerti in giro per l’Italia. Contemporaneamente, l’esigenza che aveva portato alla nascita degli Amici dei Vento divenne comune ad altre realtà italiane ed iniziarono a fiorire altri gruppi musicali. Si generò così quel fenomeno culturale noto come "musica alternativa", che ebbe il suo ufficiale riconoscimento nel I Campo Hobbit, tenuto nel giugno del ’78 a Montesarchio, dove si diedero appuntamento, in un’indimenticabile kermesse di due giorni, i primi gruppi musicali della destra giovanile italiana. Campo Hobbit significò per gli Amici dei Vento la possibilità di essere conosciuti in tutto il Paese, con richieste di concerti provenienti un po’ dappertutto: Palermo, Messina, Ancona, Firenze, Roma, Lucca, etc.
La diffusione delle canzoni rese indispensabile la loro veicolazione attraverso incisioni; e grazie alla buona volontà di alcuni camerati di Cremona, in una cascina della campagna lombarda, con mezzi assolutamente non professionali, prese vita la prima musicassetta, Trama Nera, che nel giro di pochi mesi, grazie anche alla cassa di risonanza data dal Candido, il giornale diretto da Giorgio Pisanò, di cui era vicedirettore proprio Guido Giraudo, andò a ruba in tutta Italia. La canzone Trama Nera vinse addirittura un premio come canzone più ascoltata presso una radio libera di Milazzo, in Sicilia.
Iniziò allora un periodo d’intensa attività per gli Amici dei Vento, in un clima politico sempre più arroventato, con decine e decine di concerti in giro per l’Italia, che spesso si trasformavano in manifestazioni e degeneravano in scontri di piazza. Indimenticabile fu l’invito che avemmo da Fuerza Nueva per partecipare a Madrid ad un grande spettacolo musicale organizzato in onore delle vittime del terrorismo marxista, con "veri" artisti professionisti e di fronte a circa tremila persone. Scrivemmo anche nuove canzoni e grazie all’interessamento di Pisanò, che tra l’altro fu l’ispiratore della canzone Ritorno, riuscimmo a incidere una seconda musicassetta, Girotondo, questa volta registrata in una vera sala d’incisio ne, con mezzi un po’ meno artigianali, ma con possibilità sempre scarsissime. In questo periodo si unì al gruppo anche il fratello di Cristina, Fabio, con la sua chitarra.
Con l’inizio degli anni Ottanta, la fine del nostro periodo studentesco – mio fratello si laureò in medicina e io pure, l’anno dopo – e l’affievolirsi delle tensioni politiche, l’attività degli Amici dei Vento iniziò a diluirsi, anche se continuammo a scrivere canzoni come Droga, Scudiero, Patria e altre. Agli inizi dei dicembre 1983, dopo vari mesi di inattività, tenemmo un nuovo concerto a Milano, presso la sede del circolo dei Paracadutisti: fu l’ultimo concerto di Carlo. Dopo pochi giorni, il ventisette dicembre, Carlo perse la vita in un incidente motociclistico e per gli Amici dei Vento fu come perdere la propria anima. Tre anni dopo, con Guido e Fabio decidemmo di organizzare un concerto commemorativo per Carlo presso il cinema Argentina di Milano: a suonare con noi ci fu anche la chitarra di Paola, mia cugina. Fu una scelta molto difficile e dolorosa, ma la risposta che avemmo dal pubblico, che tanto aveva amato Carlo e che ci aveva sempre sostenuto nei difficili anni di piombo, ci convinse a non buttare via quel patrimonio ideale che aveva iniziato ad accumulare mio fratello. Grazie alla volontà ed all’impegno di Guido, gli Amici dei Vento tornarono a far sentire la propria voce, ripubblicando rimasterizzate le vecchie cassette e incidendone, presso gli studi dell’Alpharecord di Burago, una nuova, Vecchio Ribelle, con le canzoni inedite di Carlo e alcune scritte da me.
Nel dicembre 1993 un nuovo concerto a Milano, per ricordare Carlo a dieci anni dalla scomparsa, segna l’inizio di una nuova ripresa dell’attività pubblica. Da quella data il gruppo però si è modificato: rimaniamo Guido e io. Cristina, dopo una fugace apparizione al concerto di Milano, si ritira, e anche Fabio decide di tentare la fortuna come cantautore e lascia il gruppo. Si unisce a noi invece Claudio Masella di Milano, alla chitarra ritmica. Gli impegni di lavoro, il mutamento degli scenari politici, la crisi delle ideologie frenano ovviamente l’attività del gruppo, generando non poche difficoltà: proseguono comunque i concerti e, grazie alla collaborazione deli"’Alpharecord’, prende Vita il primo CD realizzato con mezzi professionali, Progressista Rap, che raccoglie canzoni nuove e vecchie. Fabio rientra nel gruppo e nel dicembre 1995 a Monza riusciamo a presentare un concerto con musicisti professionisti in un teatro dei centro.
Sono passati vent’anni dalla nascita degli Amici dei Vento. Attualmente gli Amici dei Vento rimasti siamo io e Claudio: Guido ha fondato l’associazione Lorien, un archivio storico per la musica alternativa, e Fabio ha ritentato la strada di cantautore. Cosa rimane, al di là di qualche concerto e di qualche canzone nuova già scritta o ancora da scrivere? Rimane un patrimonio di ideali, di dolori e di emozioni di una generazione che è passata attraverso gli anni di piombo dalla parte più difficile; rimane la voglia di continuare a rivendicare la propria rabbia e la propria identità anche in un’Italia che si sta modificando e che spesso è difficile da capire. Rimane il desiderio di mantenere uno spazio culturale che hanno tentato di soffocare con la ghettizzazione, con le spranghe, con il piombo, con l’omologazione e oggi con l’oblio. Rimane un’occasione da non perdere.
testo di MARCO VENTURINO
tratto dall’Agenda Nazionalpopolare 1998 © Carlo Marconi Editore











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